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Lunedì, 27 Giugno 2022
RepowerEU

Varato il Recovery per l’energia, ma l’Italia rischia di avere solo gli spiccioli

L’assegnazione dei fondi per ammodernare il sistema energetico dipenderà in gran parte da quante risorse lasceranno sul piatto gli altri Paesi Ue

“Mobiliteremo quasi 300 miliardi di euro”. L’annuncio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sul maxi piano per rendere l’Europa indipendente dalle importazioni energetiche dalla Russia potrebbe far pensare a una nuova pioggia di finanziamenti Ue dopo il Recovery Fund. Invece, gran parte delle risorse del RepowerEU - così si chiama la proposta della Commissione per ammodernare il sistema energetico europeo - si basa proprio sui 225 miliardi di prestiti non assegnati del ‘primo’ Recovery, il piano di ripresa post-pandemica. Peccato che l’Italia abbia già chiesto e ottenuto tutte le risorse che le spettavano. 

Il governo di Roma dovrà aspettare prima di capire se potrà fare domanda per avere altri prestiti. Per la precisione, ci vorranno trenta giorni a partire dall’approvazione finale del provvedimento proposto oggi dalla Commissione europea, che ora dovrà passare per il Consiglio e il Parlamento europeo. Una volta confermato l’intero pacchetto, gli Stati Ue che non hanno ancora fatto richiesta dei prestiti del Recovery Fund avranno un mese per comunicare la loro “intenzione” di richiedere tali risorse. Gli eventuali prestiti extra all’Italia saranno dunque possibili solo a patto che ‘avanzino’ risorse dal Recovery. Altrimenti il Belpaese dovrà accontentarsi degli altri canali di finanziamento del maxi piano che prevede, tra le altre cose, di alzare l’asticella del fabbisogno energetico coperto dalle rinnovabili al 45% entro il 2030, di aumentare dal 9% al 13% l'obiettivo vincolante di efficienza energetica e di tagliare del 5% la domanda di gas e petrolio con misure di risparmio sui consumi. 

Obiettivi ambiziosi che dovrebbero consentire all’Ue, secondo i calcoli della Commissione, di poter fare a meno di tutte le importazioni energetiche dalla Russia entro il 2027. Nei prossimi cinque anni l’esecutivo europeo intende spendere 210 miliardi di euro, parecchi in meno dei 300 annunciati dalla presidente di fronte alle telecamere. Oltre ai soldi che arriveranno dai prestiti non utilizzati del Next Generation EU, le altre risorse verranno ‘pescate’ dai fondi di coesione e dalla Politica agricola comune (Pac). Gli Stati potranno inoltre contare su una dotazione finanziaria extra del Recovery da 20 miliardi di euro in sovvenzioni ricavate dalle vendite all’asta del sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue (Ets). La Commissione infine raddoppierà il finanziamento disponibile per l'invito su larga scala del Fondo per l'innovazione portandolo questo autunno a circa 3 miliardi di euro.

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