Padoan a Bruxelles: riflettori sulla manovra, ma la vera partita sono le banche

Prima l'Eurogruppo, poi l'Ecofin. E il 9 le previsioni economiche di autunno. Sarà una settimana calda per l'Italia quella che si apre lunedì nella capitale europea. Si parlerà di riforma dell'Eurozona e di unione bancaria: sullo sfondo il braccio di ferro sui bilanci e sui crediti deteriorati

Il ministro Pier Carlo Padoan con il commissario Ue Moscovici / European Council

A Bruxelles il clima comincia a farsi più rigido. Ma dentro le stanze dell'Europa building, riaperto per l'occasione dopo una serie di incovenienti - pare - all'impianto di aerazione, la temperatura sarà di certo calda. Perché già a partire dall'Eurogruppo di lunedì (a cui seguirà l'Ecofin martedì), i ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Ue avranno di che discutere. E gli scontri tra i cosiddetti falchi dell'austerity e chi chiede invece più flessibilità e più investimenti per la crescita saranno inevitabili. In gioco ci sono il futuro della governance dell'Eurozona e dell'unione bancaria. Senza dimenticare le partite, delicate per l'Italia, sui crediti deteriorati e sulla manovra. Il governo attende una risposta da Bruxelles dopo che Padoan ha replicato ai rilievi mossi sulla legge di bilancio dai commissari Dombrovskis e Moscovici. Una risposta che si intreccerà inevitabilmente con le previsioni economiche di autunno che la Commissione presenterà giovedì.

L'Eurogruppo

Lunedì sono attesi a Bruxelles i ministri dell'Economia e delle Finanza dei 19 paesi membri con la moneta unica. L'Eurogruppo si riunirà in due formati, il primo normale e il secondo “allargato” con la presenza dei ministri anche dei Paesi senza ancora la moneta unica. Questo perché sarà una discussione preparatoria dell'Eurosummit che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato per dicembre per discutere questioni relative all'Unione economica e monetaria. Tusk ha voluto questo Vertice allargato invitando anche i Paesi non euro che hanno sottoscritto il trattato di Stabilità con Repubblica Ceca e Croazia (che non lo hanno ancora sottoscritto) invitati come osservatori. Alla riunione dell'Eurogruppo parteciperanno anche la responsabile della vigilanza bancaria Bce Daniele Nouy e la responsabile dell'Autorità di risoluzione Elke Koenig.

Un fondo comune per l'Eurozona

L'Eurosummit, previsto per il 15 dicembre, avvierà un periodo di sei mesi di deliberazioni in materia di maggiore integrazione che sfocerà in un ulteriore Vertice nel giugno dell'anno prossimo che sarà chiamato a decidere come cambierà in futuro la zona euro. Fra i possibili cambiamenti si ragiona su un fondo comune dei Paesi euro che sarebbe gestito da un ministro delle Finanze per l‘intera zona euro e che risponderebbe a un comitato all‘interno del Parlamento europeo. Poi si ipotizza di trasformare il fondo di salvataggio della zona euro, l'Esm (European stability mechanism), in un Fondo monetario europeo e creare un meccanismo di insolvenza sovrano che metta pressione di mercato sui governi perché adottino politiche di bilancio prudenti. Sulla riforma della zona euro, l'obiettivo dell'Eurogruppo di lunedì è verificare quali sono i margini di movimento possibili tra le varie opzioni sul tavolo che rimangono molto controverse.

Il nuovo governo tedesco

Se davvero l'erede di Wolfgang Schauble nel ruolo di ministro delle Finanze a Berlino dovesse essere ricoperto da un liberale, come appare probabile viste le trattative in corso per il futuro, ennesimo governo Merkel, risulterebbero molto limitati gli spazi per decisioni verso una maggiore 'comunitarizzazione' della governance economica, che implica una maggior condivisione dei rischi parallela a una riduzione degli stessi rischi. L'incertezza sulle scelte di fondo della nuova coalizione al governo della Germania rende impossibili risposte precise su tutti gli elementi chiave della riforma della zona euro. Nella stessa Commissione ci sono accenti e toni assai diversi se non contrapposti su questioni importanti a partire dal meccanismo di stabilizzazione delle economie: il vicepresidente popolare Valdis Dombrovskis lo vede come un erogatore di prestiti, mentre il responsabile degli Affari economici, il socialista Pierre Moscovici, lo vede come un pilastro per l'investimento a sostegno della crescita europea. "Ci sono tra i vari Paesi molte visioni diverse sul modo di procedere e sulle priorità" della governance economica, indica una fonte Eurogruppo.

L'unione bancaria

Sul tavolo dei ministri dei Diciannove di lunedì ci saranno oltre alla riforma dell'unione monetaria e alla semplificazione delle regole di bilancio anche l'unione bancaria. Nei fatti non si tratta di 'dossier' separati dal momento che c'è un punto nel quale la gestione dei bilanci pubblici si interseca con il governo del sistema bancario: la detenzione di titoli sovrani nazionali da parte degli istituti di credito.

Quanto al modo in cui spezzare definitivamente il circolo vizioso tra situazione bancaria e debito sovrano, questo è l'ostacolo di fondo in cui si trova l'unione bancaria. Mentre a Berlino si batte la strada del limite alla detenzione di bond sovrani nazionali, a Roma se ne temono le conseguenze per la gestione del debito. Il sistema unico di garanzia dei depositi bancaria resta bloccato per volontà della Germania che teme sempre di dover pagare in futuro per i problemi economici delle banche di altri Stati meno 'rigorosi'. A parole tutti dicono che la condivisione dei rischi deve andare di pari passo con la riduzione dei rischi medesimi: però è anche vero che un sistema che condivida potenzialmente i rischi abbia esso stesso l'effetto di ridurne la probabilità.

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Ma al momento "è ormai evidente che sul sistema unico di garanzia dei depositi bancaria manca totalmente il senso di urgenza" da parte di molti paesi, indica un alto funzionario Ue, nonostante Mario Draghi e la Bce insistono che questo 'terzo pilastro' dell'Unione bancaria sia necessario per non lasciare quest'ultima amputata.

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