Mediaset in mano ai francesi, primo ok da Corte Ue. Che demolisce la legge Gasparri

I giudici europei potrebbero dare il via libera alla scalata di Vivendi, facendo perdere alla famiglia Berlusconi il controllo di Italia 1, Rete 4 e Canale 5

Protezionismo mascherato da pluralismo. Secondo l’Avvocato Generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, la normativa italiana che ha finora impedito ai francesi di Vivendi di prendere il controllo di Mediaset “è contraria al diritto dell’Unione”, perché le sue disposizioni “limitano la possibilità che imprese di altri Stati membri entrino nel settore italiano dei media”. Nel mirino dei giudici Ue potrebbe finire il Sistema integrato delle comunicazioni (Sic) introdotto dalla cosiddetta legge Gasparri del 2004, poi modificata l’anno dopo per venire incontro alle richieste della Commissione europea, che aveva aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia. 

Lo stop alla scalata dei francesi

Nel 2016, la società francese Vivendi ha aumentato la propria quota di azioni Mediaset fino ad acquisirne il 28,8% del capitale sociale, pari a quasi il 30% dei diritti di voto. Mediaset ha quindi denunciato Vivendi per aver violato le leggi italiane che vietano a un'impresa di realizzare, attraverso soggetti controllati o collegati, oltre il 20% dei ricavi complessivi del cosiddetto Sistema integrato delle comunicazioni, comprendente il mercato televisivo, radiofonico, ma anche di stampa, editoria, Internet, cinema e pubblicità. “Ciò avveniva nel caso della Vivendi”, si legge nel riassunto della vicenda pubblicato oggi dalla Corte Ue, in quanto il gruppo francese “già occupava una posizione rilevante nel settore italiano delle comunicazioni elettroniche, in virtù del suo controllo sulla Telecom Italia”. Da qui lo stop da parte dell’AGCom, che ha accertato che i francesi avevano violato la normativa italiana e ordinava, pertanto, di cessare tale violazione. È dunque partito il ricorso da parte di Vivendi che ha portato alla disputa di fronte ai giudici europei.

"Troppe restrizioni"

L'Avvocato Ue, il cui parere non è vincolante ma influisce sulla decisione finale, osserva che la tutela del pluralismo dell'informazione “costituisce una ragione imperativa di interesse generale, la cui tutela può giustificare, in astratto, l'adozione di misure nazionali che limitano la libertà di stabilimento”, che garantisce la mobilità delle imprese e dei professionisti nell’Ue. Ma la disciplina italiana delle telecomunicazioni, scrive l’Avvocato Generale Manuel Campos Sánchez-Bordona, “dev’essere proporzionata all’obiettivo di tutela del pluralismo dell’informazione, ossia non deve andare oltre quanto necessario per raggiungerlo”. Un limite superato, si legge nel parere, dal momento che la legge che finora ha bloccato l’acquisizione di Mediaset da parte dei francesi “definisce in maniera eccessivamente restrittiva il perimetro del settore delle comunicazioni elettroniche”. Non si tiene conto dei “nuovi mercati che sono divenuti la principale via di accesso ai media” come “i servizi al dettaglio di telefonia mobile, servizi di comunicazioni elettroniche collegati a Internet e servizi di radiodiffusione satellitare”. 

"Società collegate non sono controllate"

Il parere prende anche di mira la quota di ricavi del 10% del Sic, “molto ridotta”. Infine, Sánchez-Bordona ritiene “sproporzionato calcolare i ricavi delle società «collegate» come se fossero società «controllate» quando, come sembra accadere nel caso di specie, la società (Vivendi) che detiene una quota dei diritti di voto nell’altra (Mediaset) superiore alle cifre sopra indicate non è, di fatto, in grado di esercitare un’influenza notevole su quest’ultima”.

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Le reazioni

“Siamo molto soddisfatti, si tratta di una conferma molto forte della nostra posizione”, è stato il primo commento a caldo da parte di Vivendi. Il gruppo Mediaset invece “prende atto delle posizioni espresse dall'avvocato generale che non vincolano le decisioni della Corte di Giustizia”.

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