“Pena di morte parte della nostra cultura”. Scontro sui diritti umani tra Egitto e Ue.

Nel Paese 15 esecuzioni solo a febbraio ma il presidente al Sisi chiede “rispetto”. Juncker: “La questione è stata evocata in tutti gli incontri”

Foto European Union

L'Europa deve "rispettare i principi e la cultura" dell'Egitto, e capire che questa comprende “anche la pena di morte”, che quindi non può essere abolita. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, al termine del summit Ue-Lega araba a Sharm el Sheikh, a risposto così alle critiche sul mancato rispetto dei diritti umani nel Paese nel quale le esecuzioni capitali, solo nel mese di febbraio, sono state ben 15.

"Conosciamo e rispettiamo i valori e i principi degli europei e chiediamo loro di rispettare la nostra cultura e i nostri costumi", ha dichiarato il capo di Stato, secondo cui "la priorità in Europa è raggiungere e mantenere il benessere, nei nostri Paesi invece la priorità è la stabilità, evitare che cadano nella distruzione, com'è avvenuti in diversi Stati dell'aerea". Per al Sisi bisogna "tenere in considerazione questo aspetto quando parla di diritti umani". “La pena di morte che viene decisa dai tribunali penali in Egitto”, ha continuato, “è uno strumento per tutelare i diritti delle vittime degli attacchi terroristici ed è parte della cultura e dei valori della regione".

L'intervento sul "rispetto reciproco" è stato accolto da un lungo applauso dai media egiziani presenti. Un gesto sul quale il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, non ha risparmiato una pungente battuta. "Congratulazioni davvero, in Europa è impossibile una reazione simile dai media...", ha affermato Tusk.

Jean-Claude Juncker ha avuto invece un piccato botta e risposta con il segretario generale della Lega Araba Ahmed Aboul Gheit, sempre nella conferenza stampa conclusiva del vertice. Il casus belli è stato la domanda che, uno dei giornalisti presenti, aveva rivolto ad Al Sisi. “È cosciente che l'Unione europea non è contenta della situazione riguardante i diritti umani e qual è la vostra risposta su questo dossier?", aveva chiesto il cronista alla inizialmente aveva risposto Aboul Gheit. "Tutto quello che è avvenuto nel corso di questa riunione non è stato che riflettere sugli interessi delle due parti e sull'interesse" comune "alla diffusione dei diritti dell'uomo", ha affermato precisando poi che "nessuno ha detto che questo o quel Paese non rispetta i diritti umani e lo dico in presenza di tutte le delegazioni arabe ed europee, cosa che conferma le mie parole".

Ma Juncker a quel punto è intervenuto smentendo questa affermazione. "Non è vero che non si è parlato di diritti umani. Ho menzionato questo problema nelle mie dichiarazioni introduttive. In tutti gli incontri bilaterali gli europei hanno evocato la questione con i loro partner e amici arabi. Non bisogna dare l'impressione che non non si sia parlato di diritti umani", ha sottolineato il presidente della Commissione.

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