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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Caos a Strasburgo

La legge che difende la biodiversità in bilico, i popolari a un passo dall'affossarla

In Commissione Ambiente il Ppe indebolisce molto la norma e il presidente sospende le votazioni degli emendamenti. A salvare (per ora) il regolamento il sostegno di alcuni dissidenti del gruppo guidato da Weber

I temi ambientali continuano a dividere il Parlamento europeo, con il centrodestra che è quasi riuscito ad affossare un importante regolamento in discussione: la legge sul Ripristino della natura. L'obiettivo del provvedimento è quello di invertire il drammatico declino della natura rendendo obbligatorio il ripristino e la rinaturalizzazione di terreni e acque degradati, compresi mari e coste. Il testo avrebbe dovuto essere approvato oggi in commissione Ambiente, ma la strenua opposizione di popolari, conservatori ed estrema destra, che con una serie infinita di emendamenti stavano provando a bloccare il regolamento, ha costretto il presidente a decidere di interrompere la sessione di voto e a rimandarla al 27 giugno. La proposta non è stata respinta del tutto, come chiedeva la destra, ma ne è uscita profondamente indebolita. A salvare (per ora), il provvedimento, solo una spaccatura all'interno dei popolari, con una parte di questi che ha deciso alla fine di sostenere la riforma a dispetto delle indicazioni del gruppo.

Perché la destra europea vuole bloccare la svolta verde di Bruxelles

Il leader del Ppe, Manfred Weber, sta conducendo da tempo una strenua battaglia contro il Green Deal voluto dalla Commissione europea, guidata dalla sua compagna di partito Ursula von der Leyen, e soprattutto dal potente vicepresidente socialista, Frans Timmermans. Nello specifico della legge sul Ripristino della Natura, Weber vorrebbe una proposta nuova di zecca, di fatto impossibile da presentare e approvare, visto che a maggio prossimo ci saranno le elezioni europee e le tempistiche sarebbero troppo strette.

Votazioni convulse

La legge sul ripristino della natura era già stata bloccata in commissione Agricoltura e Pesca, grazie all'estenuante pressione delle grandi organizzazioni agricole europee. Stamattina era atteso il voto della commissione Ambiente (Envi) prima di quello plenaria atteso a luglio. Per l'occasione Confagricoltura aveva inviato una lettera agli eurodeputati italiani chiedendo loro di votare un emendamento che avrebbe respinto in toto la normativa. Quest'ultimo però non è passato, ma ha raggiunto un inusuale 'pareggio' 44 voti a favore e 44 contro. L'emendamento è stato bocciato, in quanto tecnicamente per passare deve ottenere una maggioranza, e un pareggio non lo è. Però non è nemmeno una maggioranza, cosa che ha messo in imbarazzo i sostenitori del provvedimento. A quel punto, la sessione di voto è dovuta continuare su ciascun punto della norma, con centinaia di emendamenti. Un processo estremamente lungo, caratterizzato da varie interruzioni, anche perché più di una volta si sono verificati imbarazzanti 'pareggi' su emendamenti di compromesso (quelli cioè su cui il Ppe avrebbe dovuto votare a favore).

Il presidente della commissione Envi, Pascal Canfin, a un certo punto ha "smarrito" il capo gruppo del Partito popolare europeo, senza sapere se fosse possibile proseguire le votazioni o interromperle. Ha poi chiesto a ciascun capogruppo cosa preferisse fare: sospendere o proseguire le votazioni. Nonostante la maggior parte dei gruppi avesse optato per proseguire, le lungaggini sono state tali (oltre tre ore di riunione) che i deputati hanno comunque dovuto lasciare l'aula perché era il momento di recarsi in plenaria per altre votazioni. Si sarebbe potuto ricominciare nel pomeriggio, ma alla fine si è optato per una sospensione, con la ripresa dei lavori stabilita per il 27 giugno. Anche la conferenza stampa è stata a quel punto annullata.

Compromessi

In sostanza, la legge non è stata respinta in toto, come chiedeva Weber e l'estrema destra, col supporto degli agricoltori. Alcuni degli emendamenti di compromesso sostenuti dai gruppi di sinistra e liberali sono stati adottati, mentre altri sono stati respinti. In ogni caso alcuni duri colpi alla legge sono stati assestati. "L'alleanza tra destra ed estrema destra non è riuscita ad affossare l'intero testo sul ripristino della natura, ma è riuscita a indebolirlo", ha twittato Manon Aubry, eurodeputata francese e leader del gruppo della Sinistra unita Gue, affermando che "occorre intensificare la pressione per difendere l'azione per la biodiversità!". "È un disastro", è stato invece il commento di Mick Wallace, il relatore ombra del dossier per Gue, che si è però felicitato del fatto che almeno "sono stati approvati gli emendamenti di compromesso sugli ecosistemi marini, sull'inversione del declino degli impollinatori e sui finanziamenti".

Nascondere i dissidenti

Al termine della riunione la destra ha accusato il presidente della commissione Envi di aver rallentato le operazioni di voto perché le cose si stavano mettendo male per Verdi e centrosinistra. La situazione appare però più ingarbugliata. Nei giorni precedenti Pascal Canfin aveva accusato il leader del Ppe, il tedesco Manfred Weber, di voler escludere dal voto i potenziali ribelli del suo partito. Sul punto Canfin è tornato anche al termine della sessione odierna: "Sono molto felice della sconfitta della destra e dell'estrema destra oggi. Volevano uccidere la legge sul restauro della natura e non ci sono riusciti!", ha scritto l'eurodeputato dei Verdi, proseguendo: "Riprenderemo il voto in commissione Envi il 27 e passeremo alla plenaria dove Weber non potrà scegliere i membri del Ppe che votano!".

Canfin lascia intuire che i popolari non sono così compatti sulla questione. Dopo una riunione a Monaco, il Ppe aveva deciso di aderire alle posizioni della destra radicale incarnata da Identità e democrazia, gruppo di cui fa parte la Lega, e dai Riformisti e conservatori, di cui fa parte Fratelli d'Italia, per tutelare gli interessi dell'agroalimentare, allergico a vincoli di qualunque tipo. La mossa di Weber, secondo gli analisti, sarebbe volta ad indebolire von der Leyen, a cui il politico tedesco vorrebbe sottrarre il ruolo di capo della Commissione.

Maggioranza traballante

Anche la Lega ha puntato il dito contro una maggioranza traballante. "Nel voto in commissione Ambiente sulla legge sul ripristino della natura si è assistito ai titoli di coda della cosiddetta 'maggioranza Ursula' ", si legge in una nota, che parla delle "contraddizioni e i limiti di una coalizione fallimentare e litigiosa che ormai, a un anno dalle elezioni, giunge al triste capolinea". Gli europarlamentari della Lega Marco Zanni, presidente gruppo Id, e Marco Campomenosi, capo delegazione della Lega, hanno parlato di "un caos senza precedenti provocato dall’agenda estremista e ideologica delle sinistre e accentuato dalla confusione di un Ppe che ora ha un risveglio tardivo dopo anni a braccetto coi socialisti". Dalle votazioni emerge però che lo spostamento sempre più a destra voluto da Weber non convince tutti i deputati del Ppe. Alcuni tra loro pare vorrebbero "salvare" la norma sul ripristino della natura, ammorbidendo sì la proposta della Commissione, ma preferendo un compromesso al gettare il "bambino con l'acqua sporca".

Delusione

Nel frattempo le organizzazioni che chiedono una svolta sulle tematiche ambientali viste le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici manifestano la loro delusione e perplessità sulla giornata odierna. "È estremamente deludente vedere che la maggioranza dei politici della Commissione per l'ambiente rifiuta l'opzione di rendere disponibili nuovi meccanismi di finanziamento innovativi per gli agricoltori e i proprietari terrieri, che porterebbero nuove entrate e investimenti alle comunità rurali", ha commentato Noor Yafai, direttrice di The Nature Conservancy, una ong con base a Bruxelles che si occupa di conservazione della biodiversità. Yafai ha stigmatizzato anche il mancato sostegno all'emendamento sul verde urbano. "I cittadini europei che vivono nelle città devono affrontare rischi climatici crescenti, dalle ondate di calore alla siccità, e se non introduciamo spazi più verdi nelle città, le temperature più calde potrebbero rendere la vita urbana insopportabile, soprattutto per le persone più vulnerabili", ha chiosato la direttrice.

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