Martedì, 21 Settembre 2021
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Rabbia a Bruxelles per la morte del 23enne arrestato, incendiata una caserma e colpita l'auto del re

Polizia costretta a scortare il veicolo del monarca mentre centinaia di manifestanti si scontrano con le forze dell'ordine per le vie della capitale belga. Il bilancio della giornata è di 116 arresti tra i manifestanti e 5 feriti tra gli agenti anti-sommossa

Foto dal profilo Twitter @Marindriguez

Doveva essere una manifestazione per chiedere giustizia, ma si è trasformata in una guerriglia urbana con oltre cento arresti. Nella serata di ieri, Bruxelles è stata teatro di scontri tra le forze dell’ordine e i gruppi di giovani manifestanti che protestavano per la morte del ventitreenne Ibrahima. La protesta pacifica del primo pomeriggio, a poca distanza dal commissariato dove il ragazzo si trovava sotto la custodia della polizia poco prima di morire, è degenerata dopo il tramonto in con il lancio di bottiglie, pietre e petardi sulle forze dell’ordine. A farne le spese è stata anche l’auto del re belga Filippo, colpita nel lancio incrociato di oggetti, lacrimogeni e proiettili di gomma tra manifestanti e agenti anti-sommossa. L’auto è stata poi scortata dalle autorità, mentre chi assisteva alla scena ha notato la targa numero 1, che identifica il veicolo del monarca.

Il bilancio degli scontri

Secondo il giornale De Standaard, 116 persone sono state arrestate e cinque agenti di polizia sono rimasti feriti durante gli scontri. Le immagini di una stazione di polizia in fiamme nella zona della Gare du Nord hanno fatto il giro del mondo, attirando l’attenzione anche delle testate internazionali, che mettono in risalto le origini africane di Ibrahima (nonostante il ventitreenne fosse nato in Belgio) e il fatto che fosse di colore. Le accuse di razzismo si sono fatte sentire forti e chiare anche durante la manifestazione, durante la quale molti dei circa 500 manifestanti hanno esposto cartelli e scritte di Black Lives Matter, movimento di protesta nato negli Stati Uniti in risposta alla violenza della polizia americana nei confronti dei neri. 

L'indagine sulle forze dell'ordine

La morte di Ibrahima ha scosso nuovamente la capitale belga dopo una serie di episodi ancora da chiarire. Il ventitreenne è deceduto, secondo la versione ufficiale, dopo due arresti cardiaci. Il primo lo avrebbe colpito mentre si trovava nella centrale di polizia dove è stato portato nel pomeriggio di sabato. Il secondo, quello fatale, è arrivato durante il trasporto in ambulanza verso l’ospedale Saint-Jean di Bruxelles. A rendere ancora più controversa la morte del giovane sono le cause dell’arresto. Ibrahima si trovava nel pomeriggio di sabato - almeno tre ore prima che scattasse il coprifuoco - con un gruppo di persone in una piazza del centro città. Durante un intervento di routine della polizia per distanziare le persone nel rispetto della normativa anti-Covid, il giovane si sarebbe messo a filmare con lo smartphone. Gli agenti avrebbero cercato quindi di identificare il ventitreenne che, forse impaurito, ha tentato di scappare. Non è dato a sapere in quali condizioni sia arrivato al commissariato, ma il dato certo è che alle 20,22 il giovane è deceduto. La procura di Bruxelles ha aperto un’indagine sull’accaduto e ha coinvolto il Comité P. Si tratta del Comitato permanente per il controllo dei servizi di polizia, un’authority autonoma e indipendente con poteri di indagine sulle forze dell’ordine belghe. Un segnale che anche le stesse autorità dubitano dell’operato della polizia della capitale del Belgio, sede delle istituzioni europee. 

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