L'Olanda tenta di fermare il Recovery Fund: "Chi lo chiede dovrà rispettare il Patto di stabilità"

La Germania però 'resiste' alle critiche del ministro delle Finanze olandese e manda avanti l'iter legislativo del testo sul piano concordato a luglio. Esulta Gualtieri

Il primo ministro olandese Mark Rutte. Copyright: European Union

“C’è la maggioranza qualificata, andiamo avanti”. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz questa mattina non ha voluto sentire ragioni. Alle bordate arrivate soprattutto dai Paesi Bassi al testo di compromesso sul Recovery Fund deciso dai leader europei lo scorso luglio, il tedesco ha risposto con l’esigenza condivisa dalla larga maggioranza dei Governi. Quella di procedere al più presto con l’iter legislativo sul piano di ripresa e approvare gli aiuti entro dicembre per dare il via all’erogazione dei fondi nel 2021. Una linea apertamente contestata dall’esecutivo di Mark Rutte, deciso a limare i regolamenti per aggiungere condizionalità ai piani di riforme e investimenti che i Governi presenteranno da metà ottobre. 

La riunione e lo scontro

Questa mattina i ministri dell’Economia dei 27 Paesi Ue erano chiamati a discutere, ma soprattutto adottare, un testo condiviso sulla Recovery and Resilience Facility, il piano di sussidi e prestiti che fa parte del Recovery Fund. Una proposta di compromesso era già stata votata a maggioranza qualificata prima della riunione. A votare contro e a reiterare la propria posizione nella riunione di oggi è stato il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra. L’esponente del Governo Rutte ha messo l’accento sulla necessità di legare i piani di riforme dei Paesi che chiederanno i fondi (a partire dall’Italia) "alle country specific recommendations (Csr) del 2019”. Si tratta delle raccomandazioni specifiche dell’Ue ai Paesi membri.

Raccomandazioni

L’impianto legislativo del Recovery tiene già conto delle raccomandazioni di Bruxelles ai Governi, che nelle proposte di riforme e investimenti sono chiamati a rispettare tali indicazioni. L’Italia, ad esempio, è stata spesso oggetto di critiche da Bruxelles per la lentezza della giustizia, per le inefficienze della pubblica amministrazione e per l’enorme debito pubblico. Ma il ministro Hoekstra ha chiesto il rispetto delle raccomandazioni del 2019 al posto di quelle contenute nell’ultimo documento adottato dalla Commissione lo scorso maggio, considerato evidentemente una versione ‘light’ rispetto alle raccomandazioni dell’ultimo anno in carica di Jean-Claude Juncker, che pochi mesi dopo aver sottoscritto il documento ha ceduto il posto a Ursula von der Leyen

Tornare al Patto di stabilità

Altra richiesta del ministro olandese era l’inclusione nei testi sul Recovery Fund delle regole del Patto di stabilità e crescita. Quest’ultimo si trova sostanzialmente in stand-by dall’inizio della crisi pandemica, quando la Commissione europea ha scelto di attivare la General escape clause, una clausola che ha permesso ai Governi di sfondare il tetto del 3% di rapporto deficit/Pil per affrontare le spese extra dovute alla pandemia. Hoekstra ha dichiarato pubblicamente di pretendere “un chiaro collegamento” tra il piano di ripresa e le norme di stabilità finanziaria. 

I prossimi ostacoli del Recovery Fund

Richieste di modifiche al testo sono arrivate anche dai Governi di Irlanda e Lussemburgo, con l'esecutivo del Granducato che ha chiesto a gran voce l’introduzione di emendamenti. A blindare l’accordo è stata la Germania, alla quale spetta la presidenza di turno del Consiglio Ue. Il ministro Scholz, dopo aver spiegato la situazione di urgenza e constatato la presenza di una maggioranza ha mandato avanti il testo, che ora sarà la base dei negoziati con il Parlamento europeo, co-legislatore Ue in materia di bilancio.

Gualtieri esulta

Tra i primi a festeggiare il disco verde al testo è stato il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che su Twitter ha precisato come il compromesso stabilisca “tempi certi” e non contenga “potere di veto per le procedure di pagamento”. Garantito anche “il 10% di anticipo sul totale delle quote spettanti dal Recovery Fund”. Un sospiro di sollievo per il Governo italiano, primo beneficiario del fondo europeo di ripresa che per vedere la luce dovrà affrontare ancora tanti ostacoli. Una volta raggiunto l’accordo con l’Eurocamera, partirà infatti il lungo iter di ratifica nazionale sulle risorse proprie, le ‘eurotasse’ su plastica e emissioni di CO2 che serviranno a rendere il Recovery Fund sostenibile dal punto di vista finanziario. E mentre oggi si poteva procedere a maggioranza, il percorso di ratifica prevede una sola strada. Quella dell’unanimità.

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