Giovedì, 24 Giugno 2021
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Il riscatto di una nigeriana costretta a prostituirsi: argento italiano al Premio della stampa europea

La giornalista Ottavia Spaggiari ha raccontato per il Guardian la storia di Susan, arrivata in Italia con la promessa di fare la babysitter, ma poi ridotta in schiavitù

Photograph: Elena Perlino/Rex/Shutterstock

La promessa, l’inganno e infine il riscatto. La storia di Susan, donna nigeriana convinta a cercare un futuro migliore in Italia, è simile a quella di tante altre. La migrante, finita nel tunnel dello sfruttamento e della prostituzione, ha però trovato il coraggio di reagire. Raccolte le prove della prigionia a cui era costretta, è riuscita a consegnare i propri rapitori alla giustizia e oggi è una donna libera. A raccontare la sua storia è stata la giornalista italiana Ottavia Spaggiari. Il suo reportage pubblicato sulla testata britannica The Guardian è arrivato secondo all’edizione 2021 del Premio della stampa europea.

Il premio

Un argento riconosciuto in un anno da record. La quarta edizione dello European Press Prize, il nome originale del riconoscimento, ha visto la presentazione di oltre mille articoli e reportage da 47 Paesi. Si tratta del numero di partecipanti più alto mai registrato nella storia del premio, fondato nel 2012. “Siamo contenti di vedere che, dopo nove anni di duro lavoro, lo European Press Prize è considerato dai giornalisti come uno dei premi più importanti per la loro professione”, è stato il commento del direttore dell’evento, Thomas van Neerbos.

I vincitori

Spiaggiari è arrivata seconda per la categoria Distinguished Reporting, preceduta solo da Janusz Schwertner, autore del pezzo “L'amore ai tempi della peste”, un articolo che affronta il tema della transfobia e dei suicidi tra le vittime di discriminazione in Polonia. A vincere l’Innovation Award è stato invece il team spagnolo di Maldita.es. Il lavoro premiato è un chatbot per WhatsApp capace di controllare la veridicità delle informazioni.

L'inchiesta sulla famiglia Putin

Tra gli altri premi spicca la vittoria del giornalista russo Roman Anin, che lo scorso aprile è stato arrestato e interrogato dalle autorità di Mosca, per poi essere rilasciato. Probabilmente una reazione vendicativa all’inchiesta che Anin ha condotto sull'élite del Cremlino e con la quale si è aggiudicato il primo premio per il Reporting investigativo. “Kirill e Katya: amore, offshore e risorse amministrative. Come sposare la figlia di Putin ha dato a Kirill Shamalov un mondo di opportunità”, è il titolo del pezzo premiato dalla giuria.

Le violenze in Bielorussia

Ultimo, ma non per importanza, lo Special Award, assegnato dalla giuria ai coraggiosi giornalisti che lavorano in Bielorussia. A ricevere il premio - ancor più significativo visto il recente arresto di Raman Pratasevich da parte del Governo di Lukashenko - è il progetto "Brutalised Minsk: how Belarusian police beat protesters", un'indagine data-driven sulle violenze perpetrate dalla polizia bielorussa durante le proteste contro il premier Lukashenko.

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