Il Parlamento Ue avverte Salvini: non criminalizzare le Ong che salvano migranti in mare

Approvata una risoluzione che riconosce che questa attività abbia “conseguenze non intenzionali” per gli Stati, ma sottolineando il dovere per i governo di lasciar lavorare le organizzazioni umanitarie

Mentre il vicepremier Matteo Salvini continua la sua battaglia per impedire alle navi delle Ong cariche di migranti salvati in mare di sbarcare nei nostri porti, dal Parlamento di Bruxelles arriva una chiaro messaggio al nostro governo: l'attività umanitaria in mare non deve essere criminalizzata. La commissione Libertà civili ha approvato con 38 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astensioni una risoluzione in cui chiede agli Stati membri di garantire che l'aiuto ai migranti per motivi umanitari non sia punibile come crimine, pur riconoscendo che queste operazioni di soccorso hanno “conseguenze non intenzionali” per le nazioni come l'Italia, tra cui naturalmente l'afflusso di migranti sul loro territorio. In base alla direttiva "Facilitation" del 2002, gli Stati membri dell'Ue sono tenuti a introdurre leggi che prevedano sanzioni penali per chiunque "faciliti" l'ingresso irregolare, il transito o la residenza dei migranti, ma le stesse regole comunitarie danno il potere agli Stati membri ad esentare l'azione "umanitaria" dalla lista dei crimini.

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I deputati sottolineano che individui e Ong aiutano le autorità nazionali a garantire che l'assistenza umanitaria raggiunga coloro che ne hanno bisogno, e lo fanno proprio effettuando operazioni di salvataggio in mare e a terra. Per questo criticano il fatto che pochi Stati membri abbiano incorporato l'esenzione "assistenza umanitaria" nelle loro leggi nazionali. L'Aula chiede agli Stati membri di garantire che le organizzazioni della società civile che assistono i migranti non siano mai perseguite per averlo fatto e per esserne sicuri i deputati vogliono anche informazioni dettagliate su come viene applicata la legislazione dell'Ue e per questo chiedono ai governi nazionali di fornire dati sul numero di persone arrestate, di procedimenti giudiziari e di condanne per atti di "facilitazione" in mare, alle frontiere e nell'entroterra. Infine, la risoluzione chiede alla Commissione europea di pubblicare delle linee guida che specifichino quali forme di "facilitazione" non debbano essere criminalizzate, per assicurare che la legge sia applicata con maggiore chiarezza e uniformità.

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