Caos al Parlamento Ue: gli interpreti bloccano l'audio dell'Aula e i lavori partono in ritardo

La protesta degli addetti alle traduzioni simultanee degli eurodeputati contro le nuove regole fissate da Strasburgo su orari e pause. Un gruppo di parlamentari solidarizza con loro, ma Tajani si arrabbia: "Fanno i sindacalisti"

Per quaranta minuti abbondanti l'aula del Parlamento europeo è rimasta senza voce, facendo slittare la seduta plenaria. Il motivo? Gli interpreti, parte fondamentale del lavoro di un'Aula dove si parlano 24 lingue ufficiali, hanno deciso di incrociare le braccia contro le nuove regole varate dall'amministrazione su orari e pause. E a dar loro man forte sono intervenuti anche alcuni eurodeputati.

La protesta

Il gesto degli interpreti arriva dopo mesi di trattative tra il loro sindacato e l'amministrazione del Parlamento europeo, accusata dai primi di aver cambiato gli orari di lavoro in maniera unilaterale, sotto la spinta del segretario generale, il tedesco Klaus Welle. I lavori, che sarebbero dovuti iniziare alle 9 con l'intervento del premier bulgaro Boyko Borissov, sono partiti solo alle 9.40 a causa, ha spiegato il presidente del Parlamento Antonio Tajani, "dell'intervento di alcuni parlamentari, che hanno impedito ai tecnici di entrare nella sala" per ripristinare l'audio, "per solidarizzare con gli interpreti. Hanno svolto un ruolo da sindacalisti, mentre è in corso una trattativa tra gli interpreti e l'amministrazione. Non toccava a loro intervenire. Tutti i lavori di oggi, inclusi i voti, saranno ritardati di mezz'ora", ha concluso.

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"Dovrei dire qualcosa su quello che è successo oggi, ma non lo farò", ha detto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, intervenendo dopo Borissov. "Mai si sarebbe fatta una cosa del genere se Angela Merkel o Emmanuel Macron fossero stati in aula", ha sottolineato, difendendo ancora una volta, come già aveva fatto con il premier maltese Joseph Muscat in Aula, gli Stati più piccoli, o meno ricchi, dell'Unione.

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