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Giovedì, 26 Maggio 2022
Diritti dei lavoratori / Belgio

Il Paese Ue dove i salari crescono (ancora) con l’inflazione: ma la ‘scala mobile’ crea polemiche

Il meccanismo di adeguamento delle buste paga era in vigore anche in Italia. Ma nel 1992 venne abrogato tra gli applausi della Confindustria e di tanti economisti

La corsa dell’inflazione a livelli che non si registravano da oltre dieci anni preoccupa milioni di lavoratori nell’Ue che stanno già subendo l’aumento dei prezzi al consumo. Ma un Paese dell’Unione garantisce ancora un meccanismo di adeguamento automatico dei salari per preservare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Si tratta del Belgio, uno degli Stati Ue ad aver dimostrato maggiore attaccamento alle tutele di welfare pubblico. 

Il sistema di sicurezza sociale del Paese prevede che la crescita dei prezzi porti automaticamente a un aumento in busta paga. Se i prezzi al consumo salgono a un certo livello, i dipendenti pubblici, i pensionati e i disoccupati belgi beneficiari di un sussidio ricevono un aumento automatico pari al 2 per cento del loro reddito. Uno scatto che si è già verificato per ben due volte nell’anno appena concluso e che presto potrebbe fare il tris a febbraio, secondo le ultime previsioni. 

Il Belgio, come il resto dell’Ue, è infatti alle prese con un’inflazione che galoppa a ritmo crescente. A dicembre l’aumento dei prezzi del paniere di beni di riferimento ha toccato quota 5,7 per cento rispetto all’anno prima, principalmente a causa dell’impennata delle tariffe dell’energia. Secondo le stime nazionali, sono quasi un milione le persone che stanno incontrando difficoltà nel pagare pagare le bollette di luce e gas. A preoccupare la politica belga è anche l’aumento del tasso di disoccupazione, arrivato a quota 6,6 per cento nel terzo trimestre dello scorso anno. Sebbene si tratti di una cifra ben inferiore rispetto al 9,2 per cento registrato in Italia nello stesso periodo, va ricordato che in Belgio molti disoccupati beneficiano dello chomage, il sussidio che aumenta per stare al passo con l'inflazione. Con conseguenti oneri maggiori per le finanze statali, che devono farsi carico anche degli aumenti degli impiegati pubblici e dei pensionati. 

La legge sull’adeguamento dei salari colpisce anche i datori di lavoro privati, anche se i tempi e la percentuale degli aumenti variano da settore a settore. Una situazione che ha scatenato un dibattito tra i politici belgi sull’opportunità o meno di riformare o abrogare in toto l’adeguamento automatico che somiglia, per certi aspetti, alla scala mobile in vigore in Italia fino al 1992. 

Come ricorderanno i lettori meno giovani, il meccanismo di adeguamento automatico dei salari italiani era stato prima tagliato, con il cosiddetto decreto di San Valentino del 14 febbraio 1984, e poi soppresso con il plauso della Confindustria e di chi aveva più a cuore la salute delle finanze pubbliche. 

Anche in Belgio i primi a chiedere almeno la sospensione del meccanismo sono stati gli imprenditori e le associazioni di categoria dei datori di lavoro. Le aziende vorrebbero un'esenzione di un anno dell’adeguamento, in modo da evitare di dover aumentare nuovamente i salari. Tuttavia, il governo finora ha evitato di prendere parte al dibattito. Il primo ministro, il liberale Alexander De Croo, ha precisato che "questo è un momento molto turbolento, con i prezzi dell'energia che salgono e scendono e problemi nella catena di approvvigionamento”. Insomma, il premier ha rinviato il dossier “a una fase successiva”. 

A sbattere la porta in faccia a chi chiede lo stop all’adeguamento dei salari è stato invece il numero uno del Partito socialista, Paul Magnette, che ha risposto con un secco “NO” con il blocco maiuscolo a chi gli chiedeva su Twitter se fosse d’accordo con le posizioni dell’industria.

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