Le famiglie olandesi sono le più indebitate dell'Eurozona. E Bruxelles mette in guardia i Paesi Bassi

A fine 2019 il passivo privato era circa il 264% del Pil nazionale, contro il 110% delle imprese e dei cittadini italiani. In un report di febbraio la Commissione europea evidenzia i rischi per la sostenibilità economica

Tra i tanti miti da sfatare con riferimento ai rapporti tra le istituzioni europee di Bruxelles e gli Stati membri c’è - senza ombra di dubbio - quello che vede l’Italia come unica destinataria dei richiami sull’economia. Un recente e insospettabile destinatario delle attenzioni della Commissione europea è stato il Governo dei Paesi Bassi, alle prese con quello che i funzionari dell’Ue chiamano un problema di “squilibrio macroeconomico”, tradotto in un recente articolo del giornale spagnolo El Diario come una vera e propria “bomba a orologeria”. Le famiglie olandesi sono, infatti, le più indebitate dell’eurozona. A mettere nero su bianco i numeri del passivo dei conti bancari è un recente report dell’esecutivo comunitario, ma anche uno studio di Ref Ricerche.

Famiglie italiane tra le più virtuose

L’istituto italiano - che offre analisi in materia di politiche energetiche, del mercato del lavoro, della finanza pubblica - fa notare che “nella guerra contro le devastanti conseguenze economiche dell’epidemia”, nella quale il Governo di Roma si trova in netto antagonismo con quello de L’Aia, “l’Italia ha un’arma importante”. Ovvero “il più basso debito privato tra tutte le maggiori economie avanzate”. Nel 2019 famiglie e imprese italiane “avevano un debito pari al 110% del Pil, contro il 150% degli Stati Uniti, il 165% del Regno Unito, e fino al 253% della Svizzera e al 264% dell’Olanda”.

Il maxi-debito privato olandese

Cifre riportate anche nell’ultimo report della Commissione europea sulla situazione economica dei Paesi Bassi, nel quale si legge che l’elevato debito privato olandese “rende le famiglie vulnerabili agli shock con ripercussioni macroeconomiche”. Il documento pubblicato il 26 febbraio, quando la crisi del coronavirus si stava appena affacciando nell’Europa meridionale con i primi casi nel Nord Italia e in Spagna, fa notare che “il debito privato continua a diminuire gradualmente, ma rimane elevato per gli standard internazionali”. “Sia il debito delle famiglie, al 102% del Pil, sia il debito delle società non finanziarie, al 140% del Pil, superano di gran lunga i livelli di soglia prudenziale (del 65% e del 96% del Pil) e fondamentale (e del 75% e 104 % del Pil).

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Ue preoccupata dai debiti delle famiglie

Eppure, il debito delle imprese olandesi, prosegue la Commissione, “è dovuto principalmente al debito delle multinazionali (circa il 60% del debito totale delle società non finanziarie)”. L’attenta lettura dei dati permette di assicurare che la situazione debitoria delle imprese “non solleva preoccupazioni immediate sulla stabilità finanziaria”. “Per quanto riguarda il debito privato, la principale preoccupazione è quindi il debito delle famiglie”, si legge nel documento dell’esecutivo comunitario.

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Il mercato del lavoro olandese

Isabelle Salle, professoressa all’Amsterdam School of Economics, e Dany Lang, professore alla Sorbona di Parigi, in una recente intervista al quotidiano francese Le Figaro, hanno smontato molte certezze sulla presunta solidità del sistema economico olandese. “Gli olandesi lavorano meno ore di chiunque altro - hanno detto riferendosi al mercato del lavoro Ue - ma, soprattutto, più di un terzo della forza lavoro è impiegata part-time, il numero più alto nell’OCSE”. “Questa situazione - proseguono - è dovuta principalmente alla situazione lavorativa delle donne”. Il 60% delle impiegate olandesi, proseguono i due accademici “lavorano meno di 30 ore settimanali”.

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Il rischio collasso con la pandemia

"Il debito pubblico - proseguono Salle e Lang - è necessario per finanziare progetti collettivi, prepararsi al futuro e attenuare le crisi”. “Allo stesso modo, il debito privato è necessario per consentire alle famiglie di finanziare i loro progetti e le loro attività di investimento”, spiegano. “Ma - fanno notare - la solvibilità dei prestiti è essenziali e l'assunzione di rischi deve essere attentamente controllata per evitare il collasso”. Una situazione che rischia di diventare “ancora più pericolosa nell'attuale contesto della finanza globalizzata in crisi sistemiche ricorrenti, come la crisi di Covid-19 e l'arresto dei risparmi”, concludono i due accademici.

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