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Lunedì, 30 Gennaio 2023
L'analisi / Ucraina

Quella di Parigi non sarà una conferenza "di pace" per l'Ucraina

Troppo distanti le posizioni delle parti in guerra. Biden si è detto pronto a parlare con Putin ma continua a sostenere tutte le richieste di Kiev che Mosca ha detto di non essere disposta ad accettare

Sta creando speranza in Italia la notizia che a Parigi il prossimo 13 dicembre si terrà una conferenza "di pace" per provare a porre fine al conflitto in Ucraina. La notizia è stata con grande risalto su diverse testate italiane dopo l'incontro a Washington tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e quello francese, Emmanuel Macron. Ma in realtà è il frutto di una comprensione non proprio esatta di quello che è successo. Innanzitutto nel comunicato della Casa Bianca si parla semplicemente di una "conferenza internazionale" senza citare la parola "pace", spiegando che l'incontro avrà lo scopo di "coordinare gli sforzi di assistenza" a Kiev.

Gli aggiornamenti dal conflitto in diretta

La conferenza tra l'altro non è stata nemmeno lanciata ieri, ma già a inizio novembre proprio dopo un colloquio tra Macron e il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. "Stamattina ho confermato al Presidente Zelensky che siamo pienamente mobilitati per aumentare al più presto il nostro sostegno militare all'Ucraina, in particolare la difesa antiaerea", aveva scritto su Twitter il presidente francese dopo il colloquio. Non esattamente un messaggio di diplomazia. Ieri Biden ha dichiarato ai giornalisti di essere pronto a parlare con il presidente russo "se effettivamente c'è un interesse da parte sua a decidere di cercare un modo per porre fine alla guerra", ma ha aggiunto che Putin "non l'ha ancora fatto".

Il punto è che non è chiaro se anche da parte dell'Ucraina ci sia questo "interesse" e Parigi e Washington (e l'Occidente in generale) continuano a sostenere, almeno pubblicamente, tutte le richieste di Kiev, cosa legittima ma che non è certo il modo per convincere Vladimir Putin a sedersi a un tavolo. Stati Uniti e Francia hanno affermato nuovamente "il continuo sostegno delle loro nazioni alla difesa della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina", che significa anche continuare a fornire "assistenza politica, di sicurezza, umanitaria ed economica" all'Ucraina e di essere pronti a farlo "per tutto il tempo necessario".

Questa è da tempo la tesi della Nato, ribadita poco tempo fa anche dal suo segretario generale Jens Stoltenberg, cioè che bisogna sostenere l'Ucraina in guerra affinché abbia una posizione negoziale più forte. Ma di certo Mosca non si siederà mai a un tavolo in cui gli venga chiesto il ritiro completo dai territori occupati, cosa che Zelensky continua a fare. E il portavoce del Cremlino oggi lo ha detto chiaramente.Dmitry Peskov, interpellato in merito alle dichiarazioni di Biden, ha risposto che Putin "è sempre stato, è e rimane aperto ai negoziati per garantire i nostri interessi". E gli interessi russi sono purtroppo in contrasto con quelli ucraini.

Il portavoce, come riporta Kommersant, è poi stato ancor più chiaro nello spiegare perché da parte di Mosca quella fatta da Washington non è affatto un'apertura a colloqui di pace. "In sostanza Biden ha detto che, per prima cosa, Putin dovrebbe ritirarsi dall'Ucraina. Egli ritiene che questa sia e debba essere la dimostrazione che Putin è disposto a negoziare", ma questo Mosca non può accettarlo ha sostenuto. Dall'altra parte, ha aggiunto, "gli Stati Uniti non riconoscono ancora i nuovi territori come parte della Federazione Russa. E naturalmente questo rende molto più difficile trovare un terreno comune". Per il portavoce però si tratta comunque di "un terreno che è possibile discutere reciprocamente". Ma per farlo chiaramente bisognerà cedere qualcosa. Da entrambe le parti.

Il conflitto, iniziato lo scorso 24 febbraio ha causato la morte di decine di migliaia di soldati da entrambe le parti e ha portato alla più grande tensione tra Mosca e l'Occidente dalla crisi dei missili di Cuba del 1962. Kiev afferma che i colloqui di pace sono possibili solo se la Russia smetterà di attaccare il territorio ucraino e ritirerà le sue truppe dal suolo ucraino. Mosca chiede il riconoscimento dell'annessione delle quattro regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, regioni occupate prima militarmente e poi annesse il 30 settembre dopo dei referendum condannati come una farsa illegittima da Kiev e dall'Occidente. Zelenski ha escluso di concedere qualsiasi terra alla Russia in cambio della pace e chiede pubblicamente che la Federazione rinunci a tutti i territori annessi, compresa la Crimea.

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