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Sabato, 4 Dicembre 2021
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A Londra "interventi alla James Bond" per guarire pazienti con una rara malattia cardiaca

Squadre di medici specializzati usano le tecnologie più avanzate per salvare persone ricoverate shock cardiogeno. E lo fanno raggiungendo tutti gli ospedali della nazione quando necessario

Interventi “alla James Bond” di squadre di medici altamente specializzati per salvare pazienti in ospedali non attrezzati a curare una rara malattia cardiaca. Gli ospedali Royal Brompton e Harefield di Londra hanno iniziato a inviare squadre di personale medico specializzato in centri medici in Inghilterra e Galles per prelevare pazienti che soffrono di shock cardiogeno (Cgs) e che altrimenti morirebbero.

Si tratta di una grave condizione in cui il cuore del paziente improvvisamente non può pompare abbastanza sangue nel corpo e questo può portare rapidamente a impedire il funzionamento di determinati organi e di conseguenza alla morte. La maggior parte dei casi si verifica come effetto collaterale di un grave infarto, che colpisce soprattutto le persone anziane, ma può anche essere causato, specialmente negli adulti più giovani, da un coagulo sui polmoni, una valvola cardiaca difettosa, ritmo cardiaco anormale, dal parto o da un'infezione che danneggia i muscoli cardiaci. Come spiega il Guardian per salvare i pazienti più gravi serve un trattamento intensivo disponibile solo in pochi ospedali, inclusa l'ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo), in cui il sangue viene estratto dal loro corpo, viene aggiunto ossigeno extra e quindi rimesso per cercare di aiutarli a respirare di nuovo da soli.

"Anche se questi potrebbero sembrare interventi da James Bond 007, con il nostro team raggiunge altri ospedali per salvare i pazienti fornendo cure più intensive ed efficaci, in realtà è solo il servizio sanitario nazionale che si assicura che i pazienti che potrebbero trarre beneficio da queste rare terapie lo facciano, ovunque si trovino”, ha dichiarato al giornale britannico Martin Cowie, cardiologo consulente e responsabile del programma per l'insufficienza cardiaca . Nell'ambito del "programma shock" i medici, chirurghi ed esperti di terapia intensiva Royal Brompton o all'ospedale di Harefield si mettono immediatamente in contatto con gli ospedali in cui viene lanciata un'emergenza e discutono e danno consigli ai dottori locali su come trattare le persone in shock cardiogeno. I casi più gravi poi vengono portati nei due centri di eccellenza nella medicina cardiaca della capitale, in un ultimo disperato tentativo di salvarli.

Il lavoro sta aumentando i tassi di sopravvivenza tra le 10mila persone all'anno che finiscono in shock cardiogeno, che fino a poco tempo fa avevano un tasso di mortalità di circa il 50 per cento. Gli ospedali hanno istituito il servizio, il primo del suo genere nel Regno Unito, dopo che una ragazza di 17 anni con shock cardiogeno che era ricoverata in una remota parte del Galles è morta nel 2018 quando l'ospedale le ha diagnosticato erroneamente una sepsi. “È stato terribile perché si trattava di una condizione potenzialmente reversibile. Io e i miei colleghi ci siamo resi conto che non esisteva un programma nazionale per il trattamento del Cgs, e abbiamo deciso di dare il via a questa iniziativa", ha detto la dottoressa Susanna Price, che guida il programma.

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