Giovedì, 24 Giugno 2021
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Il movimento delle “nonne polacche” che lottano per i diritti Lgbt+ e la democrazia

Da giovani, hanno partecipato alla resistenza contro la dittatura comunista. Adesso, armate di bandiere arcobaleno, sfidano la destra al governo in nome del futuro dei nipoti: "Probabilmente non sarò viva quando saranno grandi, ma è importante per me che mi ricordino come qualcuno che ha combattuto per loro"

Nella battaglia per la tutela dei diritti Lgbt+ in Polonia scendono in campo anche le "nonne". A Varsavia, un gruppo di donne, per lo più anziane, ha deciso di scendere in strada in nome della democrazia, della libertà di stampa, dello stato di diritto e della difesa della comunità arcobaleno polacca, in un Paese dove l'aborto è pressoché illegale e dove il presidente della Repubblica ha definito l'ideologia Lgbt "più distruttiva del comunismo". Senza dimenticare le diverse amministrazioni locali, sostenute direttamente e indirettamente dal Pis, il partito di destra al governo, che si sono dichiarate "libere" dalla presenza di omosessuali. 

Per combattere queste e altre discriminazioni, Iwonna Kowalska e altre sue amiche hanno deciso di dare una mano ai tanti giovani che negli ultimi anni hanno manifestato a più riprese contro il governo. "Probabilmente non sarò viva quando mia nipote sarà grande", ha detto Kowalska, che è presidente delle nonne polacche, "ma è importante per me che lei mi ricordi come qualcuno che ha combattuto per i suoi diritti". Kowalska è cresciuta durante il regime comunista in Polonia e da ragazza ha combattuto contro il sistema di terrore instaurato dai filosovietici e per il diritto di vivere in una nazione libera. 

Il movimento di Kowalska è nato per caso: sei anni fa lei e le altre nonne si sono ritrovate ai cortei per la democrazia e recentemente hanno deciso di organizzare sit-in settimanali per dare una mano alle battaglie Lgbt+: il loro vessillo è una bandiera arcobaleno con scritto "Nonne polacche, la forza dei deboli". Durante i loro cortei, per ricordare al governo e ai giovani da dove proviene il loro spirito civivo, intonano lo slogan "sarà bello, sarà normale" in riferimento a una canzone cult popolare risalente alla fine della dittatura comunista del 1989.  

 Per l'attivista Anna Labus si tratta di scendere in campo per "lottare contro la distruzione della costituzione polacca", mentre un'altra partecipante ha detto che va in strada per "sostenere una stampa indipendente e libera in Polonia". Un'altra attivista invece si è detta "preoccupata per il sistema educativo del Paese". Labus ha dichiarato a Dw di non poter "restare seduta e in silenzio mentre in giro c'è discriminazione e continuano a violare le leggi". Ha detto che queste proteste sono "urgenti" in quanto "rischiamo che la Corte costituzionale possa pronunciarsi a favore della proposta del partito nazionale-conservatore del primato della legge polacca su quella europea", spiegando che in questo modo "il Paese andrebbe nella direzione sbagliata".

"I giovani spesso ci applaudono", ha detto la manifestante Krystyna Piotrowska.  "Recentemente una ragazza è venuta da me e mi ha ringraziato per quello che stiamo facendo". Ma  reazioni simili non sono così comuni tra le persone della stessa età delle nonne. "Riceviamo maledizioni che non voglio neanche ripetere", ha detto Piotrowska, aggiungendo di aver vissuto anche situazioni molto spiacevoli, come quando per esempio hanno strappato le loro bandiere o quando hanno detto loro di sostituire il drappo arcobaleno con quello polacco bianco e rosso. Kowalska ha poi aggiunto che le persone della loro generazione sono molto scettiche e che non appoggiano quello che fanno, soprattutto se sono di colore politico diverso e appartengono al partito nazionale-conservatore Pis. "Sono molto testardi e per niente interessati a quello per cui combattiamo. A lcune persone hanno problemi a camminare, ma vengono comunque alle nostre riunioni per urlarci contro". Tuttavia, Kowalska ha detto che più che gli oppositori, la infastidiscono gli indifferenti che "purtroppo, sono la maggioranza". 

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