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Giovedì, 30 Maggio 2024
Il voto / Finlandia

"Siamo l'Italia del Baltico": così Sanna Marin è stata sconfitta in Finlandia

La premier uscente paga l'aver portato il debito pubblico al 73% (la metà di quello italiano) e il cedimento sui fondi Ue per i Paesi del Sud "che hanno gestito male le loro economie"

"La Finlandia è diventata l'Italia del Baltico". Le parole dell'economista Nordea Juho Kostiainen riassumono in qualche modo la bandiera sventolata da centrodestra e ultradestra in Finlandia durante la campagna elettorale per colpire, con successo, Sanna Marin. La premier socialdemocratica uscente, nonostante la crescita di voti del suo partito, è stata scavalcata (anche se non di molto) dal conservatore Petteri Orpo e dalla nazionalista Rijkka Purra alle elezioni che si sono chiuse domenica. La corsa a tre è stata serrata, e se la bilancia, alla fine, pende a destra la ragione principale va cercata in una percentuale, il 73%.

Il debito pubblico

A tanto, infatti, ammonta il debito pubblico finlandese. È uno dei più bassi dell'Unione europea e la metà di quello italiano. Ma prima dell'ascesa al potere di Marin era ancora più basso, di circa 10 punti. Certo, dopo il 2019, quando la giovane leader del centrosinistra era stata nominata a capo del governo di Helsinki, sono arrivate la pandemia e la guerra in Ucraina. Ma i "frugali" finlandesi non hanno gradito comunque l'allargamento dei cordoni della borsa, così come hanno mal digerito il cedimento sul Next Generation Eu, il fondo anticrisi varato per aiutare i Paesi Ue più in difficoltà come il nostro. 

Per la nazionalista Purra, leader dei Veri finlandesi, partito alleato della Lega al Parlamento europeo, il Next Generation Eu serve solo a finanziare con i soldi dei contribuenti finlandesi "i Paesi del Sud indebitati, come l'Italia, che non accetta di fare riforme strutturali". A suo avviso quei soldi sarebbero dovuti andare alle imprese di casa, anziché venire "distribuito ai concorrenti della Finlandia e ai Paesi che hanno gestito male le loro economie". 

Purra, forte anche del crescente consenso nel Paese sulle politiche anti immigrazione, ha sperato fino all'ultimo di conquistare la guida dell'esecutivo. Ma alla fine, ad avere la meglio è stato Orpo, il cui curriculum da ex ministro delle Finanze ed ex vicepremier è apparso più rassicurante per gli elettori più attenti alle proprie tasse.  "Voglio sistemare la nostra economia, voglio stimolare la crescita economica", ha martellato in campagna elettorale, puntando il dito su Marin, la quale "non si preoccupa dell'economia, non si preoccupa del debito". A suo giudizio, la Finlandia ha bisogno di un piano di risparmio da 6 miliardi per rimettere a posto i conti e rilanciare l'economia. Alle nostra latitudini, un annuncio del genere non sarebbe premiato alle urne. A Helsinki, invece, è risultato vincente.

Quale coalizione dei governo?

Adesso, però, Orpo dovrà trovare un alleato con cui portare avanti questo piano. I numeri del suo Partito di coalizione nazionale non bastano per garantirsi una maggioranza tranquilla al Parlamento. L'opzione più probabile è che intavoli una trattativa con i nazionalisti di Purra, con i quali i conservatori "hanno molto in comune", ha detto in campagna elettorale.  "Non esiste un partito di estrema destra in Finlandia", ha aggiunto domenica dopo la vittoria alle urne. 

In effetti, sulla frugalità l'intesa è facile da trovare. Più complicato sarà accordarsi sui migranti. Per Purra, bisogna chiudere le porte anche ai richiedenti asilo, e lasciare liberi i posti di lavoro per i finlandesi disoccupati. Per Orpo, invece, "la Finlandia non può sopravvivere senza una maggiore immigrazione di manodopera", ha detto all'Afp pochi giorni fa. "Voglio che la Finlandia rimanga un paese aperto e internazionale, questo è ciò di cui viviamo, le esportazioni", ha aggiunto.

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