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Martedì, 29 Novembre 2022
Il voto

Il governo Meloni contro il rapporto Ue sul razzismo

Il no di FdI, FI e Lega secondo cui il testo sarebbe "ipocrita". La relazione è stata comunque approvata da un'ampia maggioranza del Parlamento europeo, compresi deputati di centrodestra (di altri Paesi)

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una relazione "sulla giustizia razziale, la non discriminazione e la lotta al razzismo nell'Ue" in cui, tra le altre cose si chiede agli Stati membri di varare la direttiva antidiscriminazione, bloccata in Consiglio dal 2008, e di "adottare piani d'azione nazionali contro il razzismo e la discriminazione entro la fine del 2022". Contro il testo si sono schierati gli eurodeputati dei partiti del governo Meloni, compresi quelli di Forza Italia, che hanno votato contro la maggioranza dei colleghi del loro gruppo parlamentare, il Ppe, schierati a favore della relazione. 

A spiegare le ragioni della destra italiana è stata la parlamentare della Lega Susanna Ceccardi: "“Abbiamo votato contro alla relazione - si legge in una nota - non perché non condividiamo l’idea di combattere il razzismo, ma per l’ipocrisia di cui è infarcito quel documento. Il razzismo in Europa esiste. Esiste nelle periferie abbandonate, dove i poveri si fanno la guerra tra loro per una casa popolare o un sussidio. Una battaglia tra gli ultimi, dove chi partecipa non gioca per vincere ma lotta per sopravvivere: è il razzismo del mondo dei vinti. Ma esiste anche un altro razzismo, più subdolo. È il razzismo delle zone a traffico limitato, quello dei radical chic. Il razzismo che discrimina i razzisti di periferia, il razzismo di quelli con la macchinetta tutta elettrica da 40.000 euro contro quelli che inquinano con la macchina diesel del 2005. Il razzismo contro quelli che non hanno il vocabolario inclusivo di chi ha studiato nelle scuole esclusive. Le forme di razzismo sono molteplici. Loro, ultimamente, non accettano chi ha idee e posizioni differenti. Ecco perché abbiamo votato contro", spiega Ceccardi, che cita anche Pierpaolo Pasolini: "Il razzismo è odio di classe inconscio".

In realtà, il collegamento tra razzismo e povertà trova largo spazio nella relazione: il testo "riconosce che i gruppi razzializzati sono rappresentati in maniera sproporzionata tra le fasce a più basso reddito della popolazione europea e invita gli Stati membri e la Commissione a far fronte alle esigenze specifiche di tali gruppi in settori quali l'istruzione, gli alloggi, la salute, l'occupazione, le attività di polizia, i servizi sociali, il sistema giudiziario e la partecipazione e la rappresentanza politiche".

Forse, a spingere i deputati di FdI, Lega e Forza Italia a votare contro il testo (o in pochi casi, ad astenersi) sono alcuni passaggi della relazione su estrema destra, polizia e aborto. Il Parlamento, si legge nel rapporto, "esprime preoccupazione per la continua diffusione di teorie del complotto razziste e xenofobe che incitano all'odio e alla violenza" ed "è allarmato dal fatto che tali teorie, quali la cosiddetta 'teoria della grande sostituzione', siano state integrate nel discorso politico di numerose figure politiche dell'estrema destra negli Stati membri e sottolinea che si tratta di una minaccia per i valori fondamentali e condivisi dell'Unione".

Inoltre, l'Eurocamera "manifesta profonda preoccupazione per i casi di violenza della polizia contro persone razzializzate in vari Stati membri" e "invita gli Stati membri a garantire che i cittadini abbiano accesso a meccanismi di denuncia della polizia indipendenti ed efficaci". La relazione, a tal proposito, "chiede che gli Stati membri pongano fine alla profilazione razziale o etnica in tutte le sue forme".

Il Parlamento cita anche la comunità Lgbti condannando "con vigore il fatto" che subisca "episodi di razzismo strutturale, discriminazione, reati generati dall'odio e incitamento all'odio, forti disuguaglianze socioeconomiche" in vari settori della vita pubblica e dell'economia. Per quanto riguarda le questione di genere, la relazione da un lato "condanna pratiche quali la mutilazione genitale femminile, la detenzione coniugale e i 'delitti d'onore'", temi su cui la destra ha spesso insistito nelle sue battaglie politiche, dall'altro chiede di inserire "la violenza di genere" nell'elenco "dei reati dell'Ue, configurando come reato la sterilizzazione forzata e l'aborto forzato e prevedendo mezzi di ricorso, sostegno e risarcimento per le vittime". 

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