Martedì, 27 Luglio 2021
Attualità

"L'Italia non condivide le informazioni su mafiosi e terroristi", e Bruxelles la denuncia alla Corte Ue

Da 9 anni il nostro Paese "non consente agli altri Stati membri di accedere ai dati su Dna, impronte digitali e immatricolazione veicoli"

La ministra della Giustizia Cartabia / Ansa

L'Italia non consente "agli altri Stati membri di accedere ai propri dati relativi al Dna, alle impronte digitali e all'immatricolazione dei veicoli" nel quadro della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Lo dice la Commissione europea, che ha deciso di portare il nostro Paese davanti ai giudici della Corte di giustizia Ue. 

L'Italia inadempiente

Secondo quanto scrive Bruxelles in una nota, nonostante diversi solleciti, l'Italia non avrebbe rispettato alcuni "obblighi in materia di scambio di informazioni stabiliti dalle norme dell'Ue in materia di cooperazione transfrontaliera nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera", ossia le cosiddette "decisioni di Prum" sottoscritte da tutti gli Stati membri (dunque, Italia compresa) nel 2008. Queste norme, prosegue la Commissione, "sono uno strumento fondamentale nella lotta al terrorismo e alla criminalità" perché faciliterebbero la cooperazione transfrontaliera tra gli Stati membri, "permettendo alle autorità di contrasto di identificare i sospetti e di stabilire collegamenti tra i casi penali in tutta l'Unione".

Gli Stati membri dovevano attuare pienamente le norme entro agosto 2011. Sono passati 9 anni da allora, nel corso dei quali la Commissione ha provato a vincere le resistenze dell'Italia: prima ha avviato una procedura di infrazione, con una lettera di costituzione in mora che è stata seguita nel 2017 da un parere motivato. "Dopo ripetute indagini sui progressi compiuti dall'Italia nell'adempimento dei suoi obblighi, si constata che a tutt'oggi l'Italia ancora non consente agli altri Stati membri di accedere ai propri dati relativi al Dna, alle impronte digitali e all'immatricolazione dei veicoli", scrive Bruxelles per spiegare le ragioni che l'hanno spinta a compiere l'ultimo passo della procedura, ossia il deferimento alla Corte di giustizia dell'Ue.

Cosa sono le decisioni di Prum 

Le decisioni di Prum sono un elemento importante della strategia dell'UE per l'Unione della sicurezza. Esse mirano a sostenere e intensificare la cooperazione transfrontaliera tra le autorità di contrasto, attraverso norme per la cooperazione operativa di polizia e lo scambio di informazioni tra le autorità responsabili della prevenzione dei reati e delle relative indagini. Grazie alle decisioni di Prüm, le autorità di contrasto di uno Stato membro possono sapere se nelle banche dati di altri Stati membri sono disponibili informazioni pertinenti su Dna, impronte digitali e dati di immatricolazione dei veicoli, cosa che può agevolare le indagini.

Ciò avviene attraverso un sistema decentrato di collegamenti bilaterali tra gli Stati membri, che consente agli investigatori di effettuare ricerche e confrontare tali dati a livello transfrontaliero. Il sistema fornisce un accesso "hit/no hit" agli archivi di analisi del Dna, delle impronte digitali e dei dati di immatricolazione dei veicoli degli Stati membri, il che significa che non vi è accesso diretto alle informazioni personali e relative al caso. Una volta confermato un "hit" e previa verifica dei dati corrispondenti da parte di un esperto forense, le autorità nazionali inviano una richiesta allo Stato membro interessato per poter ricevere ulteriori dati personali. Per i dati relativi all'immatricolazione dei veicoli, invece, le informazioni aggiuntive sono fornite immediatamente con un riscontro positivo.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"L'Italia non condivide le informazioni su mafiosi e terroristi", e Bruxelles la denuncia alla Corte Ue

Today è in caricamento