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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Il dato

L'industria delle armi non conosce crisi: vendite in aumento anche nella fase più buia della pandemia

Le italiane Leonardo e Fincantieri hanno venduto armamenti per quasi 14 miliardi nel solo 2020. Secondo gli esperti, diversi governi hanno usato le commesse militari per alleviare la recessione

L’industria delle armi era immune al Covid-19 ancora prima che arrivassero i vaccini. Le 100 più grandi società del settore a livello mondiale hanno infatti totalizzato vendite per 531 miliardi di dollari nel 2020, con un aumento dell’1,3 per cento in termini reali rispetto all'anno precedente, nonostante la contrazione dell’economia mondiale del 3,1 per cento durante il primo anno della pandemia. Le cifre emergono dall’ultimo rapporto del Sipri, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma. Nella top-100 dell’industria mondiale degli armamenti ci sono anche le italiane Fincantieri e Leonardo. 

Le italiane

Le due società tricolore nel 2020 hanno ricavato 13,8 miliardi di dollari dalla vendita di armi. Un giro d’affari che vale una fetta del 2,6 per cento del fatturato totale delle prime 100 aziende dell’industria bellica mondiale. “I giganti del settore sono stati in gran parte protetti dalla domanda governativa sostenuta di beni e servizi militari”, ha affermato Alexandra Marksteiner, ricercatrice del Sipri. “In gran parte del mondo - ha aggiunto la ricercatrice - la spesa militare è cresciuta e alcuni governi hanno persino accelerato i pagamenti all'industria degli armamenti per mitigare l'impatto della crisi del Covid-19”. Un investimento nell’industria bellica nazionale, per i Paesi che possono contare su un comparto interno, utile anche per combattere le difficoltà economiche dovute alla pandemia. 

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Le vendite di armi di Leonardo (tredicesima nel ranking mondiale del settore) hanno toccato quota 11,2 miliardi di dollari nel 2020, con un calo dell’1,5 per cento rispetto al 2019. Fincantieri (quarantasettesima a livello mondiale) nel 2020 ha invece registrato un forte aumento del 23 per cento nelle vendite di armi. “Fluttuazioni significative nelle vendite annuali sono comuni tra le imprese di costruzione navale a causa dei lunghi tempi di produzione”, si precisa nel rapporto.

Supremazia Usa

Gli Stati Uniti continuano a fare la parte del leone nell’industria bellica mondiale, con ben 41 aziende nella top 100 globale del settore degli armamenti. Nel solo 2020 le vendite di armi dei campioni a stelle e strisce del settore hanno portato a un ricavo totale pari a 285 miliardi di dollari, l’1,9 per cento in più rispetto all’anno precedente. La supremazia Usa nell’industria bellica è evidente nella classifica delle prime cinque aziende del settore a livello globale: sono tutte statunitensi. 

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Alle spalle degli Usa c’è la Cina, con vendite totali delle sue aziende pari a un totale di 66,8 miliardi di dollari nel 2020, l’1,5 per cento in più rispetto al 2019. “Negli ultimi anni, le aziende di armi cinesi hanno beneficiato dei programmi di modernizzazione militare del Paese e si sono concentrate sulla fusione militare-civile”, ha affermato Nan Tian, ricercatrice senior del Sipri. Se la passano peggio le aziende russe, le cui vendite sono in calo per il terzo anno consecutivo: 26,4 miliardi di dollari nel 2020 rispetto a 28,2 miliardi di dollari nel 2019, una contrazione del 6,5% per cento.

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