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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Il via libera / Bosnia-Erzegovina

Bruxelles apre le porte alla Bosnia: "Pronta allo status di candidata ad adesione all'Ue"

La Commissione ha dato il suo ok: "I Balcani Occidentali appartengono alla famiglia europea". Il Paese balcanico potrebbe presto unirsi ad Albania, Macedonia, Montenegro e Serbia

Bruxelles ha deciso si aprire le porte alla Bosnia-Erzegovina. La Commissione europea oggi ha proposto che al Paese dell'ex Jugoslavia venga concesso lo status di candidato all'adesione. "I Balcani Occidentali appartengono alla famiglia europea", ha detto la presidente Ursula von der Leyen, parlando a Bruxelles alla Conferenza degli ambasciatori. La leader dell'esecutivo comunitario ha sottolineato che che l'Europa sta passando un momento decisivo, "un po' come negli anni Settanta, quando Spagna e Portogallo" abbracciarono la democrazia, o come alla fine degli anni Ottanta, quando cadde il Muro di Berlino. Per questo, ha detto, è "responsabilità" dell'Europa sostenere queste nazioni.

Come spiega l'esecutivo comunitario in una nota, Bruxelles raccomanda che il Consiglio europeo, che ha l'ultima voce in capitolo e si deve esprimere all'unanimità, conceda alla Bosnia-Erzegovina lo status di candidato a condizione però che vengano adottate una serie di misure per rafforzare la democrazia, la funzionalità delle istituzioni statali, lo Stato di diritto, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, la garanzia della libertà dei media e la gestione della migrazione nel Paese. Se dai 27 Capi di Stato e di governo arriverà l'ok alla candidatura della Bosnia, la nazione si unirà all'Albania, alla Macedonia settentrionale, al Montenegro, alla Serbia, alla Turchia, all'Ucraina e alla Moldavia come Paesi candidati ufficialmente.

“Stiamo infondendo una dinamica positiva nel processo e speriamo che la regione colga l'occasione e la segua attuando riforme chiave”, ha detto l'Alto rappresentante per la Politica Estera dell'Ue, Joseph Borrell, secondo cui “le valutazioni che facciamo ora riguardano anche il tipo di Unione che vogliamo per il futuro”. Per il capo della diplomazia comunitaria “La brutale invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha messo in forte evidenza l'importanza dell'allargamento dell'Ue, che assume un nuovo significato geopolitico”, ed è “un investimento a lungo termine per la pace, la prosperità e la stabilità del nostro continente".

A giugno il Consiglio europeo aveva espresso la propria disponibilità a concedere lo status di Paese candidato alla Bosnia-Erzegovina e aveva invitato la Commissione a riferire sull'attuazione delle 14 priorità chiave. Nonostante le turbolenze politiche e le imminenti elezioni generali, i leader dei partiti politici rappresentati nell'Assemblea parlamentare della Bosnia-Erzegovina si erano impegnati a rispettarle.

Quello bosniaco è uno dei sistemi istituzionali più complessi del mondo. Dal 1945 al 1992 il Paese ha fatto parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, che si è poi sgretolata in sette Stati indipendenti. I tre principali gruppi etnici della Bosnia (i serbi ortodossi orientali, i croati cattolici e i bosniaci musulmani) furono coinvolti in un conflitto civile che degenerò in campagne di pulizia etnica, stupri di massa e campi di concentramento.

La guerra ha causato 100mila vittime e due milioni di profughi o sfollati interni, culminando nel genocidio dei bosniaci a Srebrenica nel luglio 1995. Gli accordi di pace di Dayton del 1995, sponsorizzati dagli Stati Uniti nel tentativo di porre fine alle violenze, hanno istituito due principali unità amministrative: l'entità a maggioranza serba della Republika Srpska (RS) e la Federazione a maggioranza bosniaco-croata della BiH (FbiH). Ne è derivato un complesso sistema di 14 diversi governi con un totale di 136 ministri con una presidenza tripartita, con ciascun membro eletto per un mandato di quattro anni in rappresentanza di uno dei tre gruppi etnici.

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