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Domenica, 23 Gennaio 2022
Il rischio

Sta per scoppiare una nuova guerra alle porte dell'Europa?

Mosca ammassa truppe al confine con l'Ucraina, mentre Washington cerca di coinvolgere gli alleati europei in difesa di Kiev. Colloquio Biden-Putin per scongiurare l’escalation militare

Sta per scoppiare un nuovo conflitto militare in Ucraina? Il timore è che la Russia di Vladimir Putin stia pianificando un'invasione, con le truppe della Federazione che si stanno ammassando al confine del Paese ex-sovietico, anche se Mosca garantisce che si tratta solo di esercitazioni. Ma dopo l’annessione della Crimea nel 2014 non sono tanti quelli che si fidano di Vladimir Putin e la tensione è alle stelle. In cerca di protezione da possibili conflitti, Kiev negli ultimi mesi sta aumentando le pressioni per entrare nella Nato per difendersi dall’ingombrante vicino, ma è proprio questo punto a costituire una “linea rossa” per il presidente russo. Ma a Washington come in Europa, c’è ancora chi spera che una ricomposizione diplomatica della situazione sia ancor possibile.

Telefono rosso

Il telefono rosso era una speciale linea di comunicazione che metteva in collegamento diretto gli inquilini della Casa Bianca e del Cremlino durante la Guerra fredda, perché potessero parlarsi di persona allo scopo di evitare l’escalation nucleare che il mondo intero temeva. Oggi, dalle telescriventi si è passati alle videochiamate: ed è stato fissato per domani un incontro tra Joe Biden e Putin per tentare di sciogliere i nodi della questione ucraina prima che sia troppo tardi. L’obiettivo del meeting è di cercare una soluzione diplomatica a quella che si prospetta come una crisi politica capace di diventare molto calda, addirittura rovente. Ma ci sono alcuni punti su cui nessuno dei due è disposto a cedere: Putin è fortemente contrario all’eventuale ingresso dell'Ucraina nella Nato, mentre Biden ha confermato “l’impegno incrollabile” della propria amministrazione a difesa dell’integrità territoriale del Paese. 

Aggressione in vista?

Secondo l’intelligence americana, la Russia sta ammassando grandi quantità di truppe e armamenti al confine con l’Ucraina: alcune stime parlano di almeno 175mila militari (con altri 100mila riservisti), che si starebbero preparando a invadere il vicino ex-sovietico. Alcuni settori della difesa americana ritengono che le operazioni potrebbero iniziare già a gennaio. Intanto, le mosse preliminari del Cremlino hanno già messo Kiev in massima allerta. Da anni il Paese è attraversato da una profonda instabilità: nel 2014, Mosca ha annesso unilateralmente la penisola della Crimea dopo un intervento militare (che ha portato all’esclusione della Russia dal G8 e all’imposizione di pesanti sanzioni economiche). Da allora la Russia continua a supportare i movimenti separatisti nelle regioni orientali del Paese, etnicamente russe, come quelli della Repubblica Popolare di Doneck. Secondo le stime del governo ucraino, negli scontri periodici con i ribelli filo-russi hanno perso la vita finora circa 14mila persone.

La Nato in Ucraina

È proprio il precedente della Crimea che spinge molti osservatori a reputare credibile la minaccia di un’aggressione armata russa. Putin ha mostrato di seguire una politica estera spregiudicata, e potrebbe sfruttare il fatto che l’Ucraina non sia ancora entrata nella Nato per premere il piede sull’acceleratore (infatti, una volta che un membro Nato viene aggredito, si attiva automaticamente il meccanismo di difesa comune). In effetti, l’eventualità che Kiev entri nell’Alleanza nordatlantica è proprio quello che il presidente russo vuole scongiurare, poiché lederebbe in modo grave gli interessi nazionali di Mosca e altererebbe gli equilibri geopolitici internazionali. Come osservato da Le Monde, per il Cremlino “la linea rossa non è più l’Ucraina nella Nato, ma la Nato in Ucraina”, poiché questo comporterebbe l’installazione di basi militari americane estremamente vicine al territorio russo. Pare addirittura che Putin abbia richiesto delle “garanzie scritte” da parte dei vertici dell’Alleanza che l’Ucraina non ne farà mai parte. Secondo l’analista politico russo Vladimir Frolov, quello di Mosca non è un bluff: l’obiettivo del Cremlino è un ripensamento dell’architetture della sicurezza nel Vecchio continente in una direzione che sia più favorevole agli interessi della Russia, ma se dovesse fallire la via diplomatica non è da escludersi che si inneschi il conflitto.

Disincentivare Mosca

La questione, per Kiev e Washington, è quella di convincere il Cremlino del fatto che un intervento militare avrebbe delle conseguenze politiche ed economiche insostenibili. “L’unico modo reale per affrontare il Cremlino è dimostrare la prontezza di resistere all’aggressione russa. Dobbiamo convincere Mosca che il costo di una nuova offensiva è troppo alto per essere pensato”: sono le parole del ministro alla Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov, che ha aggiunto: “Di fronte alla minaccia di un’invasione russa in vasta scala che incombe sull’Ucraina, il mondo democratico deve agire prima che sia troppo tardi. I leader occidentali hanno ancora tempo per contenere la Russia e dimostrare che l’Ucraina non è da sola”. Lo stesso Biden ha dichiarato che farà di tutto per rendere “molto, molto difficile” l’aggressione russa e che non accetterà “le linee rosse di nessuno”. Secondo entrambi poi, la scelta di entrare nella Nato spetta a Kiev e non a Mosca.

Il cambio di passo

La divulgazione da parte americana delle informazioni circa i movimenti di truppe russe indicherebbe che stavolta Washington è pronta a fare “sul serio”, concertando un’azione collettiva con gli alleati europei. Questo segnerebbe un cambio di passo rispetto alla sostanziale indifferenza che ha seguito l’annessione della Crimea (al netto delle sanzioni), ma non è ancora chiaro cosa Biden intenda fare nel concreto per contrastare Putin nel caso in cui questi non faccia marcia indietro. Il presidente americano pare poco intenzionato ad intervenire militarmente all’estero, come ha ampiamente dimostrato ritirandosi dall’Afghanistan la scorsa estate: piuttosto, le misure potrebbero prevedere un ulteriore isolamento internazionale della Russia, soprattutto sul piano finanziario. Ad ogni modo, l’intensa attività diplomatica dell’amministrazione statunitense sembra almeno aver raggiunto l’obiettivo di convincere i partner europei, in particolare la Germania, della serietà della minaccia russa.

I rischi per l’Europa

Ma un conflitto in Ucraina avrebbe conseguenze importanti, anche se difficilmente prevedibili, anche per l’Ue. Secondo il ministro alla Difesa ucraino, “una guerra su larga scala in Ucraina getterà l’intera Europa in crisi. L’apparizione improvvisa di 3-5 milioni di rifugiati ucraini che scappano da un’invasione russa sarà solo uno dei molti problemi seri”, che il Vecchio continente si troverà costretto ad affrontare in caso di escalation militare. Reznikov ha anche considerato il pericolo di una grave crisi di approvvigionamenti: “L’Ue è altamente dipendente dalle importazioni di nostri prodotti alimentari, incluso il grano. Una guerra danneggerà seriamente e potrebbe impedire completamente l’importazione di molti beni sia dall’Ucraina che dalla Russia, creando una serie di problemi per la sicurezza alimentare per l’intero continente”.

Il fattore gas

Oltre a questo, l’Ue si troverebbe in una situazione difficile anche per quanto riguarda le forniture di gas naturale, diventato recentemente centrale nel dibattito sulla tassonomia verde della Commissione. I Ventisette importano circa il 90% del gas che utilizzano, e di questo oltre il 40% viene dalla Russia. Uno dei progetti infrastrutturali più noti è il Nord Stream 2 (recentemente finito nel mirino delle sanzioni di Washington), un gasdotto che collega direttamente la Russia e la Germania senza passare per la Bielorussia, dalla quale transita un buon 20% delle importazioni europee da Mosca. Non è difficile immaginare che, messo alle strette da un eventuale fronte comune antirusso, Putin possa decidere di utilizzare la fornitura energetica come un’arma per cercare di ridurre le cancellerie europee a più miti consigli.

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