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Sabato, 25 Giugno 2022
Il caso / Paesi Bassi

Il più grande giacimento di gas d'Europa provoca "16 morti all'anno" per stress sismico

L'accusa in uno studio dell'Università di Groeningen, la città olandese dove sorge l'impianto (che rifornisce anche l'Italia)

Si sa da tempo che l'estrazione di gas dal giacimento di Groningen, il più grande d'Europa, ha trasformato l'area in cui sorge in una zona sismica. Ora, uno studio rivela che lo stress provocato dalle continue scosse sarebbe responsabile di 16 morti all'anno. È quanto emerso da una ricerca dell'università della città olandese. "Sono scioccato", ha detto il ministro Hans Vijlbrief. 

Secondo la ricerca, i terremoti non hanno arrrecato solo danni agli edifici, per i quali il governo versa annualmente dei contributi alle famiglie, ma hanno provocato l'insorgenza di disturbi fisici e psichici: mal di testa, insonnia, palpitazioni e problemi allo stomaco, oltre ad ansia e depressioni. Secondo i ricercatori, questi tipi di disturbi portano a un lieve aumento del rischio di morte, ad esempio per malattie cardiovascolari o suicidio, che è stato quantificato in 16 decessi prematuri all'anno.

La soluzione? Chiudere la produzione di gas, suggeriscono i ricercatori. Un'ipotesi che fino a prima della guerra in Ucraina sembrava più che concreta: il governo di Mark Rutte aveva annunciato il possibile stop dell'estrazione già nel 2023. Ma la crisi scatenata dal conflitto ha rimesso il piano in discussione. Anzi, nell'immediato il gas estratto sta aumentando. Se la produzione annuale era stata portata a 3,9 miliardi di metri cubi nel 2021, quest'anno il ministero dell'Economia ha annunciato l'intenzione di salire a una produzione di 7,6 miliardi di metri cubi. È il "contributo" olandese al braccio di ferro con Mosca, sollecitato dall'Ue e promosso in particolare dalla Germania, che acquista quasi un terzo del gas di Groningen per alimentare le caldaie delle regioni vicine ai Paesi bassi.

La storia del giacimento di Groningen comincia  nel 1959, quando fu scoperto il giacimento. Il gas è cominciato a fluire verso le case olandesi nel 1963. Per la provincia di Groningen, nel nord-est dell'Olanda, era come aver trovato l'oro, e il sogno di tornare ai fasti di un tempo, quando la cittadina era tra i centri più ricchi del Paese, sembrava finalmente a portata di mano. Negli anni Ottanta, però, i residenti cominciarono a collegare le sempre più frequenti scosse all'estrazione di gas. Dal 1986, anno in cui le autorità hanno inziato a monitorare l'attività sismica, sono state conteggiate oltre mille scosse fino a 3,6 gradi della scala Richter. 

I terremoti, seppur di entità non notevole, hanno provocato danni agli edifici: le segnalazioni ufficiali sono state oltre 120mila nel tempo, e hanno portato a 1,15 miliardi di euro di risarcimenti. Ma il denaro non è bastato a placare la rabbia dei residenti, che hanno cominciato a chiedere la chiusura dell'impianto. Nel 2012 una scossa, la più forte mai registrata nel Paese, ha colpito la vicina Huizinge. Ma è stato nel 2018, con una nuova scossa di 3,4 gradi della scala Richter, che il governo ha deciso di fermare le estrazioni. Il primo accordo prevedeva il 2030 come anno di chiusura. L'anno scorso, le nuove proteste dei cittadini avevano spinto il premier Rutte ad anticipare i tempi al 2023. Ma come dicevamo, il piano sembra ormai saltato. 

Finora, le proteste dei cittadini si sono concentrate sui danni alle case. E la risposta del governo è stata quella di promettere più fondi, anche se nei fatti i "frugali" responsabili dei conti olandesi non hanno dato pieno seguito alle promesse. Ora, lo studio dell'Università di Groningen rilancia il tema della salute e le critiche all'esecutivo per non aver mai preso provvedimenti in tal senso. Anche il ministro Vijlbrief ha ammesso che questo aspetto sia stato "sottovalutato". 

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