Perché la guerra nel Nagorno-Karabakh potrebbe bloccare il gas del Tap all’Italia

Le tensioni internazionali mettono a rischio i gasdotti e gli oleodotti azeri che porteranno energia in Puglia. Baku minaccia reazioni contro gli armeni

Una manifestazione pro-Armenia a L'Aja

Nell’ambito del conflitto nel Nagorno-Karabakh, regione contesa tra Armenia e Azerbaigian, crescono i timori di un coinvolgimento di Russia e Turchia in difesa delle due parti opposte della crisi. Un’escalation del conflitto, confermano più analisti, non solo comporterebbe maggiori perdite di vite umane a un rischio di estensione del fronte. Ma a farne le spese sarebbero anche gli oleodotti e i gasdotti che portano energia in Europa e soprattutto in Italia. 

Il Belpaese è infatti il primo partner commerciale dell’Azerbaigian, con il quale si prepara a rafforzare le relazioni in vista del completamente del Tap, il gasdotto Trans-Adriatico che rappresenta l’anello mancante per far arrivare il gas azero in Italia, passando prima per Georgia, Turchia, Grecia e Albania. Ma il conflitto nella regione contesa rischia di provocare problemi di approvvigionamento.

“L'Armenia sta cercando di attaccare e prendere il controllo dei nostri gasdotti”, ha denunciato il presidente azero Ilham Aliyev in un'intervista con l'emittente turca Haberturk. Se la controparte “cerca di prendere il controllo degli oleodotti”, ha avvertito Aliyev “posso dire che la reazione sarà grave per loro”.

Dall’altra parte del conflitto, gli armeni sostengono di essere vittima dell’aggressione azera. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha descritto la situazione nell'area del conflitto come molto pericolosa. L'Armenia ha negato le accuse di Baku e ha detto che le forze azere stavano cercando di prendere il controllo del loro territorio, nonostante il cessate il fuoco umanitario stipulato sabato.

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La Russia ha cercato di abbassare i toni sul conflitto in corso e ha fatto appello a entrambe le parti affinché osservassero il cessate il fuoco mediato sul Nagorno-Karabakh, che è internazionalmente riconosciuto come parte dell’Azerbaigian. Ma Mosca e Turchia si sono anche scambiate reciproche accuse sui combattimenti che dal 27 settembre hanno ucciso oltre 600 persone, la maggior parte delle quali militari del Nagorno-Karabakh. “Non è troppo tardi per risolvere il conflitto pacificamente, attraverso negoziati", ha assicurato l’armeno Arayik Harutyunyan, leader della Repubblica dell’Artsakh, non riconosciuta a livello internazionale. “Ma se il nemico non vuole, siamo pronti a combattere fino alla fine”, ha promesso.

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