Caos in Libia, i migranti fuggono dai centri di detenzione: "800 sui gommoni in soli 3 giorni"

La cancelliera Merkel sta lavorando per rendere vincolanti i risultati della conferenza di Berlino facendoli adottare in una risoluzione delle Nazioni Unite. Ma la tregua è già stata violata. Mentre il blocco all'export di petrolio di Haftar è costato già 318 milioni di dollari

La tregua in Libia resta ancora una promessa. E tra le conseguenze della situazione di caos nel Paese ci sono le condizioni dei migranti detenuti nei centri. Alcuni dei quali sono riusciti a fuggire e imbarcarsi verso Italia e Malta. Secondo le stime di Alarm Phone, il servizio telefonico di volontari che assiste i migranti in difficoltà nel Mediterraneo, sarebbero almeno 13 barche fuggite dalla Libia negli ultimi tre giorni. A bordo trasportavano quasi 800 persone, 720 della quali avrebbero raggiunto l'Europa. 

Fuggiti dalle torture

"Nelle ultime 72 ore centinaia di persone sono riuscite a fuggire dai centri di detenzione e tortura in Libia e, pur rischiando la vita in mare, sono riuscite a non essere ricatturate dai carcerieri libici (pagati dai governi Ue) e hanno potuto raggiungere la salvezza in Europa", è stato il commento su Twitter della ong Mediterranea Saving Humans.

Le milizie islamiche

La situazione potrebbe presto peggiorare: il fragile cessate il fuoco siglato alla Conferenza di Berlino tra il governo di Tripoli, riconosciuto dall'Onu, e l'esercito comandato dal generale ribelle Khalifa Haftar, sostenuto tra gli altri da Francia e Russia, è già stato violato. Tripoli accusa Haftar, il quale a sua volta punta il dito sulla Turchia, scesa in campo a sostegno del governo.

Secondo il quotidiano online turco di opposizione "Ahval" (bloccato in Turchia e con sede nel Regno Unito), sarebbero circa 3 mila i miliziani ribelli siriani giunti in Libia nelle ultime settimane nel quadro di un'operazione promossa dalla Turchia per sostenere il Governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Serraj. Secondo il quotidiano, che cita tre combattenti dell'autoproclamato Esercito nazionale siriano, l'alleanza ribelle islamista appoggiata da Ankara nel nord della Siria, Recep Tayyip Erdogan avrebbe già inviato alcune decine di istruttori in per addestrare le forze allineate al Gna nell'uso di missili anti-aerei e droni.

Erdogan contro Haftar

Erdogan ha affermato di non credere che il generale Khalifa Haftar, che ha il controllo della Cirenaica e guida l'esecutivo con sede nella città di Tobruk, rispetti la tregua. "In questo momento dobbiamo vedere chiaramente qual è la vera identità di Haftar. È un uomo che in passato ha tradito i suoi superiori", ha rimarcato il leader turco, citato dall'agenzia di stampa 'Anadolu'. "Non è possibile aspettarsi comprensione e clemenza da uno come lui su una questione come il cessate il fuoco", ha aggiunto Erdogan.

La risoluzione Onu

Intanto, la Germania continua a lavorare su una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che rafforzi i principi di una soluzione per la Libia, rendendo vincolanti le decisioni adottate alla conferenza di Berlino. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri tedesco, Heiko Maas, secondo ci il governo di Angela Merkel sta lavorando con gli alleati per ottenere questo risultato.

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Le ripercussioni sul petrolio

E il caos continua a influire sulla produzione di petrolio nell'area. La compagnia petrolifera libica, National Oil Corporation (Noc), ha confermato che è scesa a 284 mila barili al giorno a causa della chiusura di alcuni porti e dello stop della produzione in numerosi giacimenti. L'azienda ha confermato in una nota che la parziale interruzione del flusso del greggio ha comportato perdite per un importo di 318 milioni di dollari dal 18 gennaio allo scorso venerdì 24 gennaio. La Noc ha sottolineato che la perdita cumulativa di produzione ha raggiunto i quattro milioni e 843 mila barili dal 18 gennaio, confermando che l'economia libica è stata esposta a enormi perdite difficili da compensare.

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