Al via il "Trono di spade" per il dopo Juncker: Macron contro Merkel. E l'Italia sta a guardare

A Bruxelles inizia la battaglia per scegliere il nuovo presidente della Commissione e la sua squadra. E la fine della grande coalizione potrebbe complicare le cose

Foto European Union

Non è proprio come nel "Trono di spade", ma fatti i dovuti distinguo, la battaglia in corso a Bruxelles per la scelta del prossimo presidente della Commissione europea e dei componenti del suo esecutivo si preannuncia tra le più agguerrite. Soprattutto perché rischia di alimentare ancora di più le tensioni sull'asse Francia-Germania, con il presidente Emmanuel Macron impegnato in un braccio di ferro con la cancelliera Angela Merkel per il nome di colui (o colei) che succederà a Jean-Claude Juncker. Sullo sfondo, il Parlamento europeo, che come istituzione cerca un "posto al sole", ossia di incidere sulla scelta dell'esecutivo e non lasciarla solo alle trattative tra i 28 Stati membri. E i Paesi di Visegrad, con Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca che hanno proposto un loro candidato alternativo. 

I 5 nomi papabili

Al momento, i nomi sul tavolo sono almeno 5. Ci sono gli "spitzenkandidat", ossia i capilista dei partiti europei: le norme europee prevedono che a scegliere il presidente della Commissione e gli altri membri del collegio siano gli Stati membri, ossia il Consiglio, dopo aver però consultato il Parlamento Ue, cui spetterà poi di confermare con il voto della Plenaria i singoli componenti dell'Esecutivo comunitario. Nel 2014, i grandi partiti Ue riuscirono a imporre una regola, non scritta, quello appunto dello "spitzenkandidat", per cui la leadership della Commissione sarebbe andata al capolista del gruppo parlamentare che aveva ottenuto più voti alle elezioni europee. E così fu: Juncker si candidò e il suo Ppe vinse le elezioni, spianandogli la strada della presidenza (con il beneplacito di Merkel).

L'opposizione di Macron

Cinque anni dopo, il Parlamento ha di nuovo scelto di procedere con questo metodo e i vari partiti hanno presentato i loro candidati: Manfred Weber per il Ppe, Frans Timmermans per i socialisti e democratici dell'S&D, e Margarethe Vestager per i liberali dell'Alde (solo per attenerci ai principali). Il metodo dello "spitzenkandidat", pero', ha trovato stavolta una serie di intoppi. Il primo è la posizione di Macron, che si è dichiarato contrario, affermando che la nomina del presidente della Commissione spetti ai governi nazionali. Il secondo problema riguarda la composizione del nuovo Parlamento, decisamente più "balcanizzato" rispetto a 5 anni fa. 

Addio alla Grande coalizione

Il voto di domenica ha infatti messo fine alla stagione della Grande coalizione tra popolari e socialisti. O meglio, le due principali famiglie politiche di Europa sono ancora le più votate, ma la coalizione dovrà allargarsi per ottenere la maggioranza dei seggi al Parlamento. I liberali dell'Alde, a cui si è unito Macron (e oggi i democratici slovacchi, che hanno lasciato l'S&D), sono la terza forza dell'Eurocamera e mirano a far sentire il loro peso. Anche i Verdi, con la loro pattuglia di circa 70 deputati, vuole far parte delle trattative. 

Il ruolo di liberali e i Verdi

Entrambi i gruppi (liberali e Verdi) potrebbero da soli fare da terza stampella. E questo sta allargando il dibattito sul nome del successore di Junker ad altri soggetti. Macron, per esempio, ha proposto il connazionale Michel Barnier, di fatto esponente del Ppe, con una lunga carriera politica alle spalle: due volte commissario Ue e attualmente capo-negoziatore di Bruxelles sulla Brexit. Il presidente francesce, arrivando al vertice dei leader Ue di Bruxelles che ha ufficialmento aperto le trattative, ha ribadito il nome di Barnier. Ma nella sua rosa ha inserito anche Timmermans e Vestagher (che sulla carta è membro del suo gruppo politico).    

Weber ancora in pole

Nella rosa non c'è Weber, colui che stando ai numeri attuali dell'Eurocamera, dovrebbe venire nominato presidente della Commissione. Weber è anche il nome ribadito nelle ultime ore dalla cancelliera Merkel, ma le chance per il popolare tedesco sembrano sempre più ridotte. Di fatto, si vocifera a Bruxelles, l'esito non esaltante delle elezioni in Germania per il partito della cancelliera e il calo di consensi e seggi generale del Ppe avrebbero indebolito il potere contrattuale di Berlino. 

Le possibilità di Timmermans

D'altro canto, anche Macron, seppur forte del successo dei liberali in Ue, deve fare i conti con la sconfitta di misura patita per mano di Marine Le Pen in patria. Ecco perché nel braccio di ferro tra il presidente francese e la cancelliera, i cui rapporti si sarebbero deteriorati negli ultimi mesi, si stanno inserendo altri leader europei. Tra questi, c'è senza dubbio il premier spagnolo Pedro Sanchez, forte del doppio successo alle urne delle ultime settimane: il suo eventuale appoggio a Timmermans potrebbe aumentare le possibilità di nomina del socialista olandese. Tanto più se i Verdi dovessero partecipare alla maggioranza aumentando la "quota progressist" della coalizione che reggerà l'Eurocamera (e l'Ue) nei prossimi 5 anni. Essendo poi uno degli Spitzenkandidat, Timmermans "asseconderebbe" le richieste del Parlamento di avere un ruolo nella scelta della Commissione. E non a caso, Macron si è guardato bene dal chiudergli la porta in faccia, pur non condividendo questo metodo. Si vedrà.

Sovranisti fuori dai giochi

Di sicuro, fuori dai giochi ci sono i sovranisti, compresa la Lega. Per loro, un aiuto potrebbe arrivare in Consiglio, dove i Paesi di Visegrad guidati da Ungheria e Polonia hanno avanzato il nome alternativo dello slovacco Maros Sefcovic: l'ormai ex commissario in quota socialista fa parte di un partito che proprio in queste ore si è alleato con i liberali di Macron. Ma è difficile che questo pedigree gli basti per la poltrona più alta della Commissione. E neppure per la riconferma nel collegio dei commissari.   

L'Italia resta a guardare

E l'Italia? Il nostro Paese per il momento sta a guardare. Le cronache di queste ore non riportano la presenza del nostro premier Giuseppe Conte nei vari tavoli preparatori alle trattative segretissime del vertice Ue (accesso alla sala solo ai leader e nessun segnale telefonico). Del resto, l'Italia sconta un grande limite: nessuno dei due partiti della maggioranza fa parte dei partiti dell'eventuale maggioranza Ue. La Lega sta con i sovranisti e cerca l'asse con Orban e la Polonia, i 5 stelle solo alla ricerca di alleati per formare un gruppo e non hanno nessun premier europeo di riferimento con cui trattare (oltre a disdegnare qualsiasi dialogo con Orban e polacchi).  Ecco perché per Conte non sarà facile far valere le istanze italiane. Sia Salvini che Di Maio vogliono un commissario Ue con portafoglio economico (forse l'Agricoltura). Ma più che il ruolo, è il nome che deve convincere le altre cancellerie. E sul nome, tra l'altro, non è detto che Lega e M5s siano già d'accordo.  

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Per l'Ue la Svizzera non è più un paradiso fiscale

  • "Gli Stati ricchi paghino di più", l'Ue presenta il conto a Germania e Olanda

  • Macron frena sull'ingresso di Albania e Macedonia nell'Ue: "No all'avvio dei negoziati"

  • Orban nega il cibo ai migranti in transito, l'Ue: "Violati i diritti fondamentali"

  • Chi sono i 20 giganti che inquinano di più al mondo

  • Cresce il numero di studenti neri a Cambridge, è lo 'Stormzy effect'

Torna su
EuropaToday è in caricamento