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Ultimatum dell’Ue ad AstraZeneca: rispettate il contratto o vi blocchiamo l’export

I leader promuovono la stretta della Commissione nei confronti della casa farmaceutica che, per ora, ha consegnato poco più del 10% delle fiale promesse in origine. E sul caso Anagni Von der Leyen chiarisce: "Quelle dosi provengono dalla Cina e dalla Corea del Sud"

La casa farmaceutica AstraZeneca “deve recuperare il ritardo e onorare il suo contratto con gli Stati membri prima di potersi impegnare di nuovo nell'esportazione di vaccini”. L’avvertimento di Ursula von der Leyen è arrivato ieri sera, al termine della riunione in videoconferenza con i leader Ue. La presidente della Commissione, al termine di una riunione intensa e a tratti segnata dalle tensioni interne, ha spiegato che le aziende che forniscono vaccini all’Ue dovranno rispettare le consegne “prima di esportare in altre regioni del mondo”. Ogni riferimento alla casa farmaceutica anglo-svedese era puramente voluto, dal momento che - come confermano fonti Ue - da AstraZeneca sono arrivate finora a malapena 18 milioni di dosi, poco più del 10% delle 120 milioni di fiale promesse in origine per il primo trimestre dell’anno.

Le parole di Draghi sulle dosi mancanti

Durante la riunione tra i leader, anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha lamentato che “i cittadini europei hanno la sensazione di essere stati ingannati da alcune case farmaceutiche, penso soprattutto ad AstraZeneca”. Di qui il “pieno sostegno” del premier alla proposta della Commissione di rafforzare il meccanismo europeo sulle esportazioni di vaccini. L’idea, ribadita anche ieri, è quella di impedire ad AstraZeneca di esportare finché non avrà recuperato i ritardi accumulati o, per lo meno, finché non avrà rispettato il quantitativo minimo di consegne fissato entro marzo: 30 milioni di dosi. Le 12 milioni di fiale mancanti potrebbero arrivare dalla ‘scorta’ di Anagni, rinvenuta dalle autorità italiane dopo la ‘soffiata’ della Commissione.

I vaccini ai Paesi poveri

AstraZeneca, ha ricordato von der Leyen, “ha chiarito che dei 29 milioni di dosi” lasciate nello stabilimento “13 milioni sono per Covax” ovvero il programma di fornitura agli Stati membri “e 16 milioni sono per gli Stati membri europei”. “Per noi è importante - ha aggiunto la tedesca - che i vaccini vengano consegnati a Covax che è il pilastro principale per assicurarsi che i Paesi a basso reddito abbiano accesso ai vaccini”.

Dalla Cina ad Anagni

Nel corso della conferenza stampa successiva al vertice, von der Leyen ha anche chiarito l’origine delle dosi preparate all’estero e infialate ad Anagni. “La sostanza farmaceutica che è stata utilizzata per l'infialamento delle dosi nel sito italiano”, ha detto von der Leyen, “proveniva dalla Corea del Sud e dalla Cina”, come previsto per “la produzione dei vaccini per Covax”. Un altro elemento che dimostra l’importanza del commercio globale nella lotta alla pandemia e la necessità di evitare gli eventuali effetti collaterali nell’approvvigionamento dei vaccini agli Stati europei che potrebbero manifestarsi con un divieto all’export applicato nel modo sbagliato. “Non ci saranno errori” è la promessa di von der Leyen. “L'Unione europea è orgogliosa di essere la casa dei produttori di vaccini che non solo forniscono dosi ai cittadini europei, ma che esportano in tutto il mondo”. L’Ue “è e sarà per sempre una fervente sostenitrice della cooperazione globale”, ha detto la presidente, che ha però ribadito di pretendere “certezze sulle dosi”.

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