Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Scambiata nella culla in ospedale e data alla famiglia sbagliata, ora vuole risarcimento milionario

Dopo un test del Dna una giovane in Spagna ha scoperto che le persone che l'hanno cresciuta non sono i suoi veri genitori. L'ospedale in cui è nata ha parlato di "errore umano"

Appena nata a causa di un errore umano era stata messa nella culla sbagliata e affidata in seguito a dei genitori che non erano i suoi. Quando ormai ragazza ha scoperto la verità ha deciso di fare causa alle istituzioni e chiedere un risarcimento di tre milioni di euro. È accaduto in Spagna, nello specifico a Logroño, a sud di Bilbao nei Paesi baschi.

Il fatto è accaduto nel 2002 ed è venuto alla luce nel 2017, dopo che il presunto padre della giovane ha chiesto un test del Dna durante una disputa con la moglie sul mantenimento dei figli, test che ha rivelato che la ragazza, ormai 15enne, non era imparentata con nessuno dei due presunti genitori. Solo in seguito si è scoperto che i neonati, che erano entrambi in un'incubatrice perché erano nati sottopeso, erano stati confusi pur essendo nati a cinque ore di distanza. Le autorità sanitarie hanno parlato un "errore umano" e hanno affermato che rispetteranno qualsiasi decisione sarà presa dopo il procedimento giudiziario.

Il caso è stato riportato per la prima volta dal quotidiano La Rioja, secondo il quale una delle ragazze avrebbe chiesto 3 milioni di euro di danni al ministero della Salute della regione, che a sua volta ha offerto solo un risarcimento di 215mila euro. L'altra giovane coinvolta nello scambio è stata informata della situazione ma per il momento non ha sporto denuncia, riporta il quotidiano El País. L'avvocato della ragazza, di cui non è stata rivelata l'identità, ha spiegato di aver presentato un reclamo per conto della sua cliente per l'incommensurabile danno emotivo causato dall'errore all'ospedale. "Nel caso della mia cliente, è nata più tardi ma è stata data alla madre che ha dato alla luce il primo figlio", ha detto alla rete televisiva TVR.

"Questa è una negligenza così grave che parla da sola". La ministra della Salute del governo regionale, Sara Alba, ha assicurato che "sarebbe impossibile che qualcosa del genere possa accadere di nuovo oggi" perché le procedure per identificare i bambini sono adesso "sicure e affidabili".

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