Sabato, 16 Ottobre 2021
Lavoro

Brutte notizie per l'Italia dopo il voto in Germania

L'austerità torna di moda a Berlino, con i liberali al governo il nostro Paese potrebbe dover dire addio agli investimenti e ridurre il debito

Salvo un improbabile revival della grande coalizione tra socialisti e cristiano-democratici, il prossimo governo della Germania dovrà includere i liberali, intransigenti difensori del libero mercato e oppositori di una maggiore integrazione economica europea. Oltre a escludere categoricamente gli eurobond, l’Unione dei debiti e le politiche sociali Ue, l’Fdp (acronimo di Partito liberale democratico in tedesco) ha posto il rispetto delle regole europee sul deficit, quelle delineate nel Patto di stabilità, come precondizione per qualsiasi negoziato di coalizione, a prescindere da chi sia l’interlocutore. 

Una nuova stagione di austerity?

I primi a bussare alla porta dei liberali saranno i socialdemocratici di Olaf Scholz, vincitori delle elezioni ma privi della forza parlamentare necessaria a governare. Sul candidato socialista alla cancelleria sono riposte le speranze di riforma ‘espansiva’ del Patto di stabilità. Ma pur di prendere il posto di Angela Merkel, Scholz sarebbe pronto a lasciare al ‘falco’ liberale Christian Lindner la poltrona di ministro delle Finanze, con tanti saluti a ogni prospettiva di rendere permanenti i meccanismi solidali al centro della ripresa europea, dal Recovery Fund ai social bond di Sure. “Sostenere una politica fiscale ultra-espansiva per l'Europa sarebbe un grosso pericolo”, ha avvertito Lindner in un'intervista al Financial Times, lasciando intendere la sua contrarietà a questi strumenti. L’Fpd sostiene una riforma del Patto di stabilità che lo renda ancora più rigido, con tanto di sanzioni contro gli Stati membri che violano le regole Ue sul rapporto tra deficit e Pil. Di qui la possibilità che per l’Europa, dunque anche per l’Italia, possa aprirsi una nuova stagione di austerity. 

La coalizione semaforo

L’Spd (Partito socialdemocratico di Germania), se vuole lasciarsi alle spalle la scomoda alleanza con i cristiano-democratici, ha davanti a sé una sola strada: quella della coalizione semaforo. Rosso socialista, giallo liberale e verde ecologista sono i tre colori politici di un’alleanza che partirebbe con qualche difficoltà di programma. I Verdi, arrivati terzi alle elezioni di ieri, vogliono infatti sovvenzionare con investimenti pubblici la riconversione economica della Germania. Rendere ‘green’ la locomotiva tedesca non è invece la priorità dei liberali, più interessati a far accelerare il treno in ripresa dopo lo stop della pandemia, tagliando proprio la spesa pubblica che toglie spazio all’economia privata. Al centro della coalizione ci sarebbero i socialisti, costretti a mediare su tutta la politica economica. “Una coalizione social-ecologica-liberale ha saldi presupposti nella storia. Ed è quello che dovremo fare”, ha dichiarato Scholz questa mattina. Il socialista ha ricordato che “la coalizione social-liberale di successo” ha già governato il Paese dal 1969 fino al 1982.

L'alleanza Giamaica

L’altra prospettiva più quotata dai bookmaker della politica è la coalizione Giamaica. Il vessillo include il nero, colore che rappresenta i cristiano-democratici, assieme al giallo e al verde. L’esclusione dei vincitori delle elezioni, i socialisti dell’Spd, è tutt’altro che improbabile visto che il sistema proporzionale tedesco premia gli accordi in Aula, ma nemo probabile. I Verdi sarebbero il terzo incomodo di u patto del genre, mentre con i socialdemocratici hanno molti più punti in comune e potrebbero avere una maggiore influenza sull'esecutivo.

La grande coalizione

Infine resta lo scenario della coalizione rossonera tra socialisti e cristiano-democratici. Anche se i diretti interessati escludono categoricamente l'ennesima Grosse Koalition, è bene ricordare che i Cdu e Spd hanno governato assieme per tredici degli ultimi sedici anni, un'alleanza che ha stancato gli elettori ma che essendo ben rodata di fatto potrebbe essere più semplice di un patto a tre. 

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