I sindacati europei si schierano con l'Italia: "Giusta battaglia per coronabond"

Il segretario del Ces Luca Visentini: "Siamo assolutamente d'accordo con il premier italiano sul fatto che le proposte avanzate per far fronte ai costi economici della crisi del coronavirus siano completamente inadeguate"

Il segretario generale della Ces, Luca Visentini

"Siamo assolutamente d'accordo con il premier italiano sul fatto che le proposte avanzate per far fronte ai costi economici della crisi del coronavirus siano completamente inadeguate". Dopo il muro contro muro al vertice europeo, i sindacati europei si schierano con l'Italia e gli altri 8 Paesi Ue che hanno chiesto l'attivazione dei 'coronabond' per affrontare i contraccolpi della pandemia. 

Secondo Luca Visentini, il segretario generale della Ces, la Confederazione europea dei sindacati, serve  "uno strumento di debito comune come le obbligazioni" se l'Ue "vuole attuare efficacemente misure per mantenere i lavoratori nel loro posto di lavoro e fornire loro un indennizzo dignitoso. Se tale strumento non verraà adottato rapidamente, il prezzo che l'Europa pagherà sarà una massiccia recessione e milioni di lavoratori saranno disoccupati.

Già nei giorni scorsi, il Ces aveva presentato una richiesta all'Eurogruppo perché prendesse in considerazione gli eurobond. "L'Europa rischia una recessione persino peggiore di quella successiva alla crisi finanziaria del 2008-2009 e deve investire per la protezione dell'occupazione e dell'economia", dice Visentini. Secondo i sindacati europei, i 'coronabond' dovrebbero essere emessi a tassi di interesse vicini allo zero e dovrebbero finanziare non solo le infrastrutture e le forniture per i sistemi sanitari nazionali, ma anche le misure di emergenza legate all'occupazione. La politica di spesa dovrà essere affidata alla Commissione europea (attraverso regimi a sostegno della disoccupazione e della compensazione del reddito per i lavoratori sospesi dal lavoro, compresi i lavoratori precari e autonomi), in co-decisione con Consiglio, Parlamento europeo e parti sociali consultate.

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"I leader dell'Ue dovrebbero assumersi la responsabilità di un'azione più forte e non ripetere gli errori del passato", aggiunge Visentini: "Altre decisioni sulla crisi del coronavirus, come l'approvvigionamento congiunto di dispositivi di protezione individuale, l'eliminazione delle restrizioni interne all'esportazione di dispositivi di protezione e la risposta alle esigenze dei lavoratori stagionali e transfrontalieri sono benvenute come importanti azioni di solidarietà europea". Ma di certo non bastano per far fronte alla crisi. 

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