Martedì, 27 Luglio 2021
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Italia, Francia e Germania unite per sfruttare le risorse energetiche nell’Artico, con l'aiuto di Mosca

Proteste dal Parlamento europeo per la grande opera ritenuta "incompatibile con il Green Deal". Gli ambientalisti puntano il dito anche contro la dipendenza energetica dalla Russia

Foto dal sito www.novatek.ru

Il progetto Arctic LNG 2, “un terminale del gas naturale liquefatto in Siberia sponsorizzato dal produttore di gas russo Novatek e dalla major petrolifera francese Total, non è compatibile con l'accordo sul clima di Parigi, il Green Deal europeo e la legge sul clima”. Con queste parole una lunga lista di europarlamentari hanno chiesto alla Germania, alla Francia e all’Italia, coinvolte nell'opera, di abbandonare il progetto russo di sfruttamento delle risorse energetiche dell’Artico. Marie Toussaint, una delle firmatarie, ha detto a Reuters che il progetto è “un'aberrazione ecologica, economica e sociale e deve essere fermato immediatamente”.

La dipendenza dalla Russia

I firmatari della lettera - appartenenti in gran parte al gruppo dei Verdi, ma la lista include pure esponenti dei Socialisti, di Renew Europe (ex-liberali) e della Sinistra Unita Gue - hanno manifestato preoccupazioni legate non solo al cambiamento climatico, ma anche alla crescente dipendenza energetica europea dalla Russia. “Sebbene l'Europa stia cercando di ridurre la sua dipendenza dal gas russo, il 20 per cento del Gnl (gas naturale liquefatto, ndr) prodotto da Arctic LNG 2 sarà esportato nell’Ue”. “L'Europa attualmente paga una 'bolletta' mensile di 27 miliardi di euro per le importazioni di energia, principalmente di petrolio e gas”, continua la lettera. E dunque “sostituire la produzione di energia con il gas significa aumentare la bolletta europea delle importazioni di energia e rafforzare la nostra dipendenza dalla Russia”, mentre Mosca “si è dimostrata più volte un fornitore altamente inaffidabile, oltre che politicamente conflittuale, in particolare negli ultimi mesi”. Infine, “a differenza delle fonti energetiche rinnovabili locali, l'aumento del consumo di gas va contro gli obiettivi europei di competitività e indipendenza energetica”.

Il completamento del Nord Stream 2

La lettera degli europarlamentari è arrivata nelle stesse ore in cui l’amministrazione statunitense ha rimosso le sanzioni nei confronti delle aziende coinvolte nel completamento del Nord Stream 2, l’infrastruttura che porterà gas alla Germania direttamente dalla Russia, bypassando gli Stati dell’Est Europa che hanno mantenuto un rapporto conflittuale con Mosca dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Il completamento dell’opera, ovviamente, accrescerebbe ancora di più la relazione Ue-Russia in una materia strategica come quella dell’energia. Un abbraccio di interessi e necessità che porta con se ricadute in tanti altri ambiti della partnership Bruxelles-Mosca.

La richiesta dei Verdi italiani

Gli unici quattro firmatari italiani della lettera di protesta sull’Arctic LNG 2 - i Verdi Rosa D’Amato, Eleonora Evi, Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini - hanno evidenziato che “il Governo italiano, attraverso la Sace, potrebbe finanziare un maxi progetto russo, l'Artic LNG 2, per la produzione e la commercializzazione del gas naturale liquefatto nell’Artico, con buona pace dell'impegno, finora solo sulla carta, contro il cambiamento climatico”. “Insieme alla Sace, società che ricordiamo è controllata al 100% dal ministero dell'Economia, ci sono anche le agenzie statali per il credito all'export di Francia, interessata per via della presenza di Total, e Germania”, hanno precisato i quattro ambientalisti. Ecco perché, “insieme ad altri colleghi del Parlamento europeo, abbiamo inviato una lettera a Roma, Berlino e Parigi affinché fermi questo maxi finanziamento da 9,5 miliardi di dollari”, si legge ancora. “Il Governo italiano e quelli francese e tedesco la smettano di sostenere direttamente, tramite l’utilizzo di società pubbliche, un progetto che metterebbe ancora più a rischio l'Artico e l'intero globo”, è la richiesta dei Verdi.

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