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Venerdì, 24 Giugno 2022
La decisione / Regno Unito

Le donne trans escluse dalle gare di ciclismo nel Regno Unito

Prima l'apertura, poi il dietrofront dopo il caso di Emily Bridges, che era pronta a prendere parte al campionato nazionale. Contro l'idea si è espresso anche il premier Johnson

Le donne transgender non potranno partecipare alle gare di ciclismo nel Regno Unito. La British Cycling, l'organo nazionale di governo dello sport, ha deciso di fare dietrofront rispetto alla sua politica di partecipazione per transgender e persone non binarie con effetto immediato. Nel Paese stava facendo discutere la battaglia di Emily Bridges che intendeva partecipare ai National Omnium Championships ma era stata esclusa dall'evento all'ultimo momento sabato scorso.

La 21enne avrebbe dovuto affrontare alcuni grandi nomi del suo sport, tra cui la cinque volte campionessa olimpica Laura Kenny. La British Cycling le aveva inizialmente concesso l'idoneità a competere in eventi femminili dopo che si erano ridotti i suoi livelli di testosterone grazie alle terapie alle quali era stata sottoposta, in precedenza gareggiava nelle competizioni maschili. Ma la decisione è stata poi sospesa in quanto contraria alle linee guida dell'Unione ciclistica internazionale (Uci). "Attualmente è possibile per le atlete trans ottenere l'idoneità a correre a livello nazionale mentre i loro casi rimangono in sospeso presso l'Uci (o addirittura quando vengono ritenute non idonee)”, e questo "consente ai corridori di accumulare punti nella classifica nazionale che influiscono sulle decisioni di selezione per le gare del campionato nazionale, il che non è solo senza precedenti, ma è anche ingiusto nei confronti di tutte le donne e rappresenta una sfida per l'integrità delle corse”, ha affermato British Cycling in una nota.

Nel dibattito sulla questione era intervenuto anche Boris Johnson che aveva appoggiato il divieto sostenendo che "può essere controverso, ma mi sembra ragionevole". "Non credo che gli uomini biologici dovrebbero essere presenti nelle competizioni sportive femminili", aveva detto il premier, assicurando che questo "non significa che non comprenda le persone che vogliono cambiare genere o operare una transizione, ed è fondamentale dare a queste persone tanto amore e supporto mentre prendono quelle decisioni", ma in ambiti come lo sport "queste sono questioni complesse".

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