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Giovedì, 9 Dicembre 2021
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Dopo Alitalia ora tocca al Monte dei Paschi: perché Bruxelles è centrale nel destino della banca

Come nel caso della compagnia aerea, Roma è già intervenuta per salvare l’istituto senese. Ma i soldi dei contribuenti non sono bastati e ora la Commissione europea potrebbe fissare dure condizioni per un nuovo aiuto

Il futuro del Monte dei Paschi di Siena, ritenuto il più antico istituto bancario del mondo, dipenderà in gran parte dalle trattative con Bruxelles. Per capire il perché occorre tornare alla sera del 22 dicembre 2016. Mentre gli italiani si affrettavano a comprare gli ultimi regali da mettere sotto l’albero di Natale, il Governo di allora - guidato dall’attuale commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni - costituì un fondo da 20 miliardi “per intervenire a tutela del risparmio”, dichiarò l’allora premier. Uno strumento finanziario che - come era chiaro già da allora - sarebbe servito a salvare l’istituto senese. 

Alla fine a Siena arrivarono 5,4 miliardi di soldi pubblici per aiutare Mps, in difficoltà dopo il controverso acquisto della Banca Antonveneta avvenuto nel 2008. L’operazione aveva però bisogno del benestare di Bruxelles che, dopo sei mesi di trattative, fissò le sue condizioni. Come ricordato oggi da un portavoce della Commissione europea, “nel luglio 2017 la Commissione approvò il piano dell'Italia per sostenere una ricapitalizzazione precauzionale di Monte dei Paschi di Siena ai sensi della normativa Ue, sulla base di un efficace piano di ristrutturazione e sulla base di alcuni impegni assunti dall'Italia nei confronti della banca”. Tra le altre cose, “l’Italia si era impegnata a vendere tutte le azioni della banca entro una certa scadenza”, ovvero entro il 31 dicembre del 2021. “Il termine per completare la privatizzazione in base agli impegni non è ancora scaduto”, ha precisato oggi la Commissione. Ma la notizia delle ultime ore è il fallimento delle trattative per l’acquisto dell’istituto senese da parte di Unicredit. Di qui le preoccupazioni per i destini di Mps.

“Come sempre - ha precisato il portavoce Ue - è responsabilità degli Stati membri rispettare gli impegni in materia di aiuti di Stato ed è loro compito proporre le modalità per adempiere a tali impegni”. In altre parole, spetta quindi all’Italia mettere sul tavolo l’exit strategy dalla proprietà Mps “tenendo conto degli impegni presi in materia di aiuti di Stato del 2017”, ha avvertito Bruxelles. Parole che lasciano pochi spazi di manovra all’esecutivo italiano. Eppure, come nel caso Alitalia, Roma potrebbe nuovamente riuscire a chiudere un accordo, anche se la Commissione europea non si sottrarrà dal far valere il suo potere negoziale.

Fonti che hanno seguito da vicino il dossier Mps hanno infatti spiegato che i Paesi membri possono chiedere la modifica delle decisioni in materia di aiuti di Stato prese in precedenza dall'esecutivo comunitario nella misura in cui propongono misure di compensazione. Per queste ultime si intendono nuovi impegni o obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli esistenti. Insomma, i margini di una nuova trattativa per non abbandonare Mps a un triste destino ci sono. Ma di certo Bruxelles non metterà mano agli accordi conclusi senza prima avere nuove garanzie sul futuro del settore bancario italiano, troppo spesso influenzato dagli aiuti pubblici.

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