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EPA/ANDY RAIN

EPA/ANDY RAIN

Dopo 60 anni scopre di essere clandestino. E rischia l'espulsione

Il caso nel Regno Unito. L'uomo era immigrato da Antigua quando aveva solo 4 anni. Ha studiato e lavorato per tuta la vita sull'Isola dove ha due figli e 4 nipoti. Ma per il governo non è più il benvenuto

La vita riserva sempre delle sorprese, e spesso purtroppo non sono affatto positive. E così capita che dopo aver vissuto in un Paese per tutta la propria vita ci si possa trovare all'improvviso ad essere considerato un immigrato clandestino. È accaduto nel Regno Unito dove un uomo di 63, arrivato a Londra a 4 anni dall'isola di Antigua dove era nato, è stato contattato dal ministero dell'Interno che gli ha comunicato che la sua presenza nel Paese è illegale, che rischia la detenzione in quanto “persona senza permesso di soggiorno”, perché "non gli è stato concesso il permesso di entrare nel Regno Unito ai sensi dell'Immigration Act 1971".

La storia di Romeo

Non è difficile immaginare la sorpresa dell'uomo nel ricevere questa missiva. Romeo ha studiato a Londra dove ha frequentato il college, ha lavorato nella capitale per più di 40 anni, ha un passaporto britannico, una casa, due figli e ben cinque nipoti britannici a tutti gli effetti. Ma a quanto pare lui britannico non è più, non per lo Stato almeno. "Questo è il Paese in cui sono cresciuto. Il Paese che amo è che è stato buono con me nel corso degli anni. E ora sono devastato per quello che sta accadendo”, ha spiegato l'uomo al Guardian.

A quanto pare Romeo non è l'unico ad aver vissuto un incubo del genere, in quanto il problema è comune per diversi immigrati arrivati negli anni '60 da altri Paesi del Commonwealth e il cui status non è mai stato formalizzato. "È importante che il ministero degli Interni sia più compassionevole. Penso che siano irragionevoli. Queste non sono persone che sono entrate sul retro di un camion. Questi sono cittadini britannici rispettosi della legge", ha affermato la deputata laburista Diane Abbott, segretaria di Stato ombra, che ha parlato di “discriminazione” chiedendo “maggiore buon senso nell'affrontare casi del genere”.

Romeo teme che il problema potrebbe essere nato per il fatto che sua madre non avrebbe registrato il suo cognome all'ingresso nel Paese ma solo il doppio nome, sul suo certificato di nascita nel 1955. Il ministero dell'Interno, dopo lo scalpore destato dal caso nel Paese, ha riaperto il fascicolo per vedere se la questione può essere risolta. Intanto all'uomo non resta che aspettare e sperare che l'incubo che sta vivendo possa un giorno essere soltanto un lontano ricordo.

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