Vienna, il terrorista era già stato condannato. L’allerta (ignorata) di Europol: “Jihadisti liberi nel 2023”

Gli esperti Ue di lotta al crimine internazionale avevano avvertito del rischio scarcerazione un anno e mezzo fa. A dicembre scorso l'attentatore è stato rilasciato nonostante avesse cercato, pochi mesi prima, di unirsi ai guerriglieri dell'Isis in Siria

Foto: EPA/CHRISTIAN BRUNA

Uno degli attentatori della notte di terrore per le strade di Vienna si chiamava Fejzulai Kujtim ed era già stato condannato nel 2019 a un anno e 10 mesi di prigione per aver tentato di unirsi ai guerriglieri islamisti dell’autoproclamato Stato islamico in Siria. Il giovane, di appena vent’anni, è stato rimesso in libertà lo scorso dicembre e ieri sera - come riferito dal ministro dell’Interno austriaco, Karl Nehammer - “era equipaggiato con una finta cintura esplosiva, un fucile automatico, una pistola e un machete”. Pronto a “eseguire questo orribile attacco a cittadini innocenti”, è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine austriache. Kujtim è solo un esempio dei tanti individui arrestati negli scorsi anni per reati legati al terrorismo di matrice islamista e che potrebbero tornare in libertà pur rappresentando ancora un rischio per la popolazione. A denunciare il fenomeno della scarcerazione degli jihadisti è un rapporto dell’Europol presentato un anno e mezzo fa e dai contenuti tristemente profetici.

L'allerta dell'Europol

“Nei Paesi Ue - si legge - dove la pena media per un terrorista condannato è di circa cinque anni, la maggior parte della popolazione di criminali jihadisti attualmente incarcerati sarà rilasciata entro il 2023”. Preoccupazioni legate al ritorno in libertà dei condannati per terrorismo di matrice islamista riguardano anche gli Stati Uniti, dove “entro il 2023, oltre 100 jihadisti condannati saranno rilasciati dalla custodia federale”. I carcerati che hanno quasi finito di scontare la pena “includono i detenuti della ‘prima ondata’” di terrorismo islamista negli Stati Uniti, “condannati a 15-20 anni per sostegno materiale nei primi anni 2000, e detenuti condannati per pene minori”. 

Calano gli arresti, riprendono gli attentati

Da un altro rapporto, sempre pubblicato dall’Europol, emerge che il numero di persone messe in carcere in Europa con l’accusa di svolgere attività terroristiche di stampo jihadista sono diminuite dai 718 arresti del 2016 ai 436 nel 2019. La stragrande maggioranza delle incarcerazioni nello scorso anno sono avvenute in Francia (202), Spagna (56), Austria (43) e Germania (32). L’Italia, con 18 arresti nel 2019, si colloca al settimo posto nell'Ue per operazioni di polizia in questo ambito di contrasto al terrorismo. Nonostante gli arresti in calo, le autorità europee avevano già avvertito i Governi di una possibile recrudescenza del terrorismo islamista in Europa. Le prime avvisaglie del ‘nuova ondata’ di estremismo religioso si sono palesate a Reading, in Inghilterra, dove lo scorso 20 giugno un venticinquenne ha accoltellato e ucciso tre persone che prendevano il sole in un parco cittadino. Era uno dei giorni estivi dopo mesi di confinamento e le autorità britanniche avevano subito collegato i due eventi. “L'isolamento può rendere le persone più vulnerabili alla radicalizzazione, come forma di alienazione sociale”, commentò Nik Adams, alto funzionario di polizia dei reparti anti-estremismo. “Gli estremisti lo sanno e, come sempre, cercheranno di sfruttare ogni opportunità per portare quelle persone in pericolo, spesso usando argomenti di attualità come agganci per attirarli”, spiegava l’esperto. A dirla tutta la nuova stagione di attentati in Europa si è aperta prima della pandemia con un episodio di matrice estremista di destra, quando il 19 febbraio dieci persone sono rimaste uccise in Germania in un attentato portato a termine con armi da fuoco. Ma tutti gli altri attentati compiuti nell’ultimo mese portano la firma indelebile dei gruppi islamisti. 

Un mese di terrore

Il 25 settembre a Parigi due persone sono state ferite con un’arma da taglio nei pressi della vecchia sede del giornale satirico Charlie Hebdo nei giorni cui si apriva il processo ai responsabili dell’attacco del 2015. Il 4 ottobre a Dresda, in Germania, una coppia omosessuale è stata attaccata da un attentatore siriano armato di coltello e uno dei due uomini ha perso la vita per le ferite riportate. Il 16 ottobre in Francia è stato ucciso l’insegnante di storia Samuel Paty, bersagliato in precedenza da una campagna d’odio sui social per aver mostrato agli studenti le vignette satiriche sul profeta Maometto durante una lezione sulla libertà d’espressione. Solo 13 giorni dopo, a Nizza, altre tre persone sono state assassinate nella chiesa cattolica Notre-Dame da  Brahim Aouissaoui, il cittadino tunisino passato a fine settembre per Lampedusa. Ieri notte quattro persone (oltre a Kujtim) sono rimaste uccise in un attentato portato a termine nei pressi della sinagoga di Vienna. 

Una 'nuova ondata' di attacchi anche in Africa e Medio Oriente 

Un altro rapporto, questa volta dell’Onu e pubblicato a giugno, ha messo in guardia le autorità che “gli attacchi da parte di gruppi situati nell'Africa sub-sahariana e affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato islamico sono aumentati di 37% tra metà marzo 2020 e metà aprile 2020”. “I recenti aumenti dell'attività dell’Isis - proseguono gli esperti delle Nazioni Unite - sono stati notati anche in Iraq e in Siria”. Nel rapporto si ammette che “è difficile collegare in modo affidabile le fluttuazioni dell'attività terroristica al Covid-19 e tale analisi rischia di confondere la correlazione con il nesso di causalità”. Tuttavia gli sforzi delle autorità concentrati sul contenimento della pandemia uniti alla presenza in Europa di cellule di matrice islamista sembrano aver giocato un ruolo, creando una sorta di ‘tempesta perfetta’ della quale i terroristi stanno evidentemente approfittando.

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