San Valentino di sangue? Andate a vedere cosa c'è dietro l'oro e i diamanti che regalate

Human Rights Watch presenta un rapporto sullo sfruttamento dei bambini nell'estrazione di oro e pietre preziose: "oltre un milione di minori lavorano nelle miniere, sono uccisi, feriti ed esposti al mercurio". La Ong analizza anche la condotta di 13 giganti della gioielleria, tra cui Bulgari

Lavoro minorile in una miniera delle Filippine. MARK Z. SALUDES / HUMAN RIGHTS WATCH

Non si vede, ma dietro al gioiello che regali per San Valentino potrebbe esserci un bambino sfruttato, una popolazione indigena obbligata a lasciare le proprie terre, un fiume inquinato da metalli pesanti e la violenza quotidiana dei gruppi armati che assai spesso operano alla base della filiera di oro e diamanti. Un panorama assai poco romantico che la Ong Human Rights Watch, HRW, ha voluto presentare per il giorno degli innamorati andando ad analizzare le pratiche più o meno buone di 13 colossi della gioielleria mondiale, tra loro l'italiana Bulgari

"Fare di più per scoprire oro e diamanti corrotti dal lavoro minorile"

"Quando qualcuno compra un gioiello per una persona cara per questo San Valentino, dovrebbe chiedere al suo gioielliere cosa ha fatto per scoprire l'origine del pezzo", afferma Juliane Kippenberg, direttrice dei diritti dell'infanzia per Human Rights Watch. Oltre a chiedere ai consumatori di mostrare un pizzico di coscienza, Kippenberg afferma che i gioiellieri potrebbero fare molto di più per "scoprire se l'oro o i diamanti che vendono sono corrotti dal lavoro minorile".

Il rapporto delle Ong riporta casi di bambini e adolescenti feriti o uccisi mentre lavoravano nelle miniere per estrarre oro e diamanti e conferma gli sgomberi forzosi di intere popolazioni indigene e di residenti locali dai loro territori, considerati interessanti per l'estrazione. 

Infanzia persa dietro a ora e pietre preziose

Anche le cose vanno meglio, c'è ancora molto da fare. In tantissimi paesi di Africa, Asia e Centro e Sud America i minori estraggono quasi con le proprie mani le pietre preziose provenienti dalle viscere della terra. Gestiscono prodotti tossici senza alcuna precauzione o si immergono nell'acqua argillosa con l'aiuto di un tubo flessibile per poter respirare mentre cercano l'oro.

Peter usa il mercurio, ma vorrebbe tornare a scuola

Peter, ad esempio, ha 15 anni e lavora in una miniera d'oro in Ghana. Secondo il rapporto, lui e altri bambini scavano, hanno estratto minerali da pozzi profondi, hanno usato il mercurio. "Scavo, lavo anche l'oro, uso mercurio, l'ho preso da chi ci compra l'ora", racconta Peter, "ho iniziato due anni fa e uso i soldi che guadagno per comprare cibo e vestiti, e do anche una quota a mia madre. Sono andato a scuola fino alla quinta elementare, poi basta perché non potevo più il comprare materiale scolastico, ma avrei voluto restare a scuola ".

José cerca l'oro nelle pozze di argilla

José ha 16 anni e lavora a Panganiban, nelle Filippine. Estrae l'oro da sotto l'acqua e ci sono volte che lo fa per ore ed ore di seguito con l'unico aiuto di un tubo in cui viene pompata l'aria. "Ho iniziato a lavorare quando avevo 12 anni, era difficile pensare di andare giù", racconta sempre agliinvestigatori della Ong. "Non uso gli occhiali, fondamentalmente non uso gli occhi, uso solo le mani per cercare e a volte devi farlo velocemente, soprattutto se finisci l'aria nel tubo perché la macchina smette di funzionare".

"Almeno un milione di bambini lavorano nelle miniere" 

"Milioni di persone lavorano nell'estrazione di oro e diamanti", afferma il rapporto. "La maggior parte, circa 40 milioni, lavorano in miniere artigianali e di piccole dimensioni che operano praticamente senza macchinari o solo con macchinari rudimentali. Si stima che almeno un milione di bambini, e forse molti di più, lavorano a livello mondiale nell'estrazione artigianale, sotto terra, sott'acqua o avendo a che fare con sostanze pericolose, comunque in condizioni che violano le norme internazionali sui diritti umani".

Ricerca sui controlli di 13 industrie del settore

Le ricerche realizzate da HRW si concentrano sulle condizioni lavorative dei minori e sulla raccolta di dati dalle 13 più importanti aziende di gioielleria del mondo. L'organizzazione ha contattato ogni società interessata per conoscere i metodi utilizzati per salvaguardare i diritti umani nei paesi di estrazione ed assicurare una filiera a prova di violenza.

Le società coinvolte nello studio sono: Bulgari (Italia), Cartier (Francia), Boodles (Regno Unito), Chopard (Svizzera), Christ (Germania), Harry Winston (Stati Uniti), Kalyan (India), Pandora (Danimarca), Rolex (Svizzera) ), Signet (USA), Tanishq (India), TBZ Lts (India) e Tiffany and Co. (USA).

La classifica delle buone pratiche: nessuno eccelle, Bulgari sufficiente

Sulla base delle indagini svolte dalla Ong e dai codici di condotta illustrati dai 13 colossi della gioielleria, HRW ha stilato una classifica calibrata sulla base di 5 livelli di implementazione delle politiche rispettuose dei diritti umani: eccellente, buona, sufficiente, insufficiente e molto insufficiente.

Nessuna arriva a livelli eccellenti, ma la statunitense Tiffany and Co. raccoglie comunque un buon risultato, piazzandosi sul secondo scalone. L'oro utilizzato da questa azienda può essere ricondotto alla sua miniera di origine e la società, rileva HRW, conduce regolarmente valutazioni dei diritti umani.

Un passo più sotto, con uno score considerato sufficiente, l'italiana Bulgari con Cartier, Pandora e Signet. Le 4 società hanno un codice di condotta per i loro fornitori che rendono pubblici e che è incluso, nella maggior parte dei casi, nei contratti che stipulano con le imprese di estrazione.

Boodles, Chopard, Christ ed Harry Winston appaiono al 4 livello, quello delle misure insufficienti, mentre l'azione di prevenzione e controllo dell'indiana Tanishq è valutata come estremamente insufficiente. Kalyan, Rolex y TBZ, invece, non hanno nemmeno risposto e quindi HRW non le inserite nella classifica di buone e cattive pratiche redatta per la coscienza dei consumatori.

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"Passi nella giusta direzione"

"È incoraggiante che alcune aziende di gioielleria, sia piccole che grandi, stiano facendo passi nella giusta direzione, le loro azioni dimostrano che il cambiamento è possibile", afferma Kippenberg

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