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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Ambiente Germania

Perché la destra europea vuole bloccare la svolta verde di Bruxelles

Il Ppe intende affossare la riduzione dei pesticidi e la legge sul ripristino della natura. Dietro la "difesa degli agricoltori", c'è una sfida politica tutta tedesca

La destra europea è decisa ad affossare alcuni punti chiave della svolta verde voluta da Bruxelles. Paradosso: ad opporvisi sono gli eurodeputati dello stesso gruppo politico, il Partito popolare europeo (Ppe), di cui fa parte la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la donna che del Green Deal, il patto europeo per l'ambiente, ha fatto la propria bandiera. Il più grande partito politico europeo, dopo aver appoggiato il progetto, ha deciso in questi mesi di cessare il suo sostegno all'inversione di rotta in nome della tutela dell'ambiente in campo agricolo reputandolo una minaccia per la produzione alimentare e i mezzi di sussistenza degli agricoltori. Dietro la scelta si cela però anche uno scontro interno tra i conservatori tedeschi.

Leggi controverse

Il Ppe, che vanta il maggior numero di eletti a Strasburgo (176 deputati su 705) e i cui partiti di riferimento sono al potere in nove Stati europei, chiederà di eliminare due leggi di punta: quella che prevede di dimezzare l'uso dei pesticidi entro il 2030 e la norma che intende rivitalizzare un quinto degli habitat naturali danneggiati entro la stessa scadenza. A presentare le due ambiziose proposte era stata proprio la von der Leyen. La decisione è prevista per venerdì 5 maggio, quando i delegati del Ppe dovrebbero sostenere l'iniziativa durante la loro assemblea politica in corso a Monaco. "Respingiamo la proposta sui...pesticidi, poiché gli obiettivi di riduzione scelti non sono semplicemente fattibili e la proposta non offre agli agricoltori alternative valide", si legge nella risoluzione che ha fatto trapelare il Financial Times. "Tagli insostenibili ai prodotti fitosanitari senza alternative realistiche significano una riduzione significativa delle rese", si leggerebbe nel documento del partito.

Dietro le quinte

La posizione della destra era nell'aria da tempo. Già a dicembre la Commissione, pressata dai capi di governo e dai ministri dell'Agricoltura degli Stati membri, aveva acconsentito a una nuova valutazione d'impatto. Il timore principale riguarda una riduzione della resa dei raccolti e l'assenza di valide alternative nel campo dei fitosanitari biologici. Il piano, secondo gli eurodeputati del Ppe non favorirebbe gli investimenti in agricoltura. Dietro la scelta c'è sicuramente la pressione di due blocchi di grande influenza: da un lato le multinazionali dell'agrochimica, come Bayer-Monsanto, Syngenta e Basf, dall'altro le grandi organizzazioni agricole. Solo pochi giorni fa nel corso di una conferenza stampa Christiane Lambert, la presidente della Copa-Cogeca, aveva ribadito il suo "no" all'abbattimento radicale nell'uso dei pesticidi sintetici: "Nessun divieto senza soluzioni" aveva sintetizzato in uno slogan. Altro punto cardine del mandato di questa Commissione è la proposta di legge sul ripristino della natura. La bozza di testo del Ppe respinge anche questa norma, sostenendo che la legislazione esistente ha già creato un "incubo burocratico e un blocco della pianificazione, mettendo a rischio la sicurezza alimentare, la produzione di energia rinnovabile [e] infrastrutture cruciali". Realizzando il piano, secondo i detrattori, Bruxelles escluderebbe il 10% dei terreni agricoli dalla produzione.

Ripristinare la fertilità

Herbert Dorfmann, l'eurodeputato italiano dell'Alto Adige e portavoce del Ppe per l'agricoltura a Strasburgo assicura che messi insieme, i due piani "faranno un grosso buco nei bilanci già molto magri degli agricoltori, metteranno in pericolo la disponibilità di cibo europeo e aumenteranno l'inflazione". Di altro avviso la Commissione e larga parte del mondo scientifico. Ripristinando la biodiversità l'aiuto per gli agricoltori si realizzerebbe nel lungo periodo. Con terreni meno degradati e più fertili, risparmierebbero sui fertilizzanti e sui prodotti chimici indispensabili oggi per restare produttivi. Bruxelles finora ha provato a tenere alte le ambizioni del Green Deal, insieme col piano di riduzione delle emissioni di carbonio del 55% tra il 1990 e il 2030. D'altro canto il piano sui fitosanitari chimici è già stato "ammorbidito" dai funzionari europei. Dopo che gli Stati membri hanno respinto alcune parti del regolamento, la Commissione ha acconsentito a ridurre la portata del divieto totale di prodotti fitosanitari negli spazi pubblici e nelle riserve naturali.

Il candidato ombra

La decisione della destra sarebbe anche il frutto di una crisi politica interno al gruppo conservatore. Oltre alla von der Leyen, altri otto commissari sono membri del Ppe. Ad avversare il loro lavoro è in primo luogo il presidente del partito, il tedesco Manfred Weber, che da mesi critica apertamente la connazionale al vertice della Commissione europea. Ufficialmente Weber sostiene che il cambio di rotta derivi dalla guerra in Ucraina, che ha incrementato l'inflazione e ridotto il livello di produzione europeo. In questa fase di crisi gli agricoltori dovrebbero essere quindi liberi di massimizzare la produzione. Nei corridoi di Bruxelles si vocifera da mesi che Weber punti in realtà a sostituire la von der Leyen. O candidandosi lui stesso, come fece già nel 2019, oppure sostenendo alle prossime elezioni Roberta Metsola, attuale presidente maltese del Parlamento europeo, anche lei dei popolari. Affossando due punti chiave del Patto verde, dimostrerebbe l'incapacità della von der Leyen di perseguire i risultati nonostante la vasta maggioranza tra i seggi.

Contadini in rivolta

Altra spinta proverrebbe dal forte impatto avuto in alcuni paesi dai movimenti di lotta guidati proprio da agricoltori infuriati per i piani nazionali volti alla riduzione delle emissioni di metano e all'uso di fertilizzanti e pesticidi chimici. Esempio chiave quello dei Paesi Bassi, dove il Movimento dei contadini e dei cittadini ha trionfato alle ultime elezioni provinciali, ottenendo in maniera sorprendente il numero più alto di seggi al Senato olandese. Situazione simile in Polonia, dove il governo guidato dal partito conservatore PiS è stato sfidato dagli agricoltori, infuriati per le misure adottate per aiutare il grano ucraino a raggiungere i mercati globali. I conservatori temono dunque che questi ed altri partiti populisti legati ai movimenti contadini possano "rubare" il consenso ai partiti di destra, tradizionalmente più votati nelle aree rurali di tutta Europa.

Voti in bilico

In parlamento i voti della destra sono indispensabili, potendosi associare ai 128 dell'estrema destra, cui aderisce anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Ipotizzando qualche defezione tra i conservatori, un ruolo chiave potrebbe svolgerlo il gruppo liberale Renew. Pur sostenendo in via ufficiale la legislazione, secondo il Financial Times circa 30 dei suoi 101 deputati potrebbero votare contro. Si affosserebbe così ogni possibilità per le due leggi di poter passare così come delineate adesso. Con buona pace delle api e della biodiversità.

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