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Giovedì, 25 Aprile 2024
Troppi abiti

In arrivo i cassonetti obbligatori per differenziare i vestiti

Gli eurodeputati chiedono di ridurre gli sprechi del tessile, che produce 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti solo per abbigliamento e calzature. Si prevedono impianti dove costa meno trattare i rifiuti

Rendere obbligatori i cassonetti per vestiti e scarpe, per facilitarne il recupero e il riciclo. Questa la richiesta del Parlamento europeo per frenare gli sprechi del fashion. Secondo i calcoli di Bruxelles oltre ai 131 kg di rifiuti alimentari prodotti all'anno da ogni cittadino europeo, nel bidone finiscono anche 12,6 milioni di tonnellate annuali di rifiuti tessili totali, dei quali 5,2 milioni di tonnellate provengono da abbigliamento e calzature. Visto che solo l'1% dei rifiuti tessili viene riciclato per la produzione di nuovi abiti, l'Eurocamera per migliorare l'economia circolare ha proposto nuove norme per affrontare sia il problema degli sprechi alimentari che quelli derivanti dalla moda "usa e getta". Tra gli emendamenti introdotti nella nuova proposta di direttiva c'è anche la richiesta di introdurre cassonetti per recuperare il legno. L'obbligo di raccolta differenziata per i prodotti tessili, se approvato, entrerà in vigore dal 1º gennaio 2025.

Percentuali più alte di riciclo

La direttiva sui rifiuti comprende nuovi obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti da raggiungere a livello di singoli Stati membri dell'Unione europea entro il 2030. Nel dettaglio, viene indicata una riduzione minima del 20% nella produzione e trasformazione alimentare, percentuale raddoppiata rispetto a quanto in precedenza indicato dalla Commissione. Viene chiesta invece una riduzione del 40% pro capite nella vendita al dettaglio, che include ristoranti, servizi alimentari e consumatori, rispetto al 30% proposto dall'esecutivo Ue. In aggiunta il Parlamento ha chiesto formalmente a Bruxelles di valutare se apportare ulteriori modifiche introducendo percentuali di riduzione di rifiuti ancora più elevate per il 2035. Le nuove norme dovrebbero anche istituire regimi di responsabilità estesa del produttore, mediante i quali i produttori che vendono prodotti tessili nell'Ue sono tenuti a coprire i costi relativi a raccolta differenziata, cernita e riciclo. 

I prodotti interessati dal riciclo

Gli Stati membri avrebbero 18 mesi di tempo dall'entrata in vigore della nuova direttiva (contro i 30 mesi proposti in precedenza da Bruxelles) per adottare il nuovo regime. Le misure riguarderebbero diverse categorie di prodotti. Non solo abbigliamento e calzature, ma anche accessori, materassi, tappeti, biancheria da letto e tende. Sarebbero inclusi i materiali che contengono cuoio, gomma e plastica. Dopo gli emendamenti apportati dagli eurodeputati, per completare l'iter legislativo bisognerà attendere le elezioni europee che si svolgeranno dal 6 al 9 giugno 2024.

Moda troppo rapida

Il problema dei rifiuti tessili in eccesso deriva in larga parte dalla cosiddetta "moda rapida" (fast fashion),  la tendenza che consiste nell'immettere collezioni di abiti sul mercato sempre più di frequente. Ad aggravare la situazione c'è la diffusione di prodotti a basso prezzo, che incoraggiano i clienti a fare acquisti in maniera impulsiva. Il risultato è che vengono comprate maggiori quantità di capi di abbigliamento, che spesso finiscono nel cassonetto dopo un utilizzo o due o comunque non superano una stagione. Esplodono così i rifiuti associati a vestiti e scarpe. Secondo uno studio condotto dal Centro comune di ricerca (Jrc) europeo, nel 2019 il totale dei rifiuti tessili, compresi l'abbigliamento e le calzature, i prodotti tessili per uso domestico, i tessili tecnici, nonché i rifiuti post-industriali (o pre-consumo), ammontava a 12,6 milioni di tonnellate. Solo quelli di abbigliamento e calzature erano pari a 5,2 milioni di tonnellate. Parliamo di circa 12 kg all'anno per ogni cittadino dell'Ue. 

Nuovi poli per differenziare i vestiti

Se le modifiche introdotte dagli eurodeputati dovessero essere approvate, l'obbligo di raccolta differenziata per i prodotti tessili entrerebbe in vigore il 1º gennaio 2025. In base alle informazioni fornite dagli Stati membri, si stima però che i sistemi di raccolta differenziata e le infrastrutture di cernita e riciclaggio esistenti molto probabilmente non saranno in grado di gestire le quantità supplementari che si prevede di raccogliere. La prima selezione verrebbe svolta in prossimità dei punti di raccolta dei rifiuti nella maggior parte dei 27 Paesi del blocco, ma la cernita su larga scala si prevede avverrà solo in quei territori dove ci sono condizioni di mercato più favorevoli. Se ne avvantaggeranno quindi i Paesi dove i costi per la gestione dei rifiuti sono inferiori, dove è facile potenziare le infrastrutture e le competenze già esistenti o nelle città che si trovano in prossimità dei poli di riciclaggio/produzione e ai porti.

L'impatto globale dei rifiuti tessili

La maggior parte delle pressioni ambientali connesse al consumo di prodotti tessili commercializzati nell'Ue si verifica in realtà in Paesi terzi, in particolare in Medio Oriente e in Asia, ma l'impatto è globale. Secondo le stime, per produrre la quantità di abbigliamento, prodotti tessili e calzature utilizzati nell'Ue nel 2020, l'80% delle materie prime, l'88% dell'acqua, il 92% dei terreni utilizzati e il 73% delle emissioni di gas a effetto serra erano associate a zone esterne ai confini del blocco europeo. Secondo gli eurodeputati, agire in Europa sulla prevenzione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti tessili può contribuire a ridurre l'impronta ambientale del settore a livello mondiale. 

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