Processi lumaca: dall’Ue un ritratto impietoso della giustizia italiana

La Commissione europea pubblica i dati annuali sulla durata dei processi civili, per reati di riciclaggio e tutela dei consumatori. Al Belpaese il compito di rincorrere gli altri sistemi giudiziari

La "Mazza della Giustizia" portata all'Assemblea Generale della Corte Suprema di Cassazione in occasione della Cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario. FOTO: ANSA/CLAUDIO PERI

L’ultimo grado di giustizia civile in Italia è il più lento d’Europa. È quanto emerge dal rapporto 2020 Eu Justice pubblicato oggi dalla Commissione europea. Lo studio dell’esecutivo comunitario offre una panoramica comparata “dell'efficienza, della qualità e dell'indipendenza dei sistemi giudiziari in tutti gli Stati membri dell’Ue”, si legge nella nota di presentazione dei dati che, secondo Bruxelles, mostrano “un continuo miglioramento dell'efficienza dei sistemi giudiziari in un gran numero di Stati membri”. I dati sono però completati dai risultati dell’Eurobarometro diffusi nello stesso documento. I sondaggi rivelano che “la percezione dell'indipendenza giudiziaria tra i cittadini di numerosi Stati membri ha continuato a diminuire”.

Quasi un anno e mezzo per la prima pronuncia

Il rapporto mette in evidenza i dati sulla giustizia civile in tutti i Paesi Ue, rendendo palese la lentezza dei tribunali del Belpaese, i quali registrano, però, un leggero miglioramento nell’ultimo decennio. Nel 2012, il primo grado di giudizio nelle dispute civili era il secondo più duraturo dell’Ue, con una media superiore ai 530 giorni, alle spalle dei soli tribunali maltesi. Un lieve miglioramento ha però accelerato la prima pronuncia dei giudici che nel 2018 è arrivata - in media - dopo ‘soli’ 525 giorni. Nonostante il miglioramento, l’Italia ha mantenuto il secondo gradino del podio poco glorioso della giustizia civile di prima istanza più lenta d’Europa, alle spalle della sola Grecia. 

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Tempi lunghi

Andando a vedere le performance delle corti italiane d’appello e di Cassazione si va di male in peggio. Per avere una sentenza di terzo grado, in Italia occorre aspettare circa 1.300 giorni, contro un’attesa media inferiore ai 350 giorni per i cittadini francesi. Ancora più fortunati sono gli abitanti di altri 16 Paesi Ue dove esiste il terzo grado di giudizio nel processo civile, ma che possono fare affidamento su tempi d’attesa inferiori a quelli dei tribunali francesi.

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Processi lenti sul riciclaggio

L’Italia risulta tra le ultime in classifica a livello Ue anche con riferimento ai tempi d’attesa per le cause intentate dai consumatori e per la lunghezza dei processi per reati di riciclaggio di denaro ‘sporco’. 

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Servizi digitali carenti

Il Belpaese risulta in ritardo rispetto agli altri Stati Ue anche per disponibilità di strumenti digitali durante la procedura giudiziaria. A ben vedere, in oltre la metà degli Stati membri la presentazione elettronica delle domande e la trasmissione di convocazioni non è ancora in atto o è possibile solo in misura limitata. “Rimangono grandi lacune - evidenzia la Commissione europea - in particolare per quanto riguarda la possibilità di seguire procedimenti giudiziari online, in cui nessuno Stato membro ha raggiunto il pieno dispiegamento in tutti i tribunali in tutti i settori del diritto”. 

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Il giudizio dei cittadini

Quanto alle opinioni espresse dai cittadini sulla qualità del sistema giudiziario nazionale, l’Italia si colloca terzultima nella percezione dell’indipendenza delle corti e dei giudici. A essere ritenuti più influenzabili dei giudici italiani sono solo i magistrati slovacchi e quelli croati. 

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I motivi della scarsa indipendenza

A pesare, secondo gli italiani, nella carenza d’indipendenza dei giudici sono innanzitutto le interferenze o le pressioni da parte di Governo e politici. Seguono i condizionamenti dovuti a interessi economici e lo status dei giudici che - secondo le risposte al sondaggio dell’Eurobarometro - non offre sufficienti garanzie circa la loro indipendenza.

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