"Brexit, Johnson minaccia di uscire dai negoziati". Ma ora Londra teme l'aumento dei prezzi alimentari

Secondo il Sun, il premier britannico vuole usare il gesto estremo per protesta contro le ultime richieste dell'Ue. E Bruxelles ammette che le distanze restano. Sullo sfondo, i rischi per l'approvvigionamento di cibo, materiale da costruzione, farmaci e persino giocattoli in caso di No deal

Il premier britannico Boris Johnson

I media non proprio amici del premier e della Brexit, come il Guardian, segnalano da giorni i rischi di un No deal per l'economia del Paese. E anche un membro del governo, il ministro dell'Ambiente George Eustice, ha ammesso che i prezzi degli alimentari saranno destinati ad aumentare senza un accordo tra il Regno Unito e l'Ue sui futuri rapporti commerciali. Di contro, il tabloid Sun dipinge un Boris Johnson per nulla preoccupato da questi spettri. E anzi, pronto a usare il pugno duro contro Bruxelles in questa ultima fase dei negoziati primo dell'addio definitivo all'Unione. Tanto da minacciare di abbandondare il tavolo delle trattative.

La minaccia di Johnson

Il premier britannico rifiuterà le "oltraggiose" richieste Ue delle ultime ore, riporta il Sun. E Johnson potrebbe farlo con un discorso alla nazione in cui spiegherà il suo gesto, invitando i cittadini a prepararsi al No deal, ossia all'uscita dall'Ue senza un accordo che possa impedire contraccolpi inevitabili su trasporti, commercio e più in generale sull'economia.

Dopo quattro anni, cinque mesi e 14 giorni di trattative, una fonte vicina al primo ministro ha detto: "Ora è davvero roba da fine partita. Se entro la fine dei colloqui di oggi non ci sarà alcun movimento, ci sarà almeno da chiedersi se vale la pena di continuare. Non cederemo alle richieste dell'Unione europea che ci impediscono di riprendere il controllo delle regole sotto le quali vivono i britannici. E' molto semplice".

Covid e No deal 

L'annuncio del Sun sa molto di velina governativa volta da un lato a lanciare un segnale a Bruxelles, dall'altro a gonfiare il petto dei britannici. Ma è anche sintomo di una certa difficoltà di Johnson, che non avrebbe certo voluto approcciarsi all'ultima fase dei negoziati sul post-Brexit con una pandemia e una crisi epocale in corso, che ha già ridotto, e non di poco, i margini di bilancio del Paese. Il No deal potrebbe avere effetti ancora più pesanti, se non devastanti. 

Da giorni, diversi comparti economici denunciano problemi nell'approvvigionamento dei beni di importazione, come alimentari e farmaci, ma anche materiale da costruzione e persino giocattoli. Problemi legati al Covid, ma che un No deal amplificherebbe. Secondo un documento riservato datato settembre, la fornitura di medicinali potrebbe ridursi tra il 60 e l'80 per cento rispetto ai valori attuali nei primi tre mesi in seguito a una Brexit senza accordo commerciale, e si prevedono disordini dell'ordine pubblico e interruzioni nella fornitura di carburante in tutto il Paese.

I prezzi degli alimenti

Il ministro Eustice lo ha detto chiaro alla Bbc: i prezzi delle derrate alimentari nel Regno Unito saliranno inevitabilmente se un accordo commerciale post-Brexit con l'Unione europea non sarà raggiunto entro la fine dell'anno, con carne bovina e suina tra gli alimenti che vedranno gli aumenti di prezzo maggiori. Eustice, sostenitore della Brexit della prima ora, ha cercato di smorzare il rischio, sostenendo che gli aumenti nei prezzi sarebbero "modesti". Ma ha anche in qualche modo ritirato la promessa, la promessa fatta dello stesso Eustice agli agricoltori britannici, ai quali aveva garantito che un accordo sarebbe stato possibile con l'Ue anche se il Paese fosse uscito dal blocco, e tutto sarebbe stato come prima. "Il tempo ce lo dirà", taglia corto nell'intervista alla tv pubblica nazionale. 

LEGGI ANCHE: Brexit senza accordo, ecco cosa sta bloccando i negoziati

Che i negoziati siano in stallo, lo ammette anche l'Ue: secondo fonti vicine al tavolo delle trattative citate dall'Indepenent, Bruxelles e Londra non sono ancora vicine a un accordo sulla pesca, che è uno dei nodi da sciogliere. Anche sui temi riguardanti la governance o la concorrenza leale tra aziende britanniche nella Ue la distanza, dice l'Independent, resta elevata. 

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