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Una protesta a Berlino contro il lockdown del novembre 2020

Una protesta a Berlino contro il lockdown del novembre 2020

Ora la maggioranza dei tedeschi critica Merkel sulla gestione della crisi Covid

Vaccini in ritardo, lockdown prolungato oltre le attese, falle nella risposta sanitarie e qualche intoppo persino nei finora impeccabili aiuti pubblici. Da leader più amata al termine della prima ondata della pandemia, oggi la Cancelliera si trova a fronteggiare una sfiducia crescente

Solo nel luglio scorso, al termine della prima ondata della pandemia, l'indice di fiducia nella gestione della crisi superava il 70%. Ma la seconda ondata ha cambiato profondamente il modo in cui i tedeschi guardano alla loro storica leader, la cancelliera Angela Merkel, e al governo: stando alle rivelazioni periodiche dell'istituto Civey, riportate da Focus, per la prima volta, la maggioranza dei tedeschi (il 46%) si dice insoddisfatta di come l'esecutivo sta affrontando la crisi del Covid-19. 

Il nodo dei vaccini

Il sondaggio è stato condotto il 4 febbraio e ha coinvolto 10.096 persone, scrive Focus.de. I tedeschi soddisfatti rappresentano il 41,7%, il che significa che nel giro di pochi mesi, 1 tedesco su 3 ha cambiato idea sull'operato di Merkel e ministri. A pesare su questa sfiducia crescente ha contribuito il ritardo nelle vaccinazioni, a fronte di un tasso di contagi che continua a restare alto, rendendo per il momento impossibile un rilassamento delle restrizioni. E sta proprio qui, nel lockdown prolungato al di là delle attese, la ragione maggiore di insoddisfazione dei tedeschi, almeno stando a sentire un esperto intervistato da Focus, Frabk Roselieb: "L'attuale lockdown è in corso dall'inizio di novembre ed è quindi al suo quarto mese - dice - È già notevolmente più lungo del primo lockdown della primavera del 2020, e dunque è normale che la popolazione sia stanca". L'annuncio dell'avvio della campagna di vaccinazione, argomenta Roselieb, aveva dato la speranza di un rapido ritorno alla normalità. Ma i ben noti problemi nelle forniture hanno fatto tramontare questa speranza.

L'accusa a Bruxelles

Non a caso, proprio in questi giorni, alcuni esponenti della maggioranza di governo, tra cui anche il ministro dell'Economia Olaf Scholz (stando alla Bild), hanno duramente criticato la gestione dell'acquisto dei vaccini da parte della Commissione europea. Peccato che alla guida di Bruxelles ci sia Ursula von der Leyen, che prima di presiedere l'esecutivo Ue era l'ex ministra della Difesa proprio del governo Merkel, nonché esponente di spicco della Cdu, il partito di maggioranza. Ecco perché lo scaricabarile sulla Commissione (sia esso legittimo o meno) non sembra la migliore strategia comunicativa per contrastare il fronte populista, che liscia il pelo a scettici e negazionisti. 

Ristori in ritardo

Inoltre, sui media tedeschi cominciano a circolare con insistenza le critiche di esperti, che lamentano errori e carenze nella gestione della crisi sanitaria: "Abbiamo strutture contro i virus come quello del Covid-19 da Paese del Terzo mondo", lamenta Hartmut Hengel, direttore dell'Istituto di virologia di Friburgo, sempre su Focus (che va detto è tra i media più critici nei confronti del governo). Parole che fanno eco a un problema atavico del sistema sanitario tedesco, che ha strutture di eccellenza mondiale, ma è carente di personale. Infine, a peggiorare il clima, c'è la questione dei ristori attesi per novembre, una parte dei quali non è stata ancora versata, macchiando uno dei miti tedeschi, quello dell'efficienza amministrativa.      

Dubbi sul lockdown

Per tutte queste ragioni, nel governo c'è chi spinge per dare una risposta alle critiche, partendo dal nodo lockdown. "Non possiamo restare in questo lockdown duro per tutto l'inverno. Non possiamo permettercelo come società", ha detto il ministro della Salute, Jens Spahn. Serve un passaggio graduale e responsabile verso la normalità, ha sottolineato. "E bisogna agire i modo differenziato nelle regioni". Spahn ha rilevato che i numeri della pandemia sanno calando in modo significativo: "I numeri sono incoraggianti. Il trend va chiaramente verso il basso, ma non possiamo ancora sapere con certezza dove saremo il 14 febbraio". 

Contagi restano alti

Stando ai dati del Robert Koch Institut, però, la situazione sanitaria non è così incoraggiante come la dipinge Spahn: è vero che l'indice di incidenza settimanale è calato a 80,7 nuovi contagi su 100 mila abitanti. Ma la soglia che il governo si era data come obiettivo è 50. E come ha ammesso in queste ore il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, "la situazione è lontana dall'essere sotto controllo". "Attualmente ci sono tre mutazioni che ci preoccupano. Tutte e tre sono già in Germania", ha aggiunto, sottolineando che "quella britannica è la più diffusa". Ogni vaccino è una buona cosa, "ma il virus non è affatto stanco", bisogna continuare a mantenere l'isolamento ed evitare di dargli ogni chance, riporta l'Ansa.

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