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 © European Union

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Nasce la Difesa comune Ue. Tra i primi impegni l'aumento delle spese militari

Oggi l'intesa tra 23 paesi membri, tra cui l'Italia in prima fila. Cooperazione permanente strutturata per progetti congiunti per sviluppare asset militari, ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e rafforzare la capacità operativa 

Era stato scritto nei Trattati di Roma, ma per 60 anni è stato un tabù, complice anche l'opposizione di un pezzo grosso come il Regno Unito. Oggi, con la firma di 23 paesi membri su 28, tra cui l'Italia in prima linea, l'Unione europea dà avvio a quello che, in embrione, dovrebbe essere la Difesa comune dell'Ue. Sulla carta, si chiama Pesco, acronimo che, in italiano, sta per Cooperazione permanente strutturata sulla difesa. Guai a parlare di esercito europeo, sia chiaro: per il momento si tratta di un accordo che prevede progetti comuni tra le difese dei diversi Stati per sviluppare asset militari, ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e rafforzare la capacità operativa. 

La firma dell'accordo è arrivata oggi a Bruxelles, nel corso di un Consiglio Ue congiunto dei ministri della Difesa e degli Esteri. Gli Stati membri che hanno firmato la notifica sono Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. A restare fuori, per il momento, Irlanda, Danimarca, Malta, Portogallo e, inevitabilmente, il Regno Unito. 

L'impegno sulla spesa militare

Come dicevamo, non siamo dinanzi a un esercito europeo, ma a un'intesa che dovrebbe aprire la porta a una maggiore integrazione dei programmi di Difesa dei singoli Stati, soprattutto per quel che riguarda la spesa militare. Non a caso, tra gli impegni comuni sottoscritti oggi dagli Stati Ue, c'è quello di “un aumento graduale in termini reali dei bilanci” per il settore della Difesa

I ministri degli Esteri dovrebbero adottare formalmente una decisione sulla Cooperazione permanente strutturata nella riunione del Consiglio Ue del 11 dicembre. Successivamente dovrebbero approvare una prima lista di progetti da avviare in settori come l'addestramento, lo sviluppo di capacità militare e nel settore delle operazioni. “Per l'Italia c'è già in campo un progetto comune importante come quello sul drone europeo”, ha ricordato la ministra Pinotti a margine dell'intesa.

Il Fondo comune per la difesa

Tra i punti dell'accordo, anche l'ok alla proposta della Commissione Ue di istituire un Fondo comune per la difesa, che prevede per il 2019 e il 2020, almeno nella formulazione dell'Esecutivo comunitario, 90 milioni per la ricerca e sviluppo, 450 milioni per la cyber security, 500 milioni per l'acquisto congiunto di tecnologie e materiali di difesa.

"Oggi è un giorno storico per la difesa europea", ha detto l'Alto rappresentante, Federica Mogherini: "Dopo molti anni, la disposizione del trattato di Lisbona che creava la possibilità per l'Ue e gli Stati membri di avere una cooperazione strutturata permanente oggi sarà utilizzata”.
 

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