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L'ex presidente Usa Obama al quartire generale della Nike / EPA/STEVE DYKES

L'ex presidente Usa Obama al quartire generale della Nike / EPA/STEVE DYKES

Paradise papers, il paradosso fiscale tutto europeo: la Nike opera in Belgio, ma paga tasse (quasi) nulle in Olanda

La multinazionale dovrebbe versare come tutte le aziende Ue un'aliquota del 25%. Ma grazie a scappatoie legali, la quota si riduce al 2%.  Ecco come

Il meccanismo è più o meno questo: apro il centro di distribuzione delle mie scarpe in Belgio, ma mi accordo con il governo locale e con quello olandese per fare in modo che questa azienda risulti come società controllata di un'altra, con sede nei Paesi Bassi. In questo modo, al Belgio assicuro il lavoro a 3mila dipendenti, all'Olanda porto denari che altrimenti non avrebbe avuto. L'Europa è unita e tutti sono felici? Non proprio, perché di fatto ai cittadini belgi e dell'Ue vengono sottratte risorse che sarebbero potute andare a finanziarie servizi pubblici, scuole, startup giovanili. Le altre aziende, che pagano il 25% di tasse, si ritrovano a concorrere con una multinazionale che ne paga appena il 2%. E anche al di là dell'Atlantico qualcuno resta fregato.

Già, perché la multinazionale in questione è la Nike, uno dei brand più conosciuti al mondo. A rivelare il trucchetto (legale) con cui il colosso dell'abbigliamento sportivo è riuscito a ottenere sconti fiscali da capogiro è la nuova inchiesta del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij), i cosiddetti Paradise papers

Secondo il quotidiano belga Le Soir, che fa parte del consorzio, la Nike ha aperto il suo centtro di distribuzione per l'Europa, l'Africa e il Medio Oriente a Laakdal, vicino Anversa, la Nike Europe Holding (NEH). Una boccata d'ossigeno per l'occupazione del Belgio, dal momento che qui lavorano quasi 3mila impiegati e altre assunzioni sono programmate nei prossimi mesi. Peccato, pero', che i benefici per i cittadini belgi finiscano qui. 

Il centro di Laakdal, infatti, risulta sulla carta come un semplice “prestatore di servizi”, una branca mal remunerata della società olandese NEON, sempre del gruppo Nike. Per quanto i profitti siano legati al centro di distribuzione, la NEH belga dichiarava l'anno scorso un base imponibile di appena 9 milioni di euro, mentre il volume di affari della società olandese NEON superava i 7 miliardi. 

In sostanza, i profitti tassabili sono stati “spostati” dal Belgio all'Olanda, cosa che ha permesso a Nike di pagare una aliquota del 2% anziché del 25%. Secondo il quotidiano francese Le Monde, grazie ai “favori” accordati in Europa, la multinazionale americana è riuscita a ridurre le sue tasse globali dal 25% al 16%. Portando fuori dagli Usa una liquidità pari a 10 miliardi. 

Se l'erario belga non ride, quello di Washington dovrebbe piangere. E se alcuni paesi Ue adesso chiedono all'Olanda di fermare la fuga di capitali, la Nike, stando sempre a Le Monde, fa spallucce e dichiara che tutto è legale. Con molte probabilità, a ragione. 

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