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Lunedì, 20 Maggio 2024
Il progetto

Eurobond per le armi: così l'Europa si indebita per rispondere alle minacce di Mosca

È allo studio a Bruxelles l'idea di emettere strumenti finanziari comuni come si è fatto per il Recovery fund, per le spese della Difesa e per aiutare l'esercito ucraino. Ma non tutti sono d'accordo, Ungheria in testa

L'Unione europea sta cercando nuovi modi per finanziare la corsa agli armamenti, partita dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin. I Ventisette stanno pensando a soluzioni innovative, per non gravare in questo sforzo sulle casse degli Stati. E una delle idee che si sta facendo più largo è quella dell'emissione di nuovi eurobond, come si è fatto durante la pandemia di coronavirus per finanziare il Recovery Fund. Questa è una delle proposte che è al centro delle discussioni del Consiglio europeo di oggi (21 marzo) a Bruxelles, in quello che è sembra sempre più un Consiglio di guerra. A sostenere l'idea è soprattutto la Francia di Emmanuel Macron, insieme a Estonia e Polonia, ma anche l'Italia si è detta favorevole al piano.

L'Europa si prepara alla guerra, ma ha un problema a trovare i soldati

"Noi crediamo nell'Europa. E crediamo in una difesa europea. Gli eurobond per la difesa sono una buona idea, così come è stato fatto per il Covid. La difesa europea è un percorso che necessita anche di un sostegno finanziario, credo che abbiamo buone ragioni per convincere anche gli altri Paesi", ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa al summit del Ppe a Bruxelles. Sulla stessa linea la Grecia, con il premier Kyriakos Mitsotakis, che arrivando al Summit si è detto favorevole agli eurobond "allo scopo esclusivo" di sostenere l'industria della difesa.

L'opposizione dei frugali

Ma per avanzare sul dossier bisogna convincere i soliti Paesi del campo dei 'frugali', capeggiati da Germania, Paesi Bassi e Danimarca, che non vedono di buon occhio l'idea di fare ulteriore debito comune. La Finlandia, solitamente nel campo degli austeri, non è entusiasta all'idea, che definisce "molto difficile", ma si è mostrata comunque possibilista, rompendo quello che solitamente è un fronte piuttosto compatto. Il Paese è da poco entrato a far parte della Nato, e si trova al confine con la Russia di Putin, e si troverebbe in prima linea in un eventuale conflitto con la federazione, ed è quindi tra quelli che più sentono la pressione. "Dobbiamo trovare un modo per finanziare le nostre esigenze di potenziare l'industria della difesa per aiutare l'Ucraina, e abbiamo anche bisogno di fondi europei", ha detto ieri il premier finlandese Petteri Orpo. "Per prima cosa dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che già abbiamo", ha aggiunto. Ma alla domanda esplicita sulle obbligazioni dell'Ue per la difesa, Orpo ha risposto: "Questa è una questione molto difficile per me, e spero che si dia tempo alla Finlandia e forse ad altri Paesi per trovare una soluzione".

Vi spiego chi si sta arricchendo con la guerra in Ucraina

Oltre agli eurobond, un'altra ipotesi potrebbe essere quella dei cosiddetti 'project bond', con diversi Paesi che emetterebbero un debito comune per finanziare un determinato progetto. Ma si attendono delle proposte della Commissione più dettagliate che dovrebbero arrivare al massimo entro il Consiglio europeo di giugno. Oltre a queste, l'Unione europea sta esplorando tutta una serie di possibilità per finanziare quella che è la più grande corsa al riarmo dalla fine della guerra fredda. Si pensa all'utilizzo di fette del suo bilancio comune a questo scopo ma anche allo 'scorporo' della spesa militare dal conteggio del deficit di un Paese, alla fine del rispetto delle regole di bilancio nazionali. In questo caso i governi potrebbero spendere di più, senza essere richiamati da Bruxelles.

Gli asset russi per le armi ucraine

L'ultima proposta della Commissione è quella di utilizzare gli interessi sui beni della Banca centrale russa, congelati in Europa, per finanziare gli armamenti per l'Ucraina ma anche di consentire alla Banca europea per gli investimenti, di investire maggiormente nella difesa. La proposta sugli asset russi, presentata ieri (mercoledì 20 marzo) dalla Commissione europea, potrebbe arrivare a raccogliere circa 3 miliardi di euro all'anno. Ma ci sono alcuni Paesi contrari all'idea, che è in fase di studio da tempo e che inizialmente era stata progettata per finanziare la ricostruzione del Paese in guerra, ma non direttamente il suo sforzo bellico.

Questo cambiamento di destinazione non piace innanzitutto all'Ungheria di Viktor Orban, ma anche ai Paesi pacifisti del blocco, i neutrali, come Malta, Austria, Cipro e Irlanda, che avrebbero problemi anche dal unto di vista costituzionale ad approvare un intervento del genere. "L'Ungheria è pronta a negoziare" sulla proposta della Commissione europea sull'uso degli extra profitti dagli asset russi congelati, ma per Budapest la destinazione delle risorse per aiuti militari in Ucraina "è una linea rossa perché non vogliamo essere coinvolti nel conflitto", ha tagliato corto Balasz Orban, principale consigliere politico di Orban parlando con i cronisti a Bruxelles. Ma se le risorse "non vanno contro gli interessi ungheresi" e non vengono destinati alle armi, "l'Ungheria è pronta a negoziare", ha assicurato.

Borrell invita alla calma

In questo clima di guerra alle porte, è stato però l'Alto rappresentante Josep Borrell a invitare alla calma. "Non bisogna impaurire la gente inutilmente: la guerra non è imminente" nel continente, ha detto, sostenendo che "non dobbiamo esagerare". "Sento voci dire che la guerra è imminente. Grazie a Dio non lo è: crediamo nella pace, sosteniamo l'Ucraina e non siamo parte di questo conflitto. Solamente, dobbiamo sostenere l'Ucraina e prepararci per il futuro, aumentando le nostre capacità militari", ha aggiunto.

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