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Sabato, 27 Novembre 2021
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Il Ppe sceglie la maltese Metsola per provare a sfilare la presidenza di Strasburgo a Sassoli

La 42enne, se eletta, sarebbe la politica più giovane a ricoprire la carica. I socialisti però non vogliono cedere la carica, nonostante un patto fatto a inizio legislatura coi popolari

“Mamma di quattro ragazzi, primo vice-presidente del Parlamento europeo”. Questa la bio, su Twitter, di Roberta Metsola, 42enne maltese designata ieri come candidata del Partito popolare europeo (Ppe) nella corsa alla presidenza dell’Eurocamera. La partita sta entrando nel vivo, ora che il gruppo più grosso dell’emiciclo ha individuato la propria alternativa all’attuale presidente David Sassoli. Come sempre a metà legislatura Strasburgo rinnova le sue cariche apicali. Solitamente i due principali gruppi, quello socialista e quello popolare, si alternano alla presidenza, ma questa volta i socialisti hanno deciso di non voler rispettare questa consuetudine.   

La scelta

Metsola è stata scelta in una lunga riunione del gruppo popolare, che alla fine l’ha designata a larga maggioranza: 112 voti su 174 per la maltese, che ha distaccato nettamente i suoi sfidanti, l’olandese Esther de Lange (44 voti) e l’austriaco Othmar Karas (18 preferenze). I popolari sono convinti che sia la candidata migliore per sfilare lo scettro di mano a Sassoli, che pare intenzionato a riproporsi per un secondo termine. Donna, giovane, benvista da un gran numero di eurodeputati e proveniente da un piccolo Paese del sud in una congiuntura in cui tutte le posizioni apicali sono in mano agli Stati più grandi e/o fondatori dell’Unione: le carte in regola Metsola parrebbe averle tutte.

Un candidato forte

Il capogruppo del Ppe, Manfred Weber, ha sostenuto che si tratta di un nome “forte e convincente”. “Quest’elezione non riguarda la politica e i partiti, ma riguarda l’istituzione”, ha dichiarato, aggiungendo che Metsola “ha un’idea chiara del ruolo presidenziale, di cos’è questa istituzione e di cosa va fatto nei prossimi due anni e mezzo”. “Dopo più di 20 anni – ha continuato – abbiamo una candidata che non proviene dai grandi Paesi Ue, ma che è stata scelta per la sua forza e qualità personali. Dopo più di 20 anni, presentiamo una candidata donna per la presidenza del Parlamento”. Ed è stato ottimista sulle chance di vittoria: “Se verrà eletta, e io sono certo che sarà eletta, sarà la più giovane presidente del Parlamento europeo”. Ora, ha concluso, il Ppe approccerà gli altri gruppi e condurrà delle trattative per allargare il supporto alla maltese: “Abbiamo avuto segnali positivi dalle altre famiglie politiche quindi cominceremo questi negoziati e il Ppe è pronto a raccogliere l’idea di Renew (il gruppo dei liberali, ndr) per un accordo di coalizione per formulare insieme le idee” per la seconda parte della legislatura.

Costruire maggioranze

“I prossimi due anni e mezzo saranno critici per il Parlamento europeo, nel momento in cui usciamo da una pandemia devastante”, ha dichiarato Metsola, aggiungendo che “la mia prima priorità per ora è creare alleanze, costruire ponti con le forze costruttive pro-Ue di quest’aula, e di entrare nella seconda parte di questa legislatura forti non solo delle nostre posizioni politiche ma anche nell’immagine che offriamo al resto del mondo”. Quello che resta da capire è il futuro della coalizione tra popolari e socialisti, coalizione che ha formato lo scheletro della politica europea nell’ultimo decennio ma che pare irrimediabilmente incrinata. La candidata del Ppe ha sostenuto che si lavorerà “per costruire delle maggioranze”: “Quello che ho fatto fin qui è di guardarmi intorno per colleghi deputati intenzionati a costruire quella maggioranza centrista pro-Ue, come ho fatto nelle commissioni Libe e Envi e nel bureau della presidenza da vice-presidente”, ha detto.

E i socialisti?

Per quanto riguarda il ruolo che i socialisti, etichettati da Antonio Tajani come partner inaffidabili che si sfilano dagli accordi quando fa comodo, ricopriranno nella costruzione di qualunque maggioranza pro-integrazione, ha spiegato che bisogna lavorare con loro: “Abbiamo già lavorato con loro e continueremo a farlo con coerenza e concretezza nelle prossime settimane per raggiungere la maggioranza di cui abbiamo bisogno”. Anche Weber ha cercato di ridimensionare in qualche modo i problemi legati alle difficoltà di creare un’alleanza con i liberali ma senza il supporto dei partiti progressisti, dai socialisti ai verdi. E ha voluto sottolineare che “questo è il giorno in cui il Ppe mostra la sua unità: il gruppo è unito, abbiamo dimostrato di essere persone affidabili e che ci si può fidare di noi”.

Patti infranti

Sassoli era stato eletto nel 2019 nell’ambito di un accordo a tre tra i maggiori partiti (popolari, socialisti e liberali) per dividersi le cariche apicali dell’Ue: la Commissione alla popolare Ursula von der Leyen (Germania), il Consiglio europeo al liberale Charles Michel (Belgio), la politica estera e il Parlamento ai socialisti (rispettivamente lo spagnolo Josep Borrell e l’italiano Sassoli). Nel medesimo quadro, Christine Lagarde, francese, era stata insediata alla Bce come sostituta di Mario Draghi. Secondo l’accordo, la presidenza del Parlamento sarebbe toccata ai socialisti nella prima metà della legislatura e ai popolari nella seconda, che inizia il prossimo gennaio. Una consuetudine, quella di alternarsi alla principale carica dell'Aula, che va avanti da anni e viene (quasi) sempre rispettata. Ma è ormai evidente che i socialisti non ci stanno più. Sostengono che siano stati i popolari a infrangere per primi questo patto, preferendo l’irlandese Paschal Donohe alla spagnola Nadia Calvino alla guida dell’eurogruppo. Ma la realtà è che i venti politici in Europa stanno cambiando e il partito di centrosinistra vuole capitalizzare sull’arretramento generalizzato dei conservatori per tentare di allungare e mantenere la presidenza dell’Eurocamera. Se questa mossa riuscirà, tuttavia, è ancora presto per dirlo.

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