L'Ue prende in contropiede Londra, al via i negoziati commerciali con Australia e Nuova Zelanda

Il Regno Unito, che fino a Brexit compiuta non può discutere accordi di libero scambio con altri Paesi, teme che Bruxelles possa strappare condizioni migliori di quelle che potrà ottenere l'isola da sola dopo il divorzio

Il premier australiano Malcolm Turnbull con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker

L'avvio dei negoziati commerciali tra Unione europea con Australia e Nuova Zelanda preoccupa il Regno Unito. Secondo il Guardia Londra teme che Bruxelles possa essere capace di strappare alle due nazioni del Commonwealth condizioni migliori di quelle che potrà ottenere l'isola dopo il divorzio. La possibilità di concludere accordi commerciali autonomamente è uno dei punti su cui insiste di più l'ala più dura dei brexiters, motivo per il quale da tempo si insiste per la completa uscita della Gran Bretagna dall'unione doganale. Ma nei fatti l'Europa potrebbe però apparire un partner commerciale più conveniente e soprattutto con un potere contrattuale maggiore di quello del Regno Unito ormai solo.

Nuova Zelanda: Ue con Brexit resta nostro terzo partner 

“L'Ue è il nostro terzo principale partner nel commercio, con lo scambio in entrambe le direzioni che vale più di 20 miliardi di dollari”, ha affermato il ministro del Commercio neozelandese, David Parker, sottolineando che “anche con l'esclusione del Regno Unito il nostro commercio con l'Ue vale comunque 16 miliardi l'anno”, e quindi il divorzio non riduce l'enorme potenziale che avrebbe per il Paese l'eliminazione delle barriere commerciali con i Ventisette.

Le paure di Londra

La mossa della Ue rischia di compromettere la strategia "impero 2.0", come è stata ribattezzata in ambienti governativi l'idea del ministro del Commercio britannico Liam Fox, che punta, dopo la Brexit, a "rinvigorire" i legami con i Paesi del Commonwelath. Bruxelles sta giocando di anticipo, forte del fatto che Londra non potrà avviare i negoziati per i futuri accordi commerciali con Australia e Nuova Zelanda prima del 30 marzo 2019, data ufficiale dell'uscita dalla Ue. "Negozieremo accordi commerciali vantaggiosi per tutti, che creeranno nuove opportunità per le nostre imprese e salvaguarderanno elevati standard in settori chiave come come lo sviluppo sostenibile”, ha assicurato la commissaria al Commercio Cecilia Malmström, che si è detta convinta che l'avvio di questi colloqui, che avverrà formalmente a Wellington e Canberra il mese prossimo, “manda un segnale forte in un momento in cui molti stanno prendendo la strada facile del protezionismo".

La questione unione doganale

Il governo di Theresa May resta ancora fortemente diviso sul tema dell'unione doganale. La premier spinge perché il Paese ne resti parte ancora per almeno due anni dopo il divorzio, per avere il tempo di trovare una soluzione che impedisca di dover ricorrere a controlli, e quindi a un hard border, tra Irlanda e Irlanda del nord. Ma l'ala dura dei Tory sul punto non è disposta a cedere. "Temporaneo significa non permanente. Significa per un breve periodo di tempo”, ha spiegato il segretario di Stato all'Ambiente, Michael Gove, parlando alla radio della Bbc, riferendosi alla proposta che May ha fatto a Dublino e Bruxelles sulla permanenza temporanea nell'unione doganale. "Non ho intenzione di anticipare l'eventuale posizione che assumeremo dopo aver negoziato con l'Unione europea e con l'Irlanda”, ha continuato il ministro secondo cui però “Allo stesso modo di quando ci si trasferisce da una casa, un prestito ponte deve essere temporaneo. Ma che siano settimane o mesi, non sappiamo con precisione". Il punto però resta decisivo, perché fin quando Londra farà parte dell'Unione doganale non potrà siglare accordi commerciali autonomamente, nonostante la Brexit.

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