"Basta fondi Ue alla guardia costiera libica", le ong presentano un esposto alla Corte dei conti Ue

L'accusa: "Così si contribuisce a respingimenti e terribili abusi, in violazione degli obblighi a non contribuire a gravi violazioni dei diritti umani"

Foto archivio Ansa

L'Unione europea deve smettere di finanziare la Guardia costiera libica, con cui Bruxelles ha stretto un patto per fermare i migranti in arrivo sulle nostre coste. Questo perché il finanziamento viola sia le norme di diritto finanziario comunitarie che quelle internazionali sui diritti umani.

L'esposto delle Ong

Lo sostengono il Global Legal Action Network (Glan), l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e l'Associazione ricreativa e culturale italiana (Arci) in un esposto presentato alla Corte dei Conti dell'UE. Le Ong sostengono che la Commissione europea "fornisce supporto finanziario a progetti che sostengono il respingimento di persone verso la Libia, dove queste subiscono terribili abusi, in violazione dei suoi obblighi sul non contribuire a gravi violazioni dei diritti umani". Per questo la Corte dei conti "dovrebbe dare inizio a una 'special review' (analisi) del programma di gestione integrata delle frontiere (Ibm) finanziato attraverso il Fondo fiduciario per l'Africa che supporta le autorità libiche e assicurarsi che la Commissione europea sospenda il programma in attesa delle revisioni necessarie, come richiesto dal diritto dell'Ue".

L'impatto sui diritti umani

Le risorse del Fondo fiduciario per l'Africa, sottolineano le associazioni, "possono finanziare solo azioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo e non finalità securitarie e di controllo delle frontiere", e inoltre queste azioni "sono soggette a norme basate sul principio della buona gestione finanziaria", che includono tra le altre cose "l'obbligo di un sistema di valutazione, mitigazione e monitoraggio del loro impatto sui diritti umani". Per questo nell'esposto di richiede che l'Unione e i suoi Stati membri "condizionino il finanziamento attraverso misure concrete e verificabili, inclusa la chiusura dei centri di detenzione libici e l'adozione e attuazione di norme che garantiscano il diritto d'asilo da parte delle autorità libiche".

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No ai respingimenti

"Un'Europa che contribuisce a gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale attraverso lo sviamento dei fondi destinati allo sviluppo, è un'Europa che manca ai suoi impegni e mina le sue proprie fondamenta", ha attaccato Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci, aggiungendo che "mentre la società civile delle due sponde del Mediterraneo chiede a gran voce lo svuotamento dei centri di detenzione libici, la cooperazione dell'Italia con la Libia, finanziata ed incoraggiata dall'Unione, si traduce in respingimenti illegali di uomini, donne e bambini che vengono ancora una volta rimandati indietro nell'inferno libico, anzi che trovare salvezza e riparo in un porto sicuro".

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