Sanzioni e gas, doppio colpo Ue alla Russia 

Strasburgo chiede lo stop immediato al progetto del raddoppio del gasdotto Nord Stream. Mentre Bruxelles rinnova le misure anti-Mosca. E si dice pronta a nuove iniziative

Le sanzioni sono state rinnovate. E potrebbero persino aumentare per via della nuova crisi con l'Ucraina sul mar d'Azov. Mentre Strasburgo chiede di fermare il progetto del raddoppio del Nord Stream, il gasdotto che dalla Russia porta il gas fino in Germania. Nel giro di poche ore, l'Ue ha messo a segno un doppio colpo nei confronti di Mosca, a testimonianza che il clima tra l'Europa e Putin è tutt'altro che sulla via della distensione. 

Il primo colpo, in ordine di tempo, è arrivato dal Parlamento europeo, che con una risoluzione votata a larga maggioranza, ha chiesto di “cancellare” il progetto del Nord Stream 2. Una richiesta che fa eco a quella che il Congresso americano ha approvato con una risoluzione simile. “Entrambe le iniziative non comportano conseguenze immediate – scrive Il Sole 24 Ore - ma sono un ulteriore passo verso l’adozione di sanzioni mirate contro il progetto: una minaccia che Washington sta agitando da mesi e che rappresenta un serio rischio soprattutto per i partner di Gazprom, imprese basate nella Ue, ma che sono particolarmente vulnerabili a ritorsioni da parte degli americani, perché operano anche negli Usa”.

Le società tedesche Wintershall e Uniper, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, la francese Engie e l’austriaca Omv possiedono il 49% di Nord Stream 2 e hanno già finanziato buona parte dei lavori, che dovrebbero essere ultimati tra circa un anno. I soci (Gazprom inclusa) hanno speso finora 6 miliardi di euro, sui 9,7 miliardi preventivati, ha affermato il presidente di Wintershall, Mario Mehren, secondo l’agenzia russa Ria.

Il progetto del raddoppio del gasdotto ha forti oppositori nell'Ue, compresa la Commissione europea. Ma ha anche importanti sostenitori, a partire dalla Germania. Per frenare le pressioni esterne, ossia degli Usa, la cancelliera Angela Merkel ha aperto alla possibilità di importare shale gas americano dando l'ok alla costruzione del primo rigassificatore tedesco. 

Ma la cancelliera Merkel deve fare i conti anche con gli alleati Ue. Lo si è capito a Strasburgo, dove il Parlamento europeo non solo ha chiesto di mettere in cantina il progetto, ma ha esortato l”Ue e i Paesi membri a introdurre sanzioni mirate contro la Russia”, se Mosca non rilascerà i marinai ucraini arrestati nel mar d'Azov e se ci sarà un’ulteriore escalation militare.

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Alla risoluzione di Strasburgo, si è affiancata la presa di posizione del Consiglio europeo, dove i leader dei Paesi Ue hanno deciso di rinnovare le sanzioni a Mosca. E, su richiesta degli Stati baltici, si valutare nuove misure contro la Russia per la vicenda del mar d'Azov. 

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