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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Guerra Russia-Ucraina

Per l’Ue i profughi dell’Ucraina non sono tutti uguali

Accordo a Bruxelles sull'accoglienza di chi scappa dalla guerra. Procedura di serie B per chi fugge dal Paese ma non ha il passaporto di Kiev

I profughi dell’Ucraina non sono tutti uguali. A quelli che hanno il passaporto ucraino verrà concesso un permesso di soggiorno di un anno prorogabile fino a un massimo di tre anni. Chi invece vive da tempo nel Paese invaso da Putin ed è in possesso di un documento di residenza potrebbe doversi accontentare della protezione offerta dalla legislazione nazionale, che in alcuni Paesi dell’Ue restringe sensibilmente la platea dei beneficiari del diritto d’asilo o di permesso di soggiorno. La disparità di trattamento fa parte del testo di compromesso raggiunto oggi a Bruxelles dai ministri dell’Interno.

L’obiettivo della riunione era quello di trovare una quadra sullo status legale della marea di rifugiati in fuga dalla guerra. “Finora almeno un milione di persone hanno lasciato l’Ucraina” per “scappare dalle bombe di Putin lasciandosi alle spalle le loro case e le loro vite, a volte camminando a lungo nella neve con i loro bambini piccoli per cercare sicurezza nell'Unione europea”, ha sottolineato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a soli sette giorni dall’inizio del conflitto. Per garantire agli sfollati un permesso di soggiorno, ma anche l’accesso all'istruzione e al mercato del lavoro, la Commissione ieri aveva proposto di attivare la direttiva sulla protezione temporanea. 

Si tratta di un testo introdotto nel diritto europeo nel 2001, ma finora mai applicato. In base alla proposta della Commissione, “i cittadini ucraini e le persone che risiedono in Ucraina, come pure i loro familiari sfollati a causa del conflitto, avranno diritto alla protezione in tutta l'Unione europea”. La protezione nell’Ue, precisava il testo diffuso ieri, “sarà garantita anche ai cittadini non ucraini e agli apolidi legalmente residenti in Ucraina che non sono in condizione di ritornare nel loro Paese o regione di origine, come i richiedenti asilo o i beneficiari di protezione internazionale”. La platea di beneficiari della protezione Ue è stata poi ristretta in sede di negoziati.

Già prima dell’incontro i governi Polonia, Austria, Ungheria e Slovacchia avevano sottolineato la loro contrarietà al permesso di soggiorno garantito anche ai residenti in Ucraina con passaporto di un altro Paese. “Non ha senso includere questi cittadini di Paesi terzi, è un altro sistema”, aveva spiegato il ministro dell’Interno austriaco, Gerhard Karner, al suo arrivo a palazzo Europa, l’edificio a Bruxelles dove si tengono i summit tra i leader e le riunioni ministeriali. 

Le divergenze poi emerse nella riunione a porte chiuse hanno fatto salire la tensione tanto che la presidenza francese del Consiglio Ue si è vista costretta a convocare una riunione d’urgenza dei rappresentanti permanenti presso l’Unione europea. I 27 ambasciatori specializzati nelle questioni tecniche dalla politica europea hanno quindi trovato un compromesso in extremis che ha permesso all’Europa di evitare lo stallo mentre oltre centomila persone al giorno lasciano l’Ucraina. 

“La proposta della Commissione diceva che chi ha nazionalità di un Paese terzo ed è residente da tempo in Ucraina dovrebbe essere coperto” dalla protezione temporanea garantita a chi fugge dalla guerra, ha ricordato in conferenza stampa la commissaria Ue agli Affari interni, Ylva Johansson. “Mentre ora il testo finale dice che” il residente in Ucraina con passaporto di altro Paese “dovrebbe essere coperto dalla direttiva sulla protezione temporanea o dalla legislazione nazionale”. Una libertà di scelta lasciata ai governi nazionali che si tradurrà in una disparità di trattamento nei Paesi che non accettano il principio che chiunque scappa dalla guerra va accolto a prescindere dal passaporto. In conferenza stampa la commissaria ha poi giustificato la parziale retromarcia come un effetto collaterale dei tempi stretti. “Abbiamo preparato questa proposta molto in fretta senza avere il tempo di consultare gli Stati membri e alcuni governi hanno voluto fare aggiustamenti”, ha detto la commissaria. 

“Aggiustamenti” che rischiano di avere importanti ripercussioni per i quasi cinque milioni di immigrati che vivono in Ucraina. Nei giorni scorsi l’Unione africana aveva denunciato la discriminazione al confine con alcuni Paesi Ue dei residenti in Ucraina di nazionalità straniera. Con il compromesso raggiunto oggi, le differenze di trattamento diventano conformi alla legislazione europea.

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