Migranti, l'Ue dà l'ok alle 10mila guardie di frontiera che l'Italia non voleva

Disco verde degli Stati membri al rafforzamento dell'agenzia Frontex: entro il 2027 il personale sarà quasi decuplicato. E si occuperà di soccorsi, gestione di hotspot e rimpatri, ma anche di accordi con i Paesi teriz. Vince la linea franco-tedesca-austriaca

Il personale sarà quasi decuplicato entro il 2027. E fornirà maggiore sostegno tecnico e operativo agli Stati membri nelle operazioni di rimpatrio. Il Consiglio dei Paesi Ue ha dato il via libera definitivo al nuovo regolamento volto a rafforzare Frontex, la guardia di frontiera e costiera europea. Un rafforzamento contro cui l'Italia si è opposta a lungo, salvo poi cedere alle pressioni di Francia e Germania che hanno più di tutti spinto per questo accordo. 

Se nel 2014, le guardie di frontiera Ue erano appena 300, con il nuovo pacchetto di misure il personale sarà portato a 10mila unità entro il 2027 e disporrà di maggiori attrezzature tecniche per controllare i confini esterni dell'Unione. A Frontex, si legge in una nota del Consiglio, "viene inoltre conferito un mandato più ampio a sostegno delle attività degli Stati membri, specialmente in materia di controllo delle frontiere, rimpatrio e cooperazione con i Paesi terzi". 

Sui rimpatri, Frontex fornirà sostegno tecnico e operativo agli Stati membri nelle operazioni di rimpatrio "su richiesta dello Stato membro interessato o di propria iniziativa e di concerto con quest'ultimo". Il sostegno riguarderà tutti gli ambiti del rimpatrio, dalle attività preparatorie alle attività di rimpatrio, successive al rimpatrio e successive all'arrivo.

Inoltre, Frontex si propone di "rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi" grazie a "un ambito di azione più ampio" e per portare avanti "operazioni congiunte" con i Paesi confinanti.

Le ragioni del 'no' italiano

Fin qui, le linee generali del nuovo mandato dell'agenzia Ue. Ma dietro queste linee vi è stato un duro scontro tra la maggioranza degli Stati membri, guidati da Germania, Francia e Austria, e l'Italia. Il nostro Paese, infatti, non ha mai digerito il piano di rafforzamento di Frontex lanciato nel 2018 da Juncker. L'ex ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi aveva avanzato innanzitutto una motivazione finanziaria: l'allargamento di Frontex comporterà dei costi aggiuntivi e le risorse per coprirli saranno sottratte ad altre linee d'intervento più care all'Italia come il Fondo fiduciario per l'Africa. Un fondo che il nostro Paese vuole usare anche per creare dei centri di sbarco nei Paesi africani. 

Ma ci sono anche altre ragioni, forse più profonde. Le hanno rese chiare sia il Movimento 5 stelle, sia la Lega, che si sono opposti alle nuove norme quando il testo è passato dal Parlamento europeo. “Ci siamo opposti a questa riforma - spiego' all'epoca il pentastellato Ignazio Corrao - perché la sovranità dei Paesi nella gestione dei propri confini è compressa in modo eccessivo e inopportuno”. Cosa c'entra la sovranità?

Ebbene, secondo il regolamento, in caso di elevata pressione migratoria, poniamo il caso nel Mediterraneo centrale, l'Italia puo' chiedere il sostegno di Frontex, che da mandato si occupa anche delle operazioni di ricerca e soccorso in mare (con navi proprie o con quelle messe a dispsosizione da uno Stato membro). Ma potrà avvenire anche il contrario, ossia che Frontex, valutata la necessità di un intervento dinanzi a una situazione di potenziale crisi, agisca di sua iniziativa chiedendo di coordinarsi con l'Italia. 

Schengen e l'accordo con la LIbia

Se il nostro Paese si oppone, magari perché reputa che l'intervento possa costituire un 'pulse factor', ossia un fattore di incentivo per gli scafisti, Frontex è tenuto a informare la Commissione europea e il Consiglio Ue, che a loro volta possono richiamare l'Italia affinché tenga fede ai suoi impegni sul controllo delle frontiere lasciando intervenire l'agenzia. Se il richiamo non sortisce effetti, allora gli altri Stati membri sono autorizzati a sospendere Schengen, ossia, in questo ipotetico caso, a chiudere le loro frontiere a rischio, come quelle di Francia e Austria con l'Italia.

Va detto anche che nel regolamento si citano espressamente i principi del non-refoulement (ossia del non respingimento) e il rispetto dei trattati internazionali sui soccorsi in mare e sul rispetto dei diritti umani: tutti riferimenti che potrebbero chiudere la porta all'accordo bilaterale tra Italia e Libia, che proprio in questi giorni è in fase di discussione. Con le nuove norme, infatti, Frontex non agirà solo sui soccorsi, ma anche sugli accordi con i Paesi terzi e sui rimpatri. 

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