Martedì, 19 Ottobre 2021
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“Io, virologo, costretto a vivere sotto protezione per le minacce dei No-Vax”

Intervista a Marc Van Ranst, uno degli esperti di riferimento del governo del Belgio, per cui dei gruppi contrari ai vaccini hanno chiesto la pena di morte: “Sono spaventato, sono dei pazzi”

Aprire la porta di casa e trovarsi una macchina della polizia messa lì per proteggerti. La vede ogni giorno il virologo belga Marc Van Ranst. Professore dell’Università di Leuven, uno dei maggiori esperti del Paese e, dallo scoppio della pandemia, uno dei punti di riferimento per il governo di Bruxelles, Van Ranst è sotto protezione della polizia dopo aver ricevuto minacce da gruppi No-Vax. “In ogni nazione ce ne sono”, anche se “in Belgio sono tradizionalmente pochi”, ha spiegato. Nel Paese non hanno grande seguito, “qui vacciniamo parecchio e normalmente questi gruppi non fanno presa sulla popolazione generale né hanno molta attenzione da parte dei mezzi di comunicazione. Quindi, restano piccoli”.

Le minacce

Non per questo sono meno pericolosi. Alcuni giorni fa è stato postato un video su internet in cui si chiedeva di uccidere Van Ranst e altri virologi. “Uno degli avvocati di questi gruppi di No Vax ha chiesto, in un video su internet, la pena di morte per me e per altri virologi. Quindi, adesso sono davvero spaventato”, ha detto lo studioso secondo cui queste persone “sono pazzi”. In una situazione così pesante lui e altri virologi sono costretti a vivere sotto scorta. “Purtroppo è così che stanno andando le cose ed è folle”, ha sottolineato. Intanto anche in Belgio, come in tutta l’Unione europea, sono partiti i vaccini per il Covid-19 e l’obiettivo è arrivare al 70 per cento di copertura della popolazione. Si è partiti nei luoghi che hanno rappresentato il luogo in cui sono avvenute gran pare dei decessi: le case di riposo. “Si tratta di un obiettivo ambizioso perché in Belgio ci sono circa 1.500 case di riposo per anziani. Hanno deciso di cominciare da lì perché le case di riposo sono ancora soggette a focolai dalla mortalità elevata” e anche perché in quelle strutture si è registrata “la metà della mortalità in Belgio” per Covid. Poi il Paese procederà con la vaccinazione del personale medico e sanitario degli ospedali e “mi auguro che sia previsto anche per i circa 10mila medici di base”. Questo sarà l’iter per la prima fase. Poi si vaccineranno le persone con condizioni mediche pregresse e poi gli altri anziani che non si trovino nelle case di riposo.

Vaccinare la popolazione generale

“Dopo di che sarà il turno dei lavoratori essenziali”, ha spiegato ancora il virlogo dicendo di sperare “che per quel momento ci saranno già abbastanza vaccini approvati e sul mercato in modo che non ci sia più bisogno di stabilire delle priorità ma anzi spero sarà possibile avere una campagna generale su tutta la popolazione, dove chiunque lo voglia possa farsi vaccinare”. Per arrivare a questa situazione, però, bisognerà attendere l’arrivo sul mercato di altri vaccini ed è questa incertezza sulle approvazioni future da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), sulle quantità di produzione e sui tempi di consegna, che non permette di dare scadenze. “Tutte le previsioni che vadano oltre il mese sono minate dall’incertezza”, spiega. Un’idea sui numeri, invece, sembra esserci. Il Belgio vaccinerà tra le 10mila e le 20mila persone all’inizio, “ma nell’arco di un paio di settimane, dovremo raggiungere il ritmo di 90mila persone a settimana”. Ovviamente, “se arriveranno altri vaccini sul mercato potremo organizzarci differentemente e vaccinare più persone”. Ma c’è una cosa che preoccupa il virologo: “Abbiamo più vaccini di quanti ne riusciamo a somministrare. E questo mi preoccupa. È una cosa negativa anche nei confronti della percezione dell’opinione pubblica. Dobbiamo davvero velocizzare”.

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